“Pagina Bianca” – di Floriana Tosca

Scrivere, devo scrivere, tutto. Adesso. Ora. Mettere nero su bianco, senza filtri, senza reticenze. Mi aggiusto sulla sedia, sposto e perfeziono la posizione del soprammobile sulla scrivania, inspiro. Fisso il foglio. Ci scrutiamo circospetti, io lui, lui me, diffidenti. Lui mi guarda anonimo con una vaga aria di sfida: “che vuoi? Vuoi imbrattare le mie fibre candide con un mare di inchiostro (del cui contenuto mi riservo un dubbioso giudizio)? Parli parli parli senza capire cosa vuoi, dove vuoi andare a parare, che senso hanno i tuoi segni sul mio corpo bianco? Pensaci bene stavolta prima di rovinarmi una volta per tutte, sullo scaffale c’è una risma di fratelli pronti a sostituirmi quando mi accartoccerai insoddisfatta ma io ho solo questa vita, una sola chance. Dai un senso alla mia sostanza. Il filo del suo pensiero mi arriva dalla scrivania al cervello e subito mi monta un mare di proteste“ma come? Tu mi ammonisci ancora prima che io frughi nel mio cuore, prima di pesare le mie emozioni, di imbrigliarle dentro lettere, componendone parole e frasi? Ma tu che cosa ne sai di quello che si prova a filtrare i ricordi, a immaginare, a creare le emozioni che sembrano così spontanee da essere fiorite da sole sulla pagina…tu sei un intreccio di fibre compresse pronte ad assorbire la vita trasfusa in lettere ordinate ed inchiostro. Ho bisogno di te per raccontare la passione di baci avidi e impazienti, mi servi tu per raccontare la struggente bellezza di un orizzonte vuoto, la tenerezza di una mano”. Il foglio sussulta sul piano, sarà pure – e ne sono consapevole – un filo d’aria dalla finestra ma a me sembra una risposta al mio pensiero. Continua a fissarmi scettico “davvero?”. Impugno la penna e con un gesto deciso la appoggio, la pagina geme al contatto e contemporaneamente tutti i miei pensieri svaniscono… vuoto. Zero. E ora? “Grazie eh, ci mancava giusto il tuo incoraggiamento per cominciare!”Lui sta fermo sotto la penna e continua a fissarmi in formato A4… ma avesse ragione lui? Vale davvero la pena scrivere tutto,passare al microscopio ogni emozione, ogni pensiero nero su bianco? A che serve? Comincio a vergognarmi dei miei pensieri, mi sembra che non siano poi tanto degni da valere la vita del foglio e/o dell’albero che hanno tagliato per produrre lui e i suoi fratelli messi nella risma sullo scaffale. Un anonimo foglio bianco sta mettendo in discussione tutto il mio modo di essere. Senza parlare e limitandosi a fare da specchio critico, pondera l’effettivo valore e qualità delle mie idee, ricordi, modo di vivere (che se basta così poco per metterlo in crisi tanto valore, peso o sostanza non deve averlo). A questo punto però accade una cosa: senza avere libero sfogo tutti i pensieri che vorrei mettere per iscritto, restano imbrigliati nella testa e sono costretta, per riportare la calma, ad affrontarli uno ad uno. Li esamino e seppur di mala voglia, alcuni, quasi la maggior parte, li getto via: inutili e fastidiosi soltanto. Il foglio bianco sta facendo pulizia di dati superflui. Accidenti a lui. Volevo solo scrivere un po’ e lui mi ha fatto una seduta di psicoterapia. Gratis. Almeno quello. Mi alzo infastidita, scrivo domani che adesso non ho più niente da dire che valga la pena. Mentre spengo la lampada e mi allontano mi sembra di sentirlo ridacchiare nel buio. Maledetto.

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