Pearls Before Swine: “One Nation Underground”/”Balaklava” (1967-1968) – Pietro Previti

Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le pestino con le zampe e rivolti contro di voi non vi sbranino (Matteo 7,6).
Avrebbe compiuto tra pochi giorni settantuno anni Tom Rapp, essendo nato l’8 marzo 1947 in North Dakota… e invece se n’è andato lo scorso 11 febbraio. Dopo la pubblicazione di “Stardust” del 1973 aveva lasciato il mondo musicale per completare gli studi in Legge e realizzare la sua aspirazione di tutelare i diritti civili. Il rinnovato interesse alla sua figura da parte della corrente folk denominata New Weird America, lo portò nel 1999 ha pubblicare l’album “A Journal of the Plague Year” e a partecipare ad alcune edizioni del Terrastock Music Festival (1998, 1999 e 2002). Ora che è venuto a mancare è il caso di riannodare i fili, andando a recuperare i suoi primi due fondamentali lavori con i Pearls Before Swine. Dischi da annoverarsi tra i più importanti degli anni Sessanta, e non soltanto per il contenuto musicale. Per altri artisti questi avrebbero potuto rappresentare la summa artistica di una carriera intera, il punto d’arrivo cui aspirare magari dopo tentativi  intermezzati da fallimenti e successi… e invece no. Non fu così per Tom Rapp ed i suoi compagni di scuola, quando nel 1965 decisero di formare una band affibbiandole come nome un controverso passo estrapolato dalle Sacre Scritture. Le loro prime uscite rappresentano ancora oggi un esempio mirabile di psych-folk miscelato ad influssi etnici ed a leggiadri battiti elettrici. Incredibile, considerata l’epoca e la giovane età dei componenti. Con l’incoscienza ed audacia tipica della loro età, decisero di mandare un provino alla ESP-Disk di Bernard Stollman che all’epoca rappresentava il meglio in ambito di sperimentazione ed avanguardia. Lo stesso Stollman, a ragione, sosteneva che ciò che compariva nelle proprie pubblicazioni era frutto esclusivamente della progettualità degli artisti rappresentati, senza che intervenisse interferenza alcuna da parte dell’etichetta, essa stessa indipendente in un contesto di major. Ottenuta risposta affermativa, Rapp, vent’anni compiuti da un paio di mesi, fu invitato agli Impact Sound di New York per registrare in appena quattro giorni, a fine maggio 1967, il primo dei due 33 giri che usciranno per la ESP. L’etichetta a quel tempo aveva già in catalogo nomi di assoluto spessore che, per quanto apprezzati  dalla critica musicale, disponevano di riscontri commerciali assai modesti. Accanto a nomi di rilievo del free-jazz come Albert Ayler e Sun Ra, i Pearls Before Swine andarono a completare il lato folk della ESP, collocandosi affianco ai beatniks Ed Sanders e Tuli Kupferberg, politicamente impegnati con i Fugs, ed agli anarcoidi e sgangherati acid-folksters Peter Stampfel e Steve Weber degli Holy Modal Rounders. “One Nation Underground”, pubblicato nell’ottobre 1967, comprende dieci brani per una durata complessiva di 36 minuti. E’ un’opera matura e ben elaborata ma anche di gradevole fruibilità, tanto da divenire ben presto l’album di maggior successo della label con una vendita stimata di circa  duecentomila copie. Peccato che queste non frutteranno royalties a Rapp e soci. A quanto pare, Stollman era un discografico fuori dal comune; tanto capace nello scegliere gli artisti e dare loro opportunità che altrove non avrebbero trovato, quanto abile nel trattenere per sé la quasi totalità dei profitti, grazie a contratti-capestro perfezionati da anni di esperienza come avvocato nell’ambiente artistico. Il long playing colpisce a partire dalla colta e raffinata copertina in cui appare un dettaglio da “Il Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch, a riprova della propensione di Rapp ad utilizzare immagini che riproducevano capolavori della pittura per rappresentare i suoi album. Ciò che sorprende è l’abilità dei giovanissimi musicisti coinvolti e la quantità di strumenti utilizzati, assolutamente non convenzionali in ambito folk. Accanto a Tom, chitarra e voce solista del tutto riconoscibile in quanto contraddistinta da un lieve difetto di pronuncia del linguaggio, compaiono Wayne Harley (autoharp, banjo, mandolino, vibrafono e oscillatore audio), Lone Lederer (basso e chitarra, ma anche corno inglese, sarangi e celesta), Roger Crissinger (organo, clavicembalo e clavioline) ed il jazzista e musicista di studio Warren Smith a batteria e percussioni. Cinque canzoni per lato a partire da Another Time dall’incedere vagamente rinascimentale, Playmate che sembra un’outtake dylaniana proveniente dalle sessions di “Blonde on Blonde”, la delicata Ballad To An Amber Lady, la breve e controversa (Oh Dear) Miss Morse, il folk-rock Drop Out! con cui termina la prima facciata. Il lato B comprende l’acida Morning Song, Regions Of May dai toni confidenziali, la vivace psichedelia di Uncle John, la sognante ed articolata I Shall Not Care e l’evocativa The Surrealist Waltz, unico brano a firma Lederer/Crissinger, con il primo a cimentarsi anche alla voce. A parte quest’ultimo pezzo e Playmate, Tom Rapp firma quasi sempre da solo tutti i brani della raccolta. Il disco ottenne notevole successo nel circuito universitario e nelle programmazioni delle radio underground. “Balaklava” verrà pubblicato all’incirca un anno dopo, nel novembre 1968, quando la formazione era già  parzialmente modificata. Roger Crissinger aveva mollato, essendogli subentrato Jim Bohannon (organo, piano, clavinet e marimba), mentre risulta di gran lunga aumentato il numero dei sidemen chiamati a collaborare al progetto. Il secondo lavoro dei PBS si connota per la forte tematica antimilitarista di fondo, quasi fosse un concept album,  rimandando sin dal titolo alla sanguinosa Battaglia di Balaclava del 1854. Il progetto è inoltre dedicato al militare americano Eddie Slovik, l’unico disertore tra le decine di migliaia della Seconda Guerra Mondiale ad essere condannato a morte da una corte marziale. Rapp si faceva così portatore di un messaggio chiaro, proprio nel bel mezzo della tragedia del Vietnam,  schierandosi dalla parte dei giovani americani che bruciavano le cartoline per la chiamata di leva. Sulla front cover trova spazio Pieter Brueghel il Vecchio con “Il Trionfo della Morte”, mentre sul retro vi è un ritratto fotografico di una giovanissima pacifista, Molly Stewart, scattato da Mel Zimmer. Il disco, che come il precedente contiene dieci tracce ma dalla durata di soli trenta minuti, si apre con Trumpeter Landfrey, una gracchiante registrazione risalente al 1890 in cui vi è incisa la voce ed il suono della tromba di Martin Lanfried, a quei tempi uno degli ultimi testimoni viventi della Guerra di CrimeaTranslucent Carriages è il primo, vero, brano dell’album dalle essenze lisergiche e purissime, nel cui testo viene richiamato lo storico dell’antica Grecia, ErodotoImages of April è un inno alla bellezza della natura con sovraincisioni di cinguettio di uccelli e l’intervento al flauto dell’ospite Joe Farrell. Dopo la ballata acustica di  There Was a Man compare una delle punte più Iuminose  dell’album, Saw the World, seguita dalla vintage Guardian Angels, contenente melanconici arrangiamenti della sezione archi. La versione da brividi di Suzanne di Leonard Cohen apre il secondo lato. Emozionante forse anche più dell’originale, è l’indiscutibile vetta di un album che contiene esclusivamente brani di Rapp ad eccezione di  Translucent Carriages, cofirmato con HarleyLepers And Roses, dalla melodia raffinatissima e contraddistinta da un soffice lavoro percussivo che accompagna l’avvicendarsi di pianoforte e flauto, sembra in anticipo sui tempi, quasi un preludio all’Art-Rock che seguirà almeno un lustro dopo. Dopo la brevissima traccia contenente la voce originale di Florence Nightingale, fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna che perfezionò proprio durante la Guerra di Crimea, si giunge a Ring Thing. Brano conclusivo con sottofondo di cornamuse che si ispira a “Il Signore degli Anelli” di Tolkien e che, grazie all’ingenuo effetto che rimanda al riavvolgimento del nastro della prima traccia contenente la voce di Lanfried, sembra voglia affermare l’inevitabile ciclicità della guerra e l’innata violenza degli uomini. Pearls Before Swine e Tom Rapp possono annoverarsi tra i fautori del versante più ambizioso ed evoluto del movimento controculturale americano degli anni Sessanta. Non è un caso che Tom Rapp in una intervista rilasciata ad un giornalista del New York Times nel 1968 definisse la sua musica come “Transcendental Rock”.

