Pattern-Seeking Animals: “Prehensile Tales” (2020) – di Alessandro Freschi

Let’s race the blue moon cross the big sky, no time to waste or wonder why. Why don’t we run. No sleep, just keep moving, keep moving, chase the morning sun. Let’s race the blue moon cross the big sky. Why don’t we run‘. Ascoltando l’arrembante refrain di Why Don’t We Run difficilmente verrebbe da pensare che dietro a quelle abbaglianti ed orecchiabili sonorità tex-mex si possano celare le identità di quattro paladini del neo-prog d’oltreoceano legati a filo doppio con i celeberrimi Spock’s Beard. Quello eccentricamente battezzato con il moniker Pattern-Seeking Animals è infatti un interessante progetto al quale prende parte un drappello di navigati musicisti che gravitano o che hanno gravitato nel recente passato nelle orbite dell’ensemble californiano. A dar man forte al ‘cervelloJohn Boegehold, tastierista e prolifico autore di numerosi testi (a partire da “Feel Euphoria” del 2003) convergono due colonne della attuale line-up quali il vocalist Ted Leonard ed il bassista Dave Meros oltre la ‘vecchia conoscenza’ Jimmy Keegan, batterista-turnista dal 2002 al 2011 e membro ufficiale nel successivo lustro.
L’obiettivo che si prefigge questa ‘dimensione parallela’ della band fondata dai fratelli Morse negli anni novanta è quella di proporre sonorità prog di impatto immediato. Se con il convincente debut-act omonimo dello scorso anno erano state gettate valide basi per un ponderato primo allontanamento dagli articolati stilemi tipici delle produzioni Spock’s Beard, con “Prehensile Tales” (2020), album registrato ai Mouse House Studio di Los Angeles e prodotto dalla fedele label teutonica Inside-Out Music, i Pattern-Seeking Animals mettono ulteriormente a fuoco le raffinate velleità pop-rock che vanno ricercando divertendosi in alcuni passaggi persino a lambire inusitati territori soul-reggae e, come accennato in apertura, non risparmiando inebrianti virate tex-mex. Il tutto, inevitabilmente, strizzando l’occhio a quelli orditi melodici di stampo rock sinfonico dei quali sono egregi ambasciatori.
Il rinsaldato feeling che anima il quartetto, trainato dalla riconoscibile timbrica di Leonard, appare vincente così come risulta azzeccato, nelle enfatiche dinamiche del disco, il ricorso all’utilizzo di strumenti a fiato come sax, flauto, tromba nonché di autoharp e violoncello; in tal senso non passano sottotraccia i cammei di ottima fattura elargiti da John Fumo, noto trombettista jazz già al servizio di mostri sacri come Neil Young, James Brown e Smokey Robinson, e della talentuosa cellista Michelle Packman. In definitiva sei tracce in scaletta che non presentano passaggi a vuoto dove si segnalano i diciassette minuti della suite Lifeboat, l’armoniosa coda Soon But Not Today ed il singolo apri-pista Here in my Autumn. Discorso a parte merita Why Don’t We Run che, in virtù di uno scanzonato ritornello, riesce nel tentativo di insediarsi con il suo micidiale loop nella mente dell’ascoltatore di turno. Verosimilmente l’audace licenza di scorrazzare aldilà dei canonici capisaldi della filosofia progressive alimenterà molto più di un semplice disappunto negli estimatori puristi degli Spock’s Beard. A nostro avviso “Prehensile Tales” è meritevole di attenzione, recapitandoci una inedita quanto imprevista ‘faccia della medaglia’ meno consunta e derivativa di altre ‘scimmiottanti’ proposte di genere. In fondo, non si vive di solo prog.

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