Pane: “Orsa Maggiore” (New Model Label, 2012) – di Gabriele Peritore

Se la pazzia, in un lampo di improvvisa lucidità, potesse scegliere una partitura per auto elogiarsi, probabilmente sceglierebbe quella orchestrata dalla formazione romana dei Pane per il loro disco “Orsa Maggiore”. Il pianoforte suonato da Maurizio Polsinelli, come la psiche della stessa pazzia, vaga in preda al panico, salendo e scendendo su scale di note, in cerca di una via di fuga melodica, che a volte trova, ma più spesso schiantandosi catastroficamente al suolo (Cavallo). La chitarra, pizzicata dalle dita di Vito Andrea Arcomano, ronza nervosa come la pelle intirizzita, come carne da macello impudicamente esposta in attesa della inevitabile lapidazione, anticipo della messianica crocifissione (Samaria). Il flauto traverso suonato da Claudio Madaudo, come il respiro annaspa in cerca d’aria, sbraccia in circonvoluzioni asmatiche, per poi boccheggiare gonfiando i polmoni e, in unico soffio, raggiungere le nuvole, quasi a voler essere assunto in cielo da vivo (Orsa Maggiore). La batteria sfiorata da Ivan Macera, come il cuore palpitante, sfarfalla in aritmie assordanti e poi accelera incontrollata, si aggrappa alla gola, alle tempie e pulsa, pulsa; esistono… esistono sentimenti che lo fanno fibrillare (Gocce). La voce di Claudio Orlandi, come il suono stesso della pazzia, si raggomitola in ripetitive e angoscianti cantilene che poi si srotolano in urla che squarciano il velo e come un lampo illuminano qualsiasi cosa intorno (Fiore Di Pesco). Il caos musicale proposto dai Pane, mimetico della sindrome schizoide, di difficile connotazione e collocazione tra i generi, si stratifica tra sonorità Rock prog, teatro canzone e Jazz e, in precisi momenti, ingrana la giusta sintonia universale, trovando il suo sublime cosmo nella commovente bellezza di brani come La Pazzia o L’umore; o di pacificante dolcezza come Tutto L’Amore Del Mondo o Alla Luna. Un ruolo determinante lo giocano i testi di Claudio Orlandi, vere e proprie poesie, interpretate in maniera del tutto personale, con teatrali cambi nel registro della voce che trasmettono minaccia e delicatezza, turbolenza e sensibilità e sprazzi di pura potenza. Orlandi, per dare un senso di completezza alla stesura poetica, riadatta alle proprie esigenze opere di altri artisti, come quella del poeta metropolitano Victor Cavallo per la pièce di Cavallo, dello scrittore siciliano Gesualdo Bufalino per i passi di Samaria e del sommo poeta futurista Vladimir Majakovskij che ispira Orsa Maggiore; il tutto amalgamato dal pensiero filosofico di Erasmo da Rotterdam che aleggia supervisionando. In questi tempi umorali in cui è facile cambiare pensiero, “Orsa Maggiore” dei Pane suona come un assalto al cielo, un cielo divino che nella sua perfezione contiene un briciolo di follia, perché come dice Claudio Orlandi: “La pazzia ti raggiunge sincera come i canti di note di cani / schiavi rabbiosi e il lamento di schiamazzi notturni”. Si sa, però, che ai pazzi è riservata quella parte di cielo illuminata dalla luna, umorale anche lei, e quando la luna consuma il suo ultimo barlume e la notte si fa fonda, serve nuovamente qualcuno che si sostituisca alle stelle; e allora è necessario tornare a invocare il pazzo: “Ti chiedono luce e tu bruci”. Soltanto la pazzia possiede la scintilla di genio e il coraggio incosciente necessari a lanciarsi in scoperte prodigiose in grado di apportare elementi che aiutino l’umanità a progredire, tutte caratteristiche che questo disco possiede: “Chiome di foresta si attorcigliano intorno al mio corpo lasciando solchi inauditi e fecondi”

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3 pensieri riguardo “Pane: “Orsa Maggiore” (New Model Label, 2012) – di Gabriele Peritore

  • maggio 23, 2017 in 4:45 pm
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    Ciao a tutti! E’ un vero piacere leggere questa bellissima recensione a più di due anni dall’uscita del disco! Segno che la nostra amata Orsa continua il suo percorso nei meandri reali della musica italiana, giungendo piano piano e senza posa verso chi sa accoglierne ed apprezzarne la ricchezza. Buon ascolto e baci di Pane!
    Claudio

    *
    Grazie a chi vorrà condividere questa recensione o altro materiale Pane e chi posterà per commentare l’ascolto del disco.

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    • maggio 24, 2017 in 12:15 am
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      Ciao Claudio, lo sai già, te l’ho scritto anche in privato, è stato un vero piacere scoprire e poter recensire il disco “Orsa Maggiore”. Contiene elementi che uniscono in maniera esemplare musica e poesia; quel tocco di follia che genera magia.

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      • maggio 24, 2017 in 6:37 pm
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        Sono proprio gli elementi che abbiamo usato sin da subito per creare Pane! piacere che venga riconosciuto e apprezzato il lavoro 😉

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