Paolo Conte: “Un gelato al limon” (1979) – di Lorenzo Scala

“Libertà e perline colorate, ecco quello che io ti darò… e la sensualità delle vite disperate, ecco il dono che io ti farò”. Facile vero? Rubare al mastodontico Conte un’introduzione così perfetta è una vera faciloneria. Poco importa dai, converrete con me se vi confesso il mio bisogno intimo, il bisogno di fuggire via di qua. Un bisogno collettivo, a dire il vero. Il bisogno pulsante di spalancare la finestra ed evaporare nebulizzati nell’etere oltre le nuvole. Ecco, la frase con cui ho iniziato questo testo improvvisato, è da sempre un piccolo mantra personale, la chiave di svolta per mondi fantastici e terreni. Mondi fuori di qua. Via da queste quattro pareti, dal lavoro complicato di questi giorni, via dalle mascherine che segano le orecchie se portate per più di tre ore, dai social che curano e alienano… ci lecchiamo le ferite e ci strizziamo l’occhiolino, ci annusiamo cercando di consolarci ma arriva sempre il momento in cui si è soli con se stessi anche se si vive in sette in quaranta metri quadri…e allora via. Via di qua.
Stasera dentro casa piovono perline colorate e libertà, esatto, libertà di ballare nella zona rossa. Perché lo sapete bene anche voi, la libertà è un non luogo dello spirito, uno spicchio di terra esistenziale in una regione ripiegata come un tovagliolo dentro di noi. Metto il vinile di Paolo Conte sul piatto (“Un gelato al limon” (RCA italiana, 1979). Lo adagio direttamente sul lato B. La puntina si affoga nel petrolio e tutto gracchia distorto fino a che il suono si stabilizza.  Mi ritrovo così sprofondato in fondo a una città, a risalire trascinato da una risacca di note verso l’alto, trafiggo le zanzariere delle nuvole e le sorpasso, mi giro e le saluto ridendo con un dito medio ben puntato e via, via da questa malattia, da questo microscopico brufolo con una corona rossa, via cavalcando un piccolo e ingenuo delirio della sera. Vi abbraccio tutti o meglio quasi tutti, da quassù. Prendete la vostra canzone e venite ad assaggiare quest’aria frizzante e indomita di una primavera che ha già portato neve. Venite se vi va, oltre i balconi e le tapparelle e le inferriate, oltre i cancelli, oltre le antenne. Venite, ognuno con il suo gelato preferito. E se riuscite, portate pure il cane.

Un gelato al limon, gelato al limon, gelato al limon
Sprofondati in fondo a una città
Un gelato al limon, e vero limon
Ti piace?
Mentre un’altra estate passerà
Libertà e perline colorate, ecco quello che io ti darò
E la sensualità delle vita disperate
Ecco il dono che io ti farò
Donna che stai entrando nella mia vita
Con una valigia di perplessità
Ah, non avere paure che sia già finita
Ancora tante cose quest’uomo ti darà
E un gelato al limon, gelato al limone, gelato al limone
Sprofondati in fondo a una città
Un gelato al limon, gelato al limon, gelato al limon
Mentre un’altra estate se ne va.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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