Paris… encore – di Ginevra Ianni

La Città dell’Amore è sempre splendida ma in primavera ha un qualcosa in più. Nell’aria c’è un profumo che la rende ancora più magica, incantata e, passeggiare lungo i suoi Campi Elisi, rende consapevoli che non si può essere in nessuna’altra parte del mondo se non lì. Finché non si comincia a sparare. In un terrificante secondo  il panico prende il posto dell’incanto, colpi ciechi risuonano tra la gente e in un attimo torna lo spettro del Bataclan; ma questa volta l’attacco non è rivolto alle persone che casualmente si trovavano lì, era mirato contro un furgone della polizia, le vittime sono agenti in servizio insomma, l’attentato questa volta era rivolta contro lo Stato… e ora? Mentre si cercano complici e fuggitivi, a tre giorni dal primo turno delle presidenziali la Francia è costretta a fare i conti con nuovi interrogativi: come reagire a questo proditorio e dichiarato attacco alla Nazione? Daesh, che ha rivendicato l’attacco, ha compiuto un gesto estemporaneo finalizzato alla consueta e deprecabile strage di innocenti o ha calcolato le ripercussioni politiche sul risultato elettorale? Perché conseguenze ve ne saranno, eccome. Facendo una valutazione generica e superficiale (non può essere diversamente vista la prossimità dell’attentato al voto) si può immaginare che vi potrebbero essere almeno due reazioni, una forte, d’urto, insomma un indurimento che fa pensare ad un avvicinamento dell’opinione pubblica alle politiche radicali della destra e di Marine Le Pen o Francois Fillon; l’altra più ponderata, meno di pancia, che avvicini i votanti ad un intervento sempre molto aggressivo ma con un occhio anche a non cavalcare questa legittima reazione d’odio e di paura. O magari no, magari i politici francesi si coalizzeranno tutti, a prescindere dall’indirizzo politico, per reagire al Terrore. I tempi sono propizi per una svolta ma la domanda resta aperta, gli attentatori ed i loro mandanti avevano già ponderato l’esito politico dell’attentato? La scia di terrore che questi attentatori stanno tracciando in tutta Europa è destinata a ripercussioni prima di tutto  francesi ma sicuramente anche europee e potenzialmente internazionali; e vi è da augurarsi che vi sarà coesione tra i diversi Stati nel reagire come un sol uomo a tali attacchi. Qualunque reazione vi sarà accadrà sempre camminando in bilico su un terribile filo sottile che corre tra la pace e la guerra. Una guerra non voluta né cercata se non forse come conseguenza di anni di politiche estere sbagliate, ma che certo viene portata, attraverso questi attentati terroristici, nel cuore dell’occidente. Una guerra contro un sedicente stato islamico che non ha territori né confini (se non quelli circoscritti tra Siria e Iraq, almeno formalmente)  ma che si cela dietro il volto di anonimi stragisti (comunque ben conosciuti dalle forze dell’ordine) che non vengono mai tutti dallo stesso paese anzi, in moltissimi casi sono cittadini europei di seconda generazione. Una guerra contro fantasmi ma, il sospetto resta legittimo: chi sono le menti che hanno calcolato che sparare in un teatro pieno avrebbe prodotto il maggior numero di danni? Chi sono coloro che hanno convinto un loro seguace a salire su un camion e falciar via gente innocente a spasso per la sera affollata di Nizza? Chi ha armato di kalashnikov la mano dell’assassino di Parigi? A guardare tutta questa successione di fatti si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una pianificazione a monte di tutti gli attacchi secondo un climax crescente di obiettivi: un numero definito di vittime contenuto e circoscritto in un ambiente chiuso, un numero quanto più maggiore possibile lungo una strada affollata, l’uccisione di agenti dello Stato, i suoi rappresentanti istituzionali. No, no, questo stato non avrà confini fisici e un territorio circoscritto, ma sicuramente ha un esercito di terrore pronto a seminare distruzione e morte e, soprattutto, un governo che lo guida pianificando i suoi attacchi. Esiste e questo è un dato di fatto, ma il sospetto che sorge poi è un altro: chissà se c’è qualcuno dentro la politica francese che usa il terrore per il suo fine? Un ipotesi agghiacciante se davvero avesse un sia pur minimo, assurdo fondamento. “A pensar male si fa peccato ma non si sbaglia” diceva qualcuno che di politica ne capiva parecchio e, forse tanto torto non aveva, chissà, speriamo di no.

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