Paolo Benvegnù: “Dell’odio dell’innocenza” (2020) – di Isabella Dilavello

Sto cercando disperatamente di essere felice. Felice nella disperazione. Come una missione nel tumulto del mondo, come un programma politico nel governo del mio io. Felice di fare cose con altre persone felici. Considerato il sistema, considerati i mutui, le bollette, il senso di un lavoro prossimo alla schiavitù e decisamente lontano dalla dignità. Non sapendo esattamente cosa sia felicità, se è cosa normale o spietata. Sto cercando disperatamente di visualizzare e immaginare. Affidarmi all’immaginario come ci si affida a una madre, a quella che genera e ama ciò che genera. Affidarmi all’immaginario come impronta che disegna la realtà prima che avvenga, reale e concreta prima ancora di essere, tra lato conosciuto e conoscibile e lato misterioso e insondabile, in pieghe difficili o impossibili da sondare. Sto cercando disperatamente di essere innocente e consapevole della colpa, innocente consapevole di quell’essere mostruoso che mi abita di traverso, innocente e ingenua come due in una stanza che scopano e sono solo loro e fuori nessuno.
Sto cercando disperatamente di alzare la mano e dire “Io, io ti odio” per potermi abbandonare a un sentimento d’amore incommensurabile. Sto cercando disperatamente di essere oscena di vita, vita oscena perché esce sanguinante da una vagina e urla ed è meravigliosa, bassa e altissima, infinita di sguardi su tutto, sui cadaveri e sui matti, su i corpi addormentati e alcolici al bordo della strada, su tutto quello che non vorremmo vedere, ma ci viene sbattuto in faccia senza allegria e giriamo la testa, giriamo, giriamo, giriamo, ma è un cerchio e prima o poi ci cadiamo sopra. Sto cercando disperatamente di essere felice. Disperatamente. Felice. E cerco disperatamente il silenzio, mentre tutti sguaiatamente sbraitano, come in un melodramma, stucchevoli e vocianti come in uno psicodramma collettivo. Invece è solo di silenzio e di te che mi cammini accanto, che ho bisogno. Dicendo tutto. Disperatamente in silenzio. Come l’infinito
– Caduta nella lettura di una intervista a Paolo Benvegnù, questa non è una recensione, o forse lo è, mentre ascolto, ossessiva, l’ultimo suo album “Dell’odio dell’innocenza” (Black Candy Records 2020) – “dimmi che sono anch’io il tuo inferno”.

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