Parker Millsap: “Other Arrangements” (2018) – di Claudio Trezzani

Dal 2014 ad oggi ne è passata d’acqua sotto ai ponti… Parker Millsap, da astro nascente del nuovo filone di musica di genere americana, quella più roots-oriented, quella che traeva dal folk e dal country le maggiori ispirazioni ad arrivare… a questo ultimo lavoro dal titolo profetico: “Other Arrangements”. Se nei primi due album, soprattutto nel celebrato “The Very Last Day” (2016), il giovanissimo artista (parliamo comunque di un ragazzo di 25 anni) dell’Oklahoma era sembrato proseguire le orme dei tantissimi musicisti della sua terra come Jeremy Pinnell, con canzoni profondamente legate alle tradizioni… chitarre acustiche, arrangiamenti asciutti e diretti… oggi Parker ha fatto una scelta ben precisa e cioè un coraggioso tentativo di dare “elettricità” e complessità ai suoi arrangiamenti. Ci sono riff taglienti, come nell’opener Fine Line che convincono, con la splendida voce di Parker Millsap sempre in primo piano. Non pare nulla di costruito artificialmente per avere una maggior presa sul mercato dei giovani ascoltatori, come qualcuno malignamente aveva insinuato. La qualità delle composizioni è alta, così come la bravura della sua band… su questo bisogna togliere i dubbi degli addetti ai lavori. Se non avessimo ancora nelle orecchie i suoi due precedenti ottimi lavori che avevano radici antiche, staremmo qui a parlare del nuovo genio del moderno suono americana. Ascoltate la stupenda ballad Your Water, con il sottofondo di violino, azzeccati controcanti e un’emozionante bridge centrale… e vedrete che qui non si abbassa la qualità cambiando orizzonte musicale… e questo è senza dubbio ulteriore dimostrazione di maturità artistica: non ci si svende ma si cercano strade diverse. La title track è un tipico rock americano da “prateria”, chitarre e violino, e una voce narrante che ricorda un po’ il grande e compianto Tom Petty: ne abbiamo finalmente trovato l’erede? Io dico di tenerlo d’occhio, il feeling è quello, certo con venature roots ma con quella carica rock che dal vivo esploderà ancor più forte. Anche il soul fa capolino nella bellissima Coming On, dall’andatura ondeggiante e con una solare apertura gospel nel centro e la produzione non fa che valorizzare l’abilità compositiva del giovane MIllsapIl duetto finale con la cantante Jillette Johnson nella ballad piano e chitarra Come Back When You Can’t Stay, fa quasi da ponte fra le precedenti composizioni di Parker Millsap e gli “altri arrangiamenti” delle nuove canzoni, quasi folk-pop senza dare connotazioni negative a questo. Speriamo che questa virata stilistica non sia preludio di abbassamento della guardia ma anzi, la definitiva consacrazione di un artista vero che potrebbe diventare, al pari di Stapleton, Isbell e Jamey Johnson, un punto di riferimento per la musica americana. Buon ascolto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *