Parco Lambro ’76… una generazione in bilico – di Maurizio Garatti

Raccontare gli anni ’70 e tutti gli eventi ad essi collegati è decisamente complicato.
Un decennio unico… essenziale. Figlio di un secolo che ha visto due guerre mondiali ed una serie di eventi storici difficilmente ripetibili (dalla grande crisi del ’29 alla conquista della luna). Decennio unico perché il magma culturale nel quale ribolliva, figlio della Summer of Love e del Maggio Francese, probabilmente non  si ripresenterà. Essenziale perché ha concentrato, nel suo troppo breve volgere, le illusioni e la rabbia di una generazione davvero convinta di poter cambiare lo stato delle cose. Si è avuta la percezione dei ’70 poco prima che iniziassero, il 12 dicembre del 1969. Con quella bomba, in Piazza Fontana, Milano e l’Italia intera prendevano atto della guerra che iniziava. Nonostante la violenza, la strategia della tensione,
i morti da entrambe le parti, quel decennio è stato anche un faro luminoso di Cultura e Controcultura
.

parco lambro prima

Il Festival del Parco Lambro, nei suoi tre anni di vita, è stato l’apogeo di un periodo ricco di innovazione e di voglia di mettersi in gioco. Furono talmente intensi quegli anni che come una sorta di rigetto – ma anche una precisa strategia individuabile nel cosiddétto edonismo reaganiano – i successivi anni ’80 furono essenzialmente dominati dal primato dell’apparire e non  dell’essere.
Il Festival del Parco Lambro arriva tardi, quasi fuori tempo… ma ha la capacità di rigenerare e donare nuovo slancio ai delusi e arrabbiati protagonisti di una generazione in bilico. Da una parte la gioia, la speranza, persino la certezza, che un mondo migliore fosse possibile e a portata di mano; dall’altra la rabbia e la disillusione di chi si accorge di aver fatto male i conti.
Ho iniziato gli studi superiori nel 1970, per concluderli con una laurea nel 1981, per cui posso dire di aver vissuto sulla mia pelle, da protagonista direi, quel periodo. Da protagonista certo, perché era nelle scuole, nelle aule dei licei e delle università che il fermento culturale era al culmine. Era lì che si giocava la partita.
O meglio, era lì che pensavamo si giocasse. Anche se il connubio tra studenti e operai non sempre era il massimo, era sicuramente vero che la visibilità dei due movimenti congiunti portò a notevoli risultati. L’inizio della fine fu l’espulsione dai cortei della Classe Operaia… lo sgretolamento di quel connubio che poteva far da argine alla violenza cieca e ai morti nelle piazze. Quando cominciarono a fischiare le pallottole nei cortei si avvertì forte il sapore della sconfitta.

parco lambro seconda

Si andava a scuola e non sapevi mai cosa ti aspettava. Ogni mattina, davanti ai cancelli capivi come sarebbe stata quella giornata. C’era, negli studenti, la voglia di fare parte del mondo degli adulti, di quel mondo che decideva anche per loro.
Tra Comitati Unitari di Base (CUB), assemblee, occupazioni,e via dicendo,  cercavamo quella che allora era definita agibilità politica. Volevamo dire la nostra. La storia ci dice ora come sono andate le cose…
ma è stato bello provarci, è stato bello crederci.
In quel periodo così ricco e intenso, in quegli anni vissuti con il cuore in gola, si colloca il Festival del Parco Lambro. Un accadimento decisamente atipico. Quegli anni formidabili volgevano velocemente al termine…
già superati dagli eventi. Non c’era più spazio per i sogni e le utopie, per le illusioni anarchiche cullate da una nutrita parte di giovani. Proprio per questo furono giorni memorabili, nei quali ci siamo ritrovati guardandoci negli occhi. Ci siamo contati, abbiamo alimentato ancora le nostre illusioni. Più o meno consapevoli del nostro fallimento, ci abbandonammo a quel presente per esorcizzare quel che ci aspettava. Il presagio dello sciamano scatenava le danze delle tribù alla vigilia di una grande sconfitta nella battaglia decisiva. 
Impossibile comunicare con un semplice scritto le sensazioni provate in quei giorni… solo chi le ha vissute in prima persona può davvero immedesimarsi in queste poche righe.
Per tutti gli altri….rimangono le immagini del film omonimo che, con tutti i limiti del caso, riesce ad aprire uno spiraglio su un evento che rimarrà per sempre nella testa di chi ha avuto la ventura di vivere in prima persona. Seppure per un breve momento siamo stati parte di questa storia formidabile e a tratti disperata…

