Patti Smith all’Opera di Roma – di Lorenzo Scala

L’atmosfera del teatro è sempre particolare, trasmette una sensazione di calore e sospensione temporale, una dimensione incastrata in uno spazio tra le altre dimensioni. In questo clima già di per se suggestivo si inserisce un evento che dall’alto, volteggiando, arriva a poggiarsi all’interno del Teatro dell’Opera di Roma, sotto forma di regalo di Natale inaspettato e praticamente perfetto. La stessa sensazione di imbarazzata meraviglia che si prova nel ricevere “quel regalo”, proprio quello giusto, adatto ai tuoi gusti personali, sfaccettati e un po’ rétro che compongono il tuo universo musicale: parliamo del concerto “An evening of words and music with Patti Smith. Jesse Smith al piano” tenutosi lo scorso mercoledì 13 dicembre. Un insieme acustico composto da canzoni celebri e sempreverdi si alterna a letture intime, sentite ma soprattutto interpretate con cuore e precisione certosina, emozione e lucidità. Il reading musicale avviene a sipario chiuso, sulla buca rialzata dell’orchestra, a ricercare una vicinanza familiare ed empatica con gli spettatori. Una Patti Smith visibilmente emozionata, ma anche spontanea, ringrazia ed elogia il teatro, racconta di una  sua serata romana in cui vide “la libertà in una stanza piena di persone che ballavano”. Scherza immaginando dall’alto Giacomo Puccini che, sorpreso nel vederla, dissente scuotendo la testa. Poche parole ma quelle giuste… e il concerto inizia. La sua voce è profonda e ipnotica, duttile e sensuale. Il pubblico composto da giovani coppie, liceali un po’ dark, signori eleganti, ultratrentenni nostalgici di un’epoca non vissuta, dopo pochi istanti è già rapito. Si crea una connessione immediata, la figlia Jesse è algida e austera e accompagna la madre… è proprio il caso di dire, in modo simbiotico e mai invadente. Gli arrangiamenti sono scarni: è come se ogni pezzo fosse sintetizzato nella sua essenza, le poesie si alternano senza appesantire il flusso musicale anzi, si fondono con i suoni,  i versi stessi si fanno suono melodico nella voce dell’autrice. Poesie intime dalle quali filtrano stralci di amore e vita privata. Una Donna che ha espresso se stessa  in molteplici modi, si è dedicata alla pittura e alla scultura, ha scritto romanzi e poesie, ha abbracciato il mondo della fotografia, e che sa leggere maledettamente bene i suoi versi. Particolarmente intensi i momenti che coinvolgono i brani Falling In Love e la commovente, liberatoria e universale Because The Night… fino alla canzone conclusiva, People Have The Power, sbandierata con grazia, potenza e voglia di riappropriarsi della propria vita. Se questi però sono i momenti simbolo della serata, l’intero evento non ha avuto mai un momento di sbandamento, un’ora e mezza di musica e parole dense ma mai pesanti, romantiche ed ironiche, un tempo di poesia e melodia. Patti cerca il pubblico, lo coinvolge, ha l’incredibile capacità di tenere il palco grazie, oltre al talento, a un suo magnetismo naturale che si esprime anche con il linguaggio del corpo, attraverso una gestualità sempre in sintonia con gli arrangiamenti e con la sua voce dirompente, calda e acida. Il coinvolgimento emozionale delle sue canzoni è ben noto a molti, ma ascoltarle dal vivo, tra i chiaroscuri del teatro, in un clima di rilassata attenzione, è stato come ascoltarle per la prima volta.

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