Fabrizio De Andrè: “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” (1963) – di Riccardo Panzone

Re Carlo tonava dalla guerra, lo accoglie la Sua Terra, cingendolo d’allor, al sol della calda primavera lampeggia l’armatura del Sire vincitor…” Questi i primi versi di Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Potiers, scritta a quattro mani più che da due grandi artisti, da due amici: Fabrizio De Andrè e Paolo VillaggioNell’estate del 2017 Paolo, raggiunse il suo amico Fabrizio e l’Italia, giustamente, gli rese tributo celebrando la sua produzione cinematografica e letteraria. Da ragazzino, negli anni 80, quando giustamente non mi soffermavo mai troppo a riflettere e a leggere “tra le righe” di ciò che osservavo; Fantozzi mi sembrava un semplice personaggio comico che si perdeva nel “mare magnum” della produzione cinematografica trash, ma originale, dell’epoca. Non riuscivo a cogliere nei messaggi subliminali, insiti nelle classiche gag del ragioner Ugo, lo sfondo di denuncia sociale che ho colto negli anni della maturità: dalla esasperazione delle rigide gerarchie lavorative alla ridicolizzazione della subalternità dell’Italiano medio; dal racconto semiserio della corruzione diffusa, all’ingerenza politica in ogni ambito
I film di Fantozzi, tuttavia, mi hanno sempre lasciato un retrogusto amaro, fatto di un senso di inquietudine non esattamente proprio di un film comico ma tipico di quella comicità che si barcamena sul sottile filo che separa la commedia dal dramma. Chi non ha mai desiderato che, a un certo punto, il ragionier Ugo mandasse a cagare il mega Direttore naturale di turno? Chi non ha accolto con sommo tripudio l’urlo liberatorio “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”, in barba a qualsiasi ridicolo cliché intellettuale di una certa sinistra salottiera? Fantozzi era un Italiano medio schiacciato nei gangli delle convenzioni sociali ma capace di inaspettati slanci di ribellione e rivolta. Se il Paolo Villaggio attore ha lasciato, all’Italia e al mondo, il Fantozzi cinematografico, e il Paolo Villaggio scrittore ha concesso in eredità ai posteri gli omonimi manoscritti e non solo, tradotti anche in lingua Russa per la vicinanza dello stile di Villaggio a quello di Gogol e Checov, il Paolo Villaggio cantautore verrà ricordato per la sua collaborazione con Fabrizio De Andrè
Nel Suo libro “Amico Fragile” (2000), per esempio, Cesare G. Romana racconta l’amicizia tra Paolo e Fabrizio, incastonando la storia nello scenario reale della Genova del dopoguerra pervasa, così come tutta l’Italia dell’epoca, da un generale e rinnovato entusiasmo, capace di ispirare una produzione artistica di alto livello. I due si conoscono negli anni 50, quando Villaggio ha quindici anni e De Andrè solo sette, diventando negli anni successivi, compagni di scherzi, note e nottate passate a mo’ di zingari, come ricorda lo stesso De Andrè nel libro di Romana. Dal sodalizio nasce il pezzo scanzonato Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Potiers (come singolo per Karim nel 1963 e poi inserito nell’indimenticabile “Vol. 1” per Bluebell Records del 1967) che De Andrè arrangia con i crismi propri della ballata rinascimentale e che entrambi arricchiscono di una digressione storica che sembra rubata al miglior teatro dell’assurdo: torna invitto dalla guerra Carlo Martello, coperto di gloria e desideroso di placare la sua sete d’amore… la storia si conclude in modo grottesco regalandoci un Re dei Franchi un po’ meno sovrano leggendario e un po’ più uomo, un po’ meno eroe e un po’ più… Fantozzi.

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