Paul Kantner e Jefferson Starship: “Blows Against the Empire” (1970) – di Ubaldo Scifo

Le aspettative alimentate dal sogno lisergico di “Peace, Love and Freedoom” che aveva dominato la metà degli anni 60, sviluppatosi nella Bay Area ed avente fra i principali punti di riferimento il 710 di Haight-Ashbury Street a San Francisco, cominciarono a vacillare tra la fine del 1967 e l’inizio del 1968. Quell’edificio, acquistato dai Grateful Dead, era frequentato da “pezzi” dei Jefferson Airplane, Country Joe and The Fish, Quicksilver, e poi Janis Joplin e i Big Brother & The Holding Company, David Crosby, Graham Nash ed altri artisti insieme a tutta una generazione di hippies. L’atmosfera di gioia e di follia creativa che si respirava in quei giorni, durante gli “Acid tests”, i “free concerts”, gli “happenings” in cui Allen Ginsberg declamava le sue poesie, Timothy Leary decantava le proprietà liberatorie dell’esperienza con l’LSD, Jerry Rubin protestava per l’intervento dell’esercito americano in Vietnam e reclamava per il ritiro delle truppe mentre i Dead, gli Airplane e company organizzavano concerti gratis, si fece di colpo più cupa e disincantata.
L’assassinio di Martin Luter King (4 aprile 1968) e subito dopo di Bob Kennedy (6 giugno 1968), l’inizio di pesanti misure repressive della polizia, le enormi perdite di giovani vite umane per una guerra ingiusta determinarono un forte cambiamento sulle scelte esistenziali e sul comportamento di un’intera generazione. Alcuni preferirono la fuga, spesso senza ritorno, attraverso l’uso di eroina dalla realtà violenta e per loro inadeguata; altri reagirono con un impegno politico duro, intransigente e organizzato. Le canzoni diventarono urla di rabbia, proclami e incitazioni a combattere l’Establishment contro i “Masters of War” di dylaniana memoria. Dopo la partecipazione al festival di Woodstock dal 15 al 18 agosto del 1969, nel novembre dello stesso anno viene pubblicato dalla RCA Victor “Volunteers”, sesto album dei Jefferson Airplane, pieno di energia e di passione, politicamente impegnato ed eccezionale dal punto di vista musicale che si inserisce e in questo filone di protesta.
“Guarda cosa sta succedendo fuori nelle strade / C’è la rivoluzione, vai alla rivoluzione / Sto ballando nelle strade / C’è la rivoluzione, vai alla rivoluzione / È divertente incontrare tanta gente / C’è la rivoluzione, vai alla rivoluzione / Una generazione sta invecchiando / Una generazione sta mettendoci l’anima / Questa generazione non ha nessuna meta da raggiungere / Basta piangere / È giunto il momento per te e per me / C’è la rivoluzione, vai alla rivoluzione / Forza adesso stiamo avanzando verso il mare / C’è la rivoluzione, vai alla rivoluzione / Chi continuerà (la rivoluzione)? / Lo faremo noi, e noi chi siamo? / Siamo i volontari d’America”. (da Volunteers, ultima di 10 tracce dell’album omonimo).
Fa parte di quell’album la splendida Wooden Ships, scritta da Paul Kantner in collaborazione con David Crosby e Stephen Stills, ispirata dalla minaccia di un conflitto nucleare durante la guerra fredda tra U.S.A. e Unione Sovietica. “(…)Nessun metallo incandescente sulla nostra nave di legno / Solo pazzi felici liberi nudi nell’universo”. (framm.di Wooden Ships, da “Volunteers”). Kantner immagina una fuga dalle terre contaminate da parte di un gruppo di sopravvissuti al conflitto per fondare una civiltà migliore. Ed è la fuga, questa volta dal pianeta Terra attraverso un’astronave, il tema ispiratore dell’album “Blows Against the Empire”, pubblicato nel 1970 dalla RCA Victor e accreditato a Paul Kantner e Jefferson Starship. L’Aeroplano Jefferson si adegua a tragitti interstellari, spinto dalla notizia della discesa dell’uomo sulla Luna il 20 luglio 1969; lascia a terra Marty Balin, Jorma Kaukonen (sostituito dal fratello Peter) e Spencer Dryden, membri ufficiali dell’equipaggio, e imbarca un po’ di vecchi compagni di trip dai tempi di Haight-Ashbury.
Così oltre a Grace Slick e Jack Casady, collaborano una rappresentanza dei Grateful Dead (Jerry Garcia, Bill Kreutzmann, Mickey Hart), David Freiberg dei QuickSilver, David Crosby e Graham Nash, Joey Covington che sarebbe rimasto con gli Starship per qualche anno, Harvey Brooks bassista in “Super Session” di Al Cooper, Mike Bloomfield e Stephen Stills (Columbia 1968) e “Bitches Brew” di Miles Davis (Columbia 1970). L’album riprende in parte le atmosfere ed i contenuti di “Volunteers” ed è orientato verso il rock psichedelico e l’acid rock, con riferimenti folk. Il bersaglio delle invettive di Kantner nella prima traccia Mau Mau (Amerikon) (ma, diciamo, anche nelle altre) è il Presidente Nixon: “Hey dick Whatever you think of us is totally irrelevant” (“dick” è un nomignolo attribuito al quel capo di stato). “(…)Sono vivo / sono umano / Sarò di nuovo vivo / Quindi lascia cadere le tue fottute bombe / Brucia i tuoi bambini demoni / Lo sarò di nuovo / Rabbioso amante che sente l’amido nel tuo sorriso / Chiamando acido cocaina ed erba / E ricevere il tuo gin fatto in casa / Premi il bottone / Tira l’interruttore / Taglia il raggio / Dai, fallo marciare / Iscrivimi come diplomatico, il mio unico ufficio è il parco (…)”. Declamazione urlata, canto minaccioso, rime di rabbia e di esortazione.
I riferimenti folk, come si accennava, sono evidenti in The Baby Tree, una filastrocca di Rosalie Sorrels in cui Paul Kantner canta e suona il banjo da solo. Anche in Let’s Go Together troviamo elementi folk rock: il banjo questa volta è suonato da Gerry Garcia. “Devo andare via e andare verso la luminosa Andromeda? / Devo navigare con le mie navi di legno verso il mare? / O stare in una gabbia di quelle in Amerika? / O dovrei essere in ginocchio? / Saluti Amerika / Saluta il giardino (…) Andiamo insieme adesso / In una vecchia nave stellare / Andiamo insieme (…)”. L’ostilità verso il regime guerrafondaio è presente anche in A Child Is Coming: Paul e Grace aspettano un figlio, ma sono preoccupati che nasca in America e venga chiamato alle armi: “Cosa facciamo quando viene zio Samuel / Chiedendo il nome del giovane / E cerca le impronte della sua mano per le file nel loro gioco di numeri / Non vogliamo che le sue possibilità per la libertà siano mai così magre (…)”.
L’effetto delle armonizzazioni vocali di Kantner e Slick, in questa traccia insieme a David Crosby, stordisce ed emoziona ma ascoltando da sola Grace Slick, si percepisce altro ancora. Sunrise è il canto di una sirena proveniente dallo spazio. Lei usa la voce a volte come uno strumento, come succedeva a Janis Joplin. Una specie di Fender distorta, tagliente. Nessun vocalizzo superfluo. Tutta potenza e grazia. Home e XM sono due brevi tracce con effetti sonori per dare l’idea dell’atmosfera da Star Trek. Hijack, dove ci si accorge che Grace suona anche il piano in maniera trascinante, e Starship sono due brani decisamente psichedelici sia nella parte musicale che nel contenuto. Quando Jerry Garcia suona finalmente la chitarra elettrica ed è un godimento unico ci si spiega, ascoltandolo, il motivo per cui accorrevano migliaia e migliaia di discepoli ai live dei Grateful Dead.
Suona anche la pedal steel guitar in Have You Seen the Stars Tonite? che rende l’idea del fluttuare della nave spaziale nell’infinito. “Hai visto le stelle stasera? / Ti piacerebbe passeggiare sul ponte e guardarle con me?(…)” Mai come negli anni 60 e 70 storia, politica, avvenimenti sociali e musica si sono intrecciati in maniera talmente stretta da influenzarsi mutuamente, giusto per dare l’illusione che le canzoni di protesta dessero veramente delle forti spinte al sistema corrotto. È stata solo l’una mera illusione? Ci consoli il fatto che Nixon nell’agosto del 1974 si dimise, lasciando orfani i suoi soldatini di stagno
(Citazione del testo di Ohio, scritta nel 1970 da Neil Young e interpretata da Crosby, Stills, Nash & Young, prima uscita su 45 giri della Altlantic Records il giugno 1970 insieme a Find The Coast of Freedom). Vennero uccisi quattro studenti in Ohio durante una manifestazione di protesta contro l’intervento americano in Vietnam. “
Tin soldiers and Nixon coming, / We’re finally on our own. / This summer I hear the drumming, Four dead in Ohio. (Soldatini di stagno e Nixon in arrivo, /Finalmente siamo soli. Quest’estate sento il tamburellare, / Quattro morti in Ohio).

Lato A: 01. Mau Mau (Amerikon) 6:33 (Paul Kantner, Grace Slick, Joey Covington).
02. The Baby Tree 1:42 (Rosalie Sorrels) 03. Let’s Go Together 4:11 (Paul Kantner).
04. A Child Is Coming 6:15 (Paul Kantner, Grace Slick, David Crosby).
Lato B: 05. Sunrise 1:54 (Grace Slick) 06. Hijack 8:18 (Paul Kantner, Grace Slick, 
Marty Balin, Gary Blackman). 
07. Home 0:37 (Paul Kantner, Phil Sawyer, Graham Nash).
08. Have You Seen the Stars Tonite? 3:42 (Paul Kantner, David Crosby).
09. XM 1:22 (Paul Kantner, Phil Sawyer, Jerry Garcia, Mickey Hart).
10. Starship 7:07 (Paul Kantner, Grace Slick, Marty Balin, Gary Blackman).

Paul Kantner: voce, chitarre elettriche e acustiche, banjo, bass machine.
Grace Slick: piano, voce. Jerry Garcia: banjo in Let’s Go Together
pedal steel guitar in Have You Seen the Stars Tonite?,
effetti sonori e voce in XM, chitarra solista in Starship.
Bill Kreutzmann: batteria in Let’s Go Together.
Mickey Hartpercussioni in Have You Seen the Stars Tonite?,
effetti sonori e voce in XM.
Joey Covington: batteria e voce in Mau Mau, conga in Hijack.
Jack Casady: basso in A Child Is Coming e Sunrise.
David Crosby: voce e chitarra in A Child Is Coming e 
Have You Seen the Stars Tonite?, armonie vocali in Starship.
Graham Nashconga in Hijack, effetti sonori in Home, armonie vocali in Starship.
David Freibergarmonie vocali in Starship. Harvey Brooksbasso in Starship.
Peter Kaukonen: chitarra solista in Mau MauPhil Sawyer: effetti sonori in Home e XM.

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One thought on “Paul Kantner e Jefferson Starship: “Blows Against the Empire” (1970) – di Ubaldo Scifo

  • Aprile 23, 2020 in 9:09 pm
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    Oltre che per via dei riferimenti agli avvenimenti storici, politici e sociali che traspaiono dalla lettura dei testi delle canzoni, l’album “Blow against the empire” si distingue anche , a mio modo di vedere, per l’esecuzione dei brani ad opera dei bravissimi componenti del neo gruppo.
    Se fossi stato io a scegliere la successione dei brani dell’album in parola, non avrei avuto dubbi: avrei messo in testa “Have You Seen the Stars Tonite?” in cui , oltre al piano e alla voce di Grace Slick, compare la pedal steel guitar di Jerry Garcia la quale rende l’idea del fluttuare della nave spaziale nell’infinito, tanto da farti sentire all’interno di essa, dandoti l’impressione di girovagare nello spazio tra comete, pianeti e stelle. C’è anche il coautore del brano, David Crosby, voce e chitarra. Crosby riprenderà il tema delle stelle nella sua Star trails, canzone che dà titolo all’omonimo album del 2017. In esso si evidenziano oltre all’arpeggio del Nostro, la presenza di una voce femminile, Michelle Willis e il sassofono di Steve Tavaglione. Potendo cambiare il testo della canzone dei Jefferson Starship, scriverei cosi: “Hai visto le stelle stasera? / Ti piacerebbe passeggiare sul ponte e guardarle con me? Ti piacerebbe guardare la loro scia?” .Possiamo farlo anche noi, dal nostro balcone, con i piedi per terra ,scrutando attentamente il cielo, ascoltando, nel silenzio di una città deserta, solo buona musica.
    Giovane AMAnuense

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