Pat Travers: “Swing!” (2019) – di Pietro Previti

Confesso di avere decisamente trascurato Pat Travers in questi anni. Quanti? Tre lustri, forse quattro. Lo giuro, però. Non per snobismo musicale o perché lo consideravo superato o ripetitivo. Il punto è che Pat è una certezza. Me lo sono sempre immaginato lì, ad affiancare gli ultimi e più tenaci paladini a difesa della figura del guitar-hero a stelle e strisce degli anni Settanta. Ricordo anche di averlo visto dal vivo nella classica formazione in trio. Inizio anni Duemila. Mise a ferro e fuoco la birreria dove si esibì, l’Oddly Shed di Caserta. Una notte di birra e sudore, “musica del diavolo” ed infiniti, torrenziali, assoli. Confesso, ancora, che quando la Redazione mi ha proposto la recensione del nuovo disco di Travers ho un po’ storto il naso. Cosa avrà mai da dire di nuovo questo musicista americano? Che poi americano non è, essendo nato in Canada nel 1954 e che compirà sessantasei primavere il 12 Aprile prossimo, di cui almeno cinquanta passate su un palco.
Il primo long-playing lo pubblicò nel 1976 e da allora non si è più fermato, la media di un 33 giri all’anno. Già in quel periodo sembrava essere arrivato in ritardo sui tempi. Epigono di Hendrix senza macchia ma anche senza vergogna, se ne andava in giro in modalità power-trio con Peter Cowling al basso e Roy Dyke alla batteria. Neanche fossero gli anni Sessanta, ignorando del tutto che Punk e New Wave erano pronti ad esplodere per radere al suolo tutto ciò che di ammuffito persisteva in campo musicale. “Swing!” (2019)… ma che avrà da swingare il buon Travers? Bah! Ecco, metto il disco sul piatto. Trenta-minuti-trenta ed è finito. Certo, si è sprecato! Neanche il tempo di farmi un’idea. Come faccio a scriverne? Lo riascolto, santa pazienza. Secondo ascolto, il disco scorre. Scorre bene, sarà un caso. Dai, lo rimetto ancora. No, scorre dannatamente bene. Diavolo di un Travers!
Gli assoli di chitarra ci sono e si inseriscono con misura e precisione in pezzi scritti più di ottanta anni fa. Non ingolfano o prevaricano gli altri strumentisti. Michael Franklin al pianoforte fa da contraltare al chitarrista, ma anche da coproduttore del disco essendo il titolare dei Solar Studios ad Orlando, dove tutti i brani sono stati registrati, mixati e masterizzati. Ad accompagnare efficacemente entrambi ci pensano il basso elettrico del nipote di Jaco Pastorius, David, ed il contrabbasso del fratello di Franklin, Tim, sostenuti dalle spumeggianti batterie di Eddie Metz e Tommy Craig, credibili epigoni del mitico Gene Krupa. Non solo. Non potevano mancare ance e ottoni, affidati ad una sezione fiati temibile ed agguerrita, composta da Doug Spoonamore (sax tenore), Pat Gullotta (trombone), Brian Scanton (tromba) e Brian Snapp (sassofoni alto e baritono).
Le tracce si susseguono impetuosamente e sono irresistibili. Si comincia con Sing, Sing, Sing (With a Swing) di Louis Prima, anno di grazia 1936. Proprio Gene Krupa ne fece il cavallo di battaglia della Big Band di Benny Goodman. Seguono Opus One, resa celebre da Tommy Dorsey, e Is You Or Is You Ain’t My Baby del sassofonista Louis Jordan. Immancabile l’omaggio a Glenn Miller con l’intramontabile In the Mood, così come quello a Duke Ellington con Take The “A” Train, che di quell’orchestra ne fu la sigla. Apparentemente fuori repertorio, ma non per resa, Let The Good Times Roll di B.B. King, con un Travers che ritorna in territori blues a lui più consoni.
Ottima la versione di Apple Honey di Woody Herman e la conclusiva Tenderly, standard scritto da Walter Gross nel 1946, quasi al termine della stagione d’oro dello swing americano. Brano celebratissimo dalla raffinata e nostalgica melodia, di cui si perde la conta degli innumerevoli e famosi interpreti, viene eseguita da Travers con calibrato virtuosismo, di intensità tale da dare voce attraverso la propria chitarra alle parole scritte dal cantautore Jack Lawrence. Un lavoro che passerà inosservato ai più, ma che ha il grosso merito di proporre alle nuove generazioni ed agli appassionati la stagione delle Big Band e dello Swing.

1. Sing Sing Sing 3:54. 2. Opus One 3:36. 3. Is You Or Is You Ain’t My Baby 3:52.
4. In The Mood 3:18. 5. Take The “A” Train 4:10. 6. Let The Good Times Roll 3:45.
7. Apple Honey 2:31. 8. Tenderly 5:43. Durata totale: 30’53”
Chitarra elettrica e voce: Pat TraversPianoforte: Michael T. Franklin.

Contrabbasso: Tim FranklinBasso Elettrico: David Pastorius.
Batteria: Eddie Metz e Tommy CraigSassofoni Alto e Baritono: Brian Snapp.
Sassofono Tenoree: Doug SpoonamoreTrombone: Pat GullottaTromba: Brian Scanton.
Produttore: Pat TraversProduttori Esecutivi: Brian Perera e Michael T. Franklin.

Registrato, Mixato e Masterizzato da Matt Brown.

Foto e articolo Pietro Previti©tutti i diritti riservati 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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