Paul Simon: “The Rhythm of the Saints” (1990) – di Luca Paoli

Quando si sforna un capolavoro discografico che, tra l’altro, vende tantissimo, non è mai semplice dare un seguito che possa almeno eguagliarlo. A Paul Simon artefice, quattro anni prima, dell’immenso “Graceland” l’operazione è riuscita. Nel 1990 sforna (secondo chi scrive) il suo ultimo capolavoro. Non che i dischi successivi siano scadenti, sempre pregni di liriche di alto livello ma la sua voglia di sperimentare con suoni che non gli appartengono più di tanto, lo hanno allontanato dalla retta via… ma torniamo al disco in questione. Dopo l’abbuffata fantastica di suoni africani inseriti ad arte nella tradizione del suono americano Paul Simon vola in Brasile, dove registra parecchie delle canzoni che formeranno “The Rhythm Of The Saints”. Quindi un sound ricco di percussioni che questa volta trasloca la canzone d’autore americana in Sudamerica. La formazione che partecipa all’album è quindi molto varia ed ospita sia musicisti americani che brasiliani. Una nutrita serie di percussioni apre nel migliore dei modi la brillante The Obvious Child,uno dei brani migliori di Paul. Si passa a toni più pacati ma sempre con le percussioni a riempire il suono con la bella Can’t Run But,dove compare, come ospite J.J. Cale alla chitarra. The Coast si mantiene sempre su toni confidenziali con l’aggiunta di una discreta sezioni fiati magistralmente condotta da Michael e Randy Brecker e le congas a creare il ritmo. Con Proof ci si immerge in suoni caraibici ma sempre in punta di piedi, con tanta classe e la voce di Paul Simon a raccontarci la sua storia. Si prosegue con la bella Further To Fly dalla melodia americana ma con il ritmo brasiliano. She Moves On prosegue sulla stessa linea delle precedenti, con percussioni e fiati a colorare la bella melodia. Born at the Right Time vede ancora presente, con la sua chitarra, J.J. Cale. Sempre col suo stile personale ma condito con suoni Sudamericani arriva la bella e molto suggestiva The Cool, Cool River. La seguente traccia, scritta in collaborazione con Milton Nascimento, è pura magia nel mischiare la poetica di Paul con i suoni carioca di Milton e si intitola Spirit Voices. L’album si chiude col la title track introdotta dalle congas quasi in stile Santana, per lasciare spazio ad un’altra splendida ballata. Un grande album che chiude il periodo più fecondo ed importante di un grande artista che non smetteremo mai di amare ed ascoltare.

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