Paolo Conte: “La Negra” (1987) – di Benedetta Servilii

“Dovresti scrivere di Paolo Conte, La Negra… è tua”. Un invito che suona come un appuntamento troppo a lungo rimandato, come un segreto che non può più essere nascosto ma che si ha paura di svelare. Perché è questo che si prova di fronte a Paolo Conte: urgenza e paura. L’urgenza di un’emozione immediata, che hai bisogno di condividere, anche quando non sai se sarai in grado di esprimerla e se sarai capita; la paura di sentirsi vulnerabili e smascherati da un tocco invisibile ma così forte e difficile da raccontare. Dopo questa doverosa premessa, torniamo al punto di partenza“Dovresti scrivere di Paolo Conte”. Vi sembra facile ora? Le ho pensate tutte e qualsiasi cosa camminava sulla sottile linea tra il riduttivo e l’eresia. Un rischio troppo grande da correre, ancor più perché non avrebbe reso giustizia a chi ha scritto poesie su armonie inconfondibili e non avrebbe  nemmeno parlato di me, con tutte le sfumature cromatiche che mi porto dentro.
Allora ho lasciato fare a lui (come sempre) e alla mia urgenza di raccontarne il risultato. Ho messo su “Aguaplano” e la canzone che tutti dicono essere mia, ho chiuso gli occhi e ho pensato a chi mi chiama “negra del mio cuore” da quando ci conosciamo, a chi mi ha regalato il libro più importante della sua vita dedicandolo “alla negra per eccellenza” e a chi ha guardato le mie tonalità più scure ed è riuscito a rimanere. Perché sì! “Ombra è ambra” e l’anima non è più magra quando lo si accetta. Paolo Conte ha il potere di farti sentire a casa anche al buio. Basta una voce, un pianoforte e, magari, l’idea di una sigaretta accesa. Casa è dove ci sono anche quelle tre persone con cui l’ho sempre ascoltato e che – chissà? – facilmente si riconosceranno nelle mie parole. Abbiamo lasciato scorrere fiumi di vino rosso, cullandoci sulla sua musica e le sue parole. Spesso non siamo stati capiti, a volte ci siamo fraintesi. Ci siamo seduti su giostre pigre e tenuti per mano sulle montagne russe, rischiando equilibri che davamo per scontati. Hanno fatto parte di noi, è stato inevitabile incontrarci e impossibile salutarci. In fondo, una dea nera,  dai poteri magici e col sapore di linfa, ci ha sempre salvati. Ma a ritmo di Jazz… e questo, amici miei, ha fatto la differenza.

Ti cerca una negra / al telefono un attimo / ma l’ombra è ambra.
Sicuro che sia negra? / non c’è aereo che si alzi in aria / e l’anima è magra.
Ti cercava una negra, / sì, ma non l’avrei capita più in questa giostra pigra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: