“Pasolini all’inferno” – di Roxanne Cornaille

Il sonno è come la morte. Nel sonno non si è morti all’infinito. Questa è una differenza fondamentale. Nella veglia è il corpo a collegarsi al cervello. Nel sogno è l’anima che si sintonizza ai terminali cerebrali. Nell’oltretomba l’anima trova la giusta collocazione. Ora mi trovo in un cunicolo ghiacciato. Ronzii e fischi trapananti fuoriescono da monitor verdastri e schermi pieni di nebbia. Sono tanti. Sono dappertutto. Inglobati in nicchie di ghiaccio. Stalattiti e stalagmiti si baciano sbavando lacrime lattiginose. Non può essere il paradisoAvanzo guardinga e il frastuono si fa più assordante. Lo stretto budello si apre in un’ampia grotta adibita a pub. Al centro si trova un megapalco, costruito con blocchi di ghiaccio enormi è dotato di casse acustiche alte sei metri. Heavy Metal sparato a 200.000.000 watt. Satana in persona tortura le corde della sua Gibson doppia. Un lungo assolo perfetto. Finito. Attacca il cantante. Pasolini. I suoi inconfondibili occhiali spessi neri. Inguantato in un completo attillato genuine leather. Total black. Con voce incredibile, vola sulle note spasmodiche della sua “Danze della sera” (suite in modo psichedelico) versione rockettara. Era il 1968 e Pasolini aveva trasformato la sua poesia “Notturno” in una brano musicale rock-psichedelico, genere che andava per la maggiore in quel periodo… ma la versione che sto ascoltando adesso farebbe crepare d’invidia Billy Corgan e Trent ReznorI diavoli si scatenano in balli osceni. Rovesciano tavoli, spaccano bottiglie di birra, spargono mozziconi di sigaretta e gusci di noccioline, incendiano sedie… e la cera delle candele cadute sembra sangue rosso che scorre per tutta la sala. Sono all’inferno. Dove poteva essere Pasolini se non lì? In paradiso si annoierebbe. Proprio lui, il paladino delle prostitute e dei papponi. L’intellettuale che, nel 1951, conobbe l’imbianchino Sergio Citti e da questi apprese il dialetto romanesco. Lo chiamava affettuosamente il mio “dizionario vivente”. Pasolini sapeva che, senza la conoscenza del gergo delle borgate, non avrebbe potuto penetrare l’abisso e la disperazione del sottoproletariato romano. Le catapecchie dei sottoproletari sorgevano al limite estremo di Roma. Accanto alle baraccopoli le gru dei cantieri edili svettavano potenti, simbolo del benessere che il proletariato urbano si stava conquistando poco per volta. Pasolini disprezzava i proletari, perché avevano imboccato la strada dell’imborghesimento; avevano venduto la loro identità sociale e la lotta di classe, illudendosi di potere avere tutto quello che la borghesia possedeva già. Affogati nel consumismo avevano barattato le loro vite e il loro tempo in cambio di oggetti che li avrebbero resi schiavi, alienati e crocifissi a una catena di montaggio. Pasolini riteneva che la classe sociale antagonista dei valori borghesi fosse quella del sottoproletariato. Individui che non riescono a trasformarsi da contadini a operai diventano qualcosa di diverso: delinquenti… è da questa selva variopinta borgatara che prendono vita i personaggi dei film pasoliniani: “Accattone”, “Mamma Roma”, “La ricotta” e i protagonisti dei romanzi: “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”All’inferno “Salò o le 120 giornate di Sodoma” sembra essere ancora il film più apprezzato. Qui si sono stufati di pellicole come “Lo sguardo di Satana – Carrie”, “L’esorcista”, “Rosemary ’s Baby – nastro rosso a New York” e “La nona porta”Vorrei avvicinarlo. Da qui si intravede appena. Chissà se gli sono rimasti i segni sulla faccia e sul torace, lasciati dall’auto che gli è passata sopra più volte? Quanta ressa c’è! Peggio di un concerto degli Slayer. Pogano da morire e mi spintonano da ogni parte, rallentando il mio avvicinamento al palco. Non è la curiosità macabra di vedere se il suo corpo è spianato, è il bisogno di porgli una domanda molto importante per meMi ricordo che era stato a letto un mese a seguito di un’ulcera perforata con grave emorragia. In quella occasione si era riletto le opere di Platone. Io ho assolutamente bisogno di sapere da lui come funziona realmente la metempsicosi. Devo chiedergli se si trova qui perché quella scorsa è stata la sua ultima reincarnazione, oppure è parcheggiato provvisoriamente all’inferno nell’attesa di scegliere chi vorrà essere nella prossima vitaNella foga di raggiungerlo mi fanno lo sgambetto. Cado a terra. Mi rialzo. Non mi scoraggio. Prima che attacchi con un altro brano riesco a scuotergli il braccio. 
“Ciao! Scusa se ti interrompo …”.
“Ciao! Come butta? Dimmi”.
“E’ vero che, quando siamo in vita, dobbiamo agire in modo tale da reincarnarci con meno peccati da scontare, iniziando la nuova esistenza con una dose maggiore di saggezza e che questa ci aiuterà a migliorare noi stessi e a comprendere meglio il senso del vivere?”.
“Parla più forte! Non ti sento!”.
“Quando ci reincarneremo, la prossima vita …”.
drinnnnn… Due secondi sono sufficienti. Il cervello si è ricollegato al corpo.

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