“One Nation Underground” – ESP Disk ‎– 1054
Lato A: Another Time – 3:05 (Tom Rapp). Playmate – 2:17 (Saxie Dowell).
Ballad to an Amber Lady – 5:13 (Roger Crissinger, Tom Rapp). 
(Oh Dear) Miss Morse – 1:52 (Tom Rapp). Drop Out! – 4:07 (Tom Rapp).
Lato B: Morning Song – 4:05 (Tom Rapp). Regions of May – 3:25 (Tom Rapp).
Uncle John – 2:52 (Tom Rapp). I Shall not Care – 5:10 (Roman Tombs, Sara Teasdale, Tom Rapp).
The Surrealist Waltz – 3:27 (Wayne Lederer, Roger Crissinger).

“Balaklava” – ESP Disk ‎– 1075
Lato A: Trumpeter Landfrey… – 0:33. 
Translucent Carriages – 4:00 (Herodotus, Wayne Harley, Tom Rapp). 
Images of April – 2:38 (Tom Rapp). There Was a Man – 2:52 (Tom Rapp).
I Saw the World – 3:24 (Tom Rapp). Guardian Angels – 3:00 (Tom Rapp).
Lato B: Suzanne – 4:54 (Leonard Cohen). Lepers and Roses – 5:19 (Tom Rapp).
Florence Nightingale – 0:15. Ring Thing – 2:21 (J.R.R. Tolkien, Tom Rapp).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: