Patti Smith: “Just Kids” (2010) – di Benedetta Servilii

Era l’estate del 1967, l’estate dell’amore. Jimi Hendrix la inaugurava dando fuoco alla sua chitarra durante la storica performance al Monterey International Pop Festival… e Patti Smith incontrava per la prima volta Robert Mapplethorpe nel parco di Tompkins a New York. Erano solo due ragazzi e quell’incontro avrebbe cambiato per sempre le loro vite e la loro arte. Non si divisero mai, diventarono la Musa l’uno dell’altra, condividendo un cammino di passione, iniziazione e totale devozione. “Just Kids” (2010) (in Italia Feltrinelli) è la loro storia, che va oltre gli eventi che portarono Patti a divenire la sacerdotessa del rock e Robert il fotografo scioccante della cultura underground. La voce narrante è quella di una Patti Smith che riesce a raccontarsi senza risparmiarsi, descrivendo emozioni e ispirazioni con la semplicità e la naturalezza con cui nascono… con l’inevitabilità di viverle, con l’urgenza di rappresentarle. La cornice è quella di una generazione in rivolta, artefice di un cambiamento culturale di cui si ha profonda nostalgia. La musica ne è la costante compagna. Ci si immerge in una dimensione mistica, procedendo in punta di piedi nello scorrere delle pagine… si diventa spettatori della genesi di due artisti unici, giovani ribelli, affamati e tormentati, capaci di vivere un amore oltre le convenzioni, lo spazio e la vita terrena. Parole, versi e immagini si fondono pian piano. L’istinto del lettore si allena a guardare e percepire nell’uno l’influenza dell’altra e a riconoscerla. Consapevole che sia questo l’unico modo per assistere ad una sinergia emotiva e artistica indissolubile. “Just Kids” è un viaggio che attraversa magnificenza e abissi, in cui si incontrano gli intimi demoni di due giovani squattrinati che avrebbero segnato la storia con la loro arte. E’ possibile incontrare Andy Warhol, Janis Joplin, Jim Morrison e persino un timido Hendrix che progettava di radunare a Woodstock artisti provenienti da tutto il mondo che suonassero il “linguaggio universale della pace”. La spontaneità e la naturalezza con cui Patti Smith riesce a raccontare eventi ed emozioni, associando a ognuno una precisa colonna sonora sullo sfondo, fa sì che il lettore si senta completamente assorbito e partecipe di un mondo lontano nel tempo, ma di cui si percepisce ancora costantemente la forza. La lettura di questo viaggio ci restituisce la bellezza, ostinatamente ricercata da Patti e Robert, del “mistero sacro di ciò che significa essere artista”: la necessità e l’urgenza di esprimersi, solo così come la propria natura impone. Patti Smith tornerà in Italia con un unico concerto a Roma il prossimo 10 giugno all’Auditorium Parco della Musica. Sarà accompagnata da “Her band”, composta da Lenny Kaye e il figlio Jackson Smith (chitarre), Tony Shanahan (basso e tastiere) e Jay Dee Daugherty (batteria). Dopo aver letto il suo “Just Kids” la guarderemo con nuovi occhi, la ascolteremo con nuovi battiti e chissà? Quando sentirò la sua poesia, anch’io penserò un po’ a Robert

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2 pensieri riguardo “Patti Smith: “Just Kids” (2010) – di Benedetta Servilii

  • maggio 5, 2018 in 12:24 am
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    Bellissimo articolo. Da leggere tutto d’un fiato!

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    • maggio 5, 2018 in 11:40 am
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      Grazie mille!!!! Sono contenta che abbia avuto questo effetto!

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