Non la storia stampata sui libri di testo… Parlo della Storia nostra, vissuta e raccontata dalle persone, fatta di testimonianze dirette e indirette… di oralità primitiva. Una storia vera e ancora viva…. parecchio distante da quella arida di statistiche che vogliono propinarci.
Aggirarsi in quel Parco, in quei giorni, era come vivere una realtà parallela. Muoversi senza sforzo in un mondo decisamente irreale, utopico e bellissimo. Lo era proprio perche sapevamo che aveva ragione di essere solo per un tempo limitato e molto breve. Credetemi… nulla mi ha più entusiasmato di quei giorni.
Lo spirito era lo stesso che aleggiava nei grandi Festival di anni addietro. Certo, era tutto molto politicizzato, e non c’erano le grandi star d’oltreoceano ma tirando le somme, posso tranquillamente affermare che dal punto di vista musicale si trattò di un evento molto ricco e sentito. 
A distanza di trent’anni, ancora risuonano nella mia mente le note di quei set entusiasmanti e grintosi, come a ribadire con ogni singola nota la voglia di lottare e di credere in una società più equa e solidale. La sconfitta successiva non deve scoraggiarci e trarci in inganno in inganno.

Le  immagini fuorvianti dei media tendono a relegare questa esperienza tra quelle sconvenienti… drogate e condite dalla “indecente” sessualità libera e sfrenata. Tutt’altro. Dominava su tutto la consapevolezza di essere parte di un evento storico che avrebbe segnato il destino di molti. Quei giovani di allora hanno ormai passato abbondantemente la cinquantina e, se le loro speranze, le loro certezze sono andate in frantumi, niente potrà comunque cancellare quell’esperienza.

parco lambro terza

Il lascito di quelle giornate è rimasto dentro di noi, nel nostro vivere il presente, riaffiora nel modo con il quale affrontiamo la vita. Omettiamo dunque il classico resoconto di quella musica e dei suoi protagonisti, rintracciabile in molti altri scritti sull’argomento. Quelle note, quelle parole restano comunque immutabili nel tempo. Noi invece no… noi siamo cambiati…. ma questa è un’altra storia.

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10 pensieri riguardo “Parco Lambro ’76… una generazione in bilico – di Maurizio Garatti

  • Novembre 4, 2014 in 2:51 am
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    Eccezionale questo racconto – resoconto.Un tuffo dentro quegli anni così pieni di incoscienza,di voglia di vivere, di speranze, di libertà. Ora è tutto inscatolato e archiviato..Fa parte di un passato che potrebbe essere benissimo un futuro e che non ha assolutamente a che fare con questo presente così grigio, esangue, pieno di esasperata inutilità e di triste solitudine..

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  • Novembre 15, 2014 in 8:05 pm
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    AAAH! PARCO LAMBRO – PARCO LAMBRO! C’ero anch’io,in quell’ultima serata, dopo don Cherry, con il Canzoniere del Lazio. Mi andò bene! riuscii a salvare la serata, eheh! Mi sentii fortissimo, e riuscii a calmare e divertire 100.000 anime imbizzarrite! Fu bellissimo! Un abbraccio così caldo e così forte, non l’ho più sentito!
    Carlo Siliotto, nel suo libro on line, – Il mio Canzoniere – ne racconta la storia. Il concerto di parco Lambro, è a pag.97 – 98 – 100 credo…

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    • Novembre 15, 2014 in 8:29 pm
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      Splendido ricordo….
      grazie Romano…
      eravamo davvero imbizzarriti.

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  • Novembre 15, 2014 in 8:31 pm
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    ciao Romano… speriamo di vederci presto

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  • Agosto 9, 2015 in 7:31 pm
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    Concordo con te Maurizio. Essendo figlia degli ann ’70, non sono mai più riuscita ad affrontare la vita come prima di certe esperienze. Ancora adesso affronto la vita in modo diverso da molti altri. Condivido, aiuto, ascolto, cerco di risolvere …. la tristezza: fra molte persone sono risultata l’unica ad essere in grado di lavorare in team. La quale cosa non mi fa piacere, proprio per niente.

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  • Agosto 10, 2015 in 7:54 pm
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    Non sei la sola Rosanna.
    E sai una cosa ? Siamo molti più di quanto immagini.
    Anche se amiamo chiamarci “Inesistenti”, la nostra presenza è reale e molto forte.

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  • Agosto 11, 2015 in 11:24 am
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    Ragazzi… buongiorno
    La questione centrale di questo bel pezzo è tutt’affatto secondaria nell’evoluzione della società italiana.
    Formidabile risposta, tra le prime, all’edonismo reaganiano che già dilagava ottenendo poi il suo scopo negli anni ’80. La società italiana di allora fu fatalmente contaminata dal verbo nuovo del potere, magistralmente diffuso e figlio della politica dei golpe sudamericani. Basta con la politica… l’estetica dell’effimero benessere e della “Milano da bere” trionfino.
    Il Movimento reagì a questo con molto anticipo… culturalmente sprigionò una spinta formidabile, anche se poi senza sbocchi… perché politicamente non si colse il messaggio anarchista, pacifista e universale… e la disperazione portò alla follia nichilista di certi movimenti “rivoluzionari”.
    Fu così che nei cortei fischiarono le pallottole… il distacco dal tessuto democratico fin lì faticosamente costruito, a dispetto di una politica già tanto distante dalla gente, condannò il Movimento a perire.

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  • Febbraio 12, 2016 in 9:41 pm
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    RIPORTO IL COMMENTO LASCIATO SUL MIO PROFILO GOOGLE DOVE HO CONDIVISO IL TUO ARTICOLO, DA UNA NOSTRA LETTRICE: ALESSANDRA CRESCITELLI ( il suo link è https://plus.google.com/u/0/107524250778190480920)

    Magnifico articolo, che condivido e sottoscrivo in toto, caro +Young Hyde ! Mi è parso quasi che qualcuno avesse letto nel mio pensiero di sempre …… Ho vissuto tutto il periodo, vissuto così intensamente che mi sembra di averlo lasciato ieri. Nel ’70 ho iniziato il liceo e nel 78 mi solo laureata, Nel 76 ero a Londra, ma se fossi stata in Italia, sarei andata di corsa al Parco Lambro !!!! Non è la semplice , sterile, nostalgia degli anni giovanili che mi fa parlare, ma la consapevolezza e l’orgoglio di essere stata una tessera di quel mosaico …. alla faccia dei “revisionisti ” (ipocriti farisei) !
    Maurizio Garatti ha scritto in maniera pulita, “scientifica”, oggettiva, chiara ma piena di amore e senza sbavature. Mi ha fatto “tuffare” con lui “dove l’acqua è più blu”, Diglielo , per favore . Personalmente ed unilateralmente lo definisco “il mio compagno di banco ” (e so che capisci cosa voglio dire !)

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  • Febbraio 14, 2016 in 11:40 am
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    Invece io,nato nel ’75 mi rivedo in quello che oggi vedo come invecchiamento precoce…..come se avessi vissuto quel disagio-presagio che sono i giorni nostri e reincarnato 20 anni pi’ giovane vivo le stesse situazioni….voglia di fare rifiutata dagli altri per apparire in contesti fuori luogo alla mia persona……
    Grazie Maurizio,per aver dato testimonianza oggettiva seppur personale di un’epoca così contraddittoria quanto vera e bella…..

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