Pane: Pane Play The Doors (Progetto Pane 2017) – di Capitan Delirio

Jim Morrison (con i suoi Doors) è sempre stato una fonte d’ispirazione infinita per una gran quantità di artisti, sin da quando era in vita, per poi moltiplicare la popolarità al momento della scomparsa, nell’ormai lontano 1971, divenendo leggenda. La sua leggenda è arrivata ancora più carica di fascino ai giovani musicisti di tutto il mondo, tra cui anche quelli italiani, che non hanno potuto conoscerlo dal vivo ma si sono lasciati trascinare dalla sua arte, dalla sua poetica, gettando le basi per la loro formazione culturale, come è successo al romano Claudio Orlandi, voce della compagine dei Pane, agli inizi degli anni novanta. Claudio ha studiato a fondo le qualità vocali di Jim Morrison (spesso dimentichiamo, accecati dalla luminosità abbagliante della sua iconografia, che Jim Morrison è stato un fenomenale e singolare cantante) per poi ampliare la sua visione nutrendosi di tecniche apprese dall’ascolto approfondito di Demetrio Stratos, Franco Battiato, Giovanni Lindo Ferretti. Proprio in quel periodo ha ideato il progetto Pane insieme a un gruppo eterogeneo di suoi colleghi, fino alla definitiva formazione a cinque elementi. Negli anni hanno sviluppato una loro originalissima personalità con tendenza acustica che ha portato alla produzione di album importanti come l’omonimo “Pane” (2003) “Tutta la dolcezza ai vermi” (2008), o “Orsa Maggiore” (2011) e l’ultimo “Dismissione” del 2014, un concept album incentrato sulle problematiche legate all’amianto con testi di Fabio Orecchini, che forse rappresenta la fine di un ciclo. Il 2015, infatti, fa registrare l’uscita dal gruppo del pianista e del batterista che hanno deciso di prendere strade diverse, lasciando i tre componenti che adesso costituiscono l’attuale formazione, con Vito Andrea Arcomano (chitarra acustica), Claudio Madaudo (flauto traverso, bansuri) e, naturalmente, Claudio Orlandi (voce). Per i tre superstiti è nata l’esigenza di esplorare nuove sonorità, ispirati dall’utilizzo del bansuri, per ritrovare un nuovo personale sound impregnato da atmosfere orientaleggianti. Provando e riprovando hanno sentito l’esigenza di tornare alle origini, con Jim Morrison ad aspettarli dietro l’angolo, quasi non vedesse l’ora che qualcuno ne smuovesse nuovamente lo spirito. Così nasce l’idea di rendere omaggio ai Doors, non soltanto con una cover, ma con un intero disco tributo, scegliendo qua e là nella loro incandescente produzione. “Pane Play The Doors” è il titolo di questo ultimo lavoro uscito lo scorso dicembre. Splendida l’apertura con il brano Yes, The River Knows; non ci poteva essere scelta più azzeccata, perché il testo invita a immergersi totalmente, pienamente, dolcemente, nelle acque del fiume, nelle acque dell’amore, nelle acque del sapere, abbeverandosi al vino mistico. Sembra che i tre musicisti abbiano preso alla lettera l’invito e, dalla profondità della loro maturità acquisita, impartiscono un’aura ancora più spirituale, trascendente e soffice, a quella dell’originale. Il disco prosegue su questa astrale scia, invocando la luce dell’alba in Waiting For The Sun, o toccando galassie di sensualità in Light My Fire, dove l’improvvisazione e il ritmo euforico nel finale del brano, sono da brividi di piacere. Come è di notevole spessore l’interpretazione di Alabama Song, brano che ho avuto la possibilità di vedere eseguito dal vivo e posso garantire che è di una bellezza disarmante. Per poi chiudere inevitabilmente con l’eterna e scandalosa The End, in cui i musicisti danno prova della loro intensità espressiva degna delle performances primigenie di Jim Morrison. D’altronde non c’è modo migliore che iniziare se non con la fine, mia bellissima, mia unica amica. Così, la neonata formazione, per cominciare il nuovo percorso artistico ha scelto le dimensioni psichedeliche di Jim Morrison, Ray Manzarek e compagni, dimostrando che ci sono ancora altri aspetti da tirare fuori nella loro produzione già sviscerata fino al midollo, perdendosi nel tempo-senza tempo dei Doors, in questo tempo-senza tempo dei Pane, odierni Cavalieri nella tempesta.

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