“Pace in terra agli uomini di buona volontà” (Lc 2,1-14) – di Maurizio Fierro

Il 29 dicembre 1890, sulle rive del torrente , nel Sud Dakota, le giacche blu guidate dal colonnello James Forsyth sterminarono circa trecento indiani Minneconjou, tribù appartenente ai Lakota, una delle tre famiglie SiouxLe parole di Wakanda, una anziana squaw fra le poche superstiti della strage, sono un percorso della memoria che ci accompagnano al periodo della cosiddetta “soluzione finale” per il problema indiano, quando si operò la sistematica distruzione della cultura e della civiltà pellerossa
Wakanda alzò lo sguardo e vide quello striscione che si dipanava da un capo all’altro del presbiterio nella chiesa episcopale di Pine Ridge. “Pace in terra agli uomini di buona volontà”, era il messaggio: parole che non potevano essere comprese dall’anziana squawEra dicembre, il mese della “Luna della Brina sotto la Tenda”, secondo il calendario Sioux-Lakota. Illuminati dalle candele, gli addobbi natalizi pavesavano la piccola chiesa della comunità di Pine Ridge; da giorni, una tormenta di neve stava flagellando la riserva indiana del Sud DakotaDopo aver passato diverse ore al gelo su un carro bestiame, Wakanda si trovava ora finalmente al riparo, all’interno della chiesa episcopaleMentre i bambini rimasti illesi dalla furia delle giacche blu correvano sulla paglia che ricopriva il pavimento in cerca di qualcosa con cui sfamarsi. Powaqua scosse il braccio di Wakanda“Non ti addormentare, ti scongiuro!”, disse PowaquaDopo aver riaperto gli occhi, l’anziana squaw strinse a sé la bambina. “Stai tranquilla, Powaqua, ci sono io, qui con te”In quel momento la grande porta in legno della chiesa si aprì, e nel cono di luce si vide una figura avanzare con fare deciso. Era un soldato. Aveva i capelli rossi e la stazza di un orso bruno. “Uccello Giallo, mi senti? Vieni fuori!” Le parole del sergente Clayton echeggiarono nella chiesa seguite da un lungo silenzio. “Miserabili musi rossi”, berciò, “ditemi dove si è nascosto quel vostro stregone da strapazzo!” Nessuno osò replicare. Le donne e i bambini rimasero in silenzio, lo sguardo fisso sul pavimento ricoperto di paglia. “Avanti, straccioni, ditemi dove è Uccello Giallo!”,intimò il sergente. “Nessuna maledetta danza è riuscita a salvare la pelle ai vostri uomini, donne!”, sentenziò con un sorriso sarcastico. “Dal vostro silenzio devo dedurre che non volete collaborare, quindi. Bene, se è così, riferirò al colonnello”Dopo che il sergente fu uscito dalla chiesa le donne sollevarono il capo e un velo di preoccupazione attraversò i loro sguardi, che poi si posarono su quelli di Wakanda. Per qualche istante la squaw rimase perduta nei suoi pensieri. La voce sommessa di Powaqua la riportò alla realtà. “Wakanda, perché l’uomo bianco cerca Uccello Giallo?”L’anziana aggrottò la fronte, poi si rivolse alla bambina sforzandosi di sorridere. “L’uomo bianco è furbo, Powaqua”, disse, “sa di non poter controllare il potere di uno stregone. Uccello Giallo è un pericolo, per lui”. “Il mio papà è nascosto insieme a Uccello Giallo?”, chiese la bambina. “Lui lo protegge, vero?”Un velo di tristezza attraversò il volto di Wakanda“Certo”, rispose accarezzandole i capelli. Poi l’anziana squaw cercò di cambiare espressione e un sorriso comparve sulle sue labbra. “Ti piacerebbe ascoltare una storia, Powaqua?”La bambina annuì, gettò le braccia al collo di Wakanda e si sedette di fronte all’anzianaAnche le altre squaw si avvicinarono. Coprendosi con le luride coperte si disposero in cerchio e, stringendosi fra di loro, cercarono di dimenticare il gelo che avvolgeva la chiesa. “Era stato il vecchio Wovoka, il primo a danzare”, disse Wakanda,”fu quando il sole fu oscurato dalla grande macchia nera”L’anziana fece uno sforzo per concentrarsi e raccogliere i ricordi. “I guerrieri lo trovarono avvolto nel “sonno magico”, continuò, “Wovoka aveva varcato lo Spazio Sacro e, al risveglio, raccontò di aver incontrato il Grande Spirito che gli aveva mostrato una terra ricca di vegetazione e gli aveva chiesto di portare il messaggio fra i fratelli Sioux di Toro Seduto, insegnando loro la ghost dance”“La danza di Uccello Giallo?” chiese Powaqua“Sì, proprio quella, piccola. Gli uomini bianchi non capivano”, continuò Wakanda. “Quando vedevano i guerrieri cantare e saltare dal tramonto all’alba, erano spaventati, pensavano a un segno di rivolta. Infine il Grande Spirito chiamò a sé Toro Seduto…”A quelle parole lo sguardo di Ptaysanwee, Takchawee, Weeko e delle altre donne Minneconjou fu come attraversato da un lampo ma fu un attimo, ben presto lo sconforto riaffiorò nei loro occhi. “Vedi, Piccola Alce”, continuò Wakanda, