Paolo Gerson: “Le ultime dal suolo in alta fedeltà” (2019) – di Laura Pescatori

Paolo Gerson è l’ex frontman dell’omonima band fondata a metà degli anni 2000 assieme al chitarrista Steve Gerson, che è diventata col passare degli anni, una delle più importanti realtà punk italiane. Silenzio per favore comincia in punta di piedi, con una chitarra folk che viene via via suggestionata dall’elettrico, portando a un finale che è un continuo ripetersi. “Se tu stai zitto ti credo” è come dire “non c’è sempre bisogno di dare aria alla bocca, a volte va bene anche starsene zitti”. In silenzio, appunto. Dopo quattro anni di silenzio, Paolo Gerson è pronto a tornare sui palchi, portando dal vivo il suo primo album da solista dal titolo “Le ultime dal suolo in alta fedeltà” (Maninalto! 2019), da cui il singolo Silenzio per favore è estratto. Per capire meglio abbiamo fatto qualche domanda a Paolo Gerson.
Il disco “Le ultime dal suolo in alta fedeltà” è composto da nove canzoni nate nella “sala prove” della periferia milanese. Cosa racconta il primo album di Paolo Gerson?
“Racconta tutto quello che ci circonda, senza arrogarsi il diritto o la presunzione di aver capito come sono andate o come vanno le cose. Racconta la nostra società, fatta di sentimenti che a volte tentiamo di cacciare in fondo alla nostra autocommiserazione, racconta quello che siamo senza spruzzarci del profumo attorno”.
Un alternative rock potente e di qualità che intravede anche un po’ di cantautorale… a me le etichette non piacciono ma se proprio dovresti dartene una quale sarebbe e perché?
“Non avendo nemmeno io le idee chiare su quale risposta darti, ho chiesto a un po’ di amici per fare poi una quadra sulle loro risposte. Direi comunque un alternative rock con qualche venatura folk.
Oltre a te, on stage, ci saranno altri cinque musicisti, ce li presenti?
“Arrivano tutti da esperienze diverse… dal rock al jazz ma, essendo il progetto incentrato su di me, potrebbero sempre cambiare”.
Ho capito, preferisci farci qualche sorpresa in progress… Il release party del disco si è tenuto il 6 aprile scorso al Serraglio di Milano, com’è andata? È stato accolto bene dal pubblico? Inoltre poco prima avevi tenuto una sorta di “anteprima” in un live con i Punkreas…
È andata molto bene, c’erano molte persone che hanno apprezzato i pezzi nuovi e che naturalmente mi hanno chiesto anche qualche vecchio classico. E’ stato divertente ed emozionante salire di nuovo sul palco, mentre con i Punkreas è diverso. Siamo amici da anni e tutto si trasforma sempre in una rimpatriata”.
Di sicuro te lo avranno già chiesto in molti ma, perché hai scelto di “appendere al chiodo” l’amplificatore con i Gerson e dedicarti alla carriera solista?
“Perché ho capito che era giunto il momento di fare e di dire altro, tutto qui. Nessuna questione personale, sono stati anni che mi porterò sempre dentro perché siamo stato capaci di dire la nostra nel panorama del punk italiano e non è poco, ma sentivo da molto tempo l’esigenza di fare qualcosa che fosse solo mio“.

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