Paladino Sghembo: Poeta dell’Amore e della Vita – di Cinzia Pagliara

Ho incontrato Nicolino Pompa (in arte Paladino Sghembo) solo virtualmente, in un salotto letterario alternativo della Roma poco conosciuta (con una incredibile e ricchissima presenza di giovani artisti ) a cui si poteva partecipare anche da lontano, perché, come recitava l’invito, “la Poesia non conosce la distanza”. Lui aveva letto un estratto del mio libro che era stato pubblicato su Debat, e lo aveva trovato poetico. Avevo ricevuto, assieme all’invito, una delle sue bellissime “esche d’amore” e confesso che mi aveva lasciato perplessa. Poi ho imparato ad attenderle,le sue esche, perché non c’è nulla di improprio o di invadente, sono le frasi che ci piacerebbe sentire dire e che i cuori dei Poeti non si vergognano ad esprimere: parlano dell’ Amore e in questo amore c’ero anche io. Ed era bello:
“Pianto, nel tuo giardino, i girasoli / Quelli degli Amori Ridenti… /  Che dian luce ai tuoi occhi umbratili, / e certezza ai tuoi passi imprudenti.”
Un modo emozionante per augurare, semplicemente, “buon pranzo”. Nicolino è un Poeta. Un Poeta vero, attento alla metrica, al ritmo, alle parole e agli aggettivi ( confesso la mia assoluta passione per gli aggettivi). E’ diretto, a volte brusco. E’ quasi sempre tenero, a volte toglie il fiato l’immensità del suo sentire. La sua vita complessa, difficile, che trasuda dolore e insieme gioia stupita è intrecciata tra le virgole, le parole e, soprattutto, i punti di sospensione. E’ un animo sospeso, il suo. Dunque ho partecipato anche io ai salotti poetici, da lontano, con le mie parole sempre un po’ ermetiche, frammentate, disperse. Per questo mi ha voluto telefonare, con il suo accento romano ( che in alcune poesie in dialetto sa di Trilussa e dei canti dei barcaroli) e la voce da attore: “Nun  scrive solo pe tte. Fatte capì anche da chi nun sa legge. La poesia è di tutti”; e io ero senza parole: ma che voleva, insomma?… e invece voleva spingermi a scrivere, a essere me, a non avere sempre filtri. Siamo diventati amici, io resto ermetica e frantumata, lui resta immediato ed emozionante: “Come per un bambino l’aquilone, / siano, ogni volta, i versi che ti scrivo, / il tuo meravigliarti quando arrivo, / e il tuo sorriso… / se sei triste, la tua consolazione” Mi resta un desiderio: incontrarlo nel suo vagabondare notturno “dentro” la sua Roma, a Trastevere, lungo il fiume o tra le vie affollate di gente… Vedere l’espressione sul viso di chi lo sente recitare le sue “esche d’amore” o le poesie in romanesco: i capelli disordinati, la barba incolta e bohemienne, così assolutamente fuori tempo e per questo così assolutamente Poeta. Una sigaretta, un bicchiere di vino, un video in cui recita e ti dedica parole, poi via, dentro la notte fino alle ore piccole, e poi su un autobus verso il mare, ogni giorno, a vedere l’alba, con stupore immutato e immutabile. L’alba che  porta nuove parole (le più preziose, le più toccanti sono per i suoi Amori perduti, non esche: frammenti di una paternità che lascia in silenzio. In ascolto). Poesie bellissime; e poi è di nuovo giorno, un giorno nuovo, e noi restiamo ad aspettare le sue esche:
“L’amo, il tuo Non esistere… / e il mio trafelato cercarti”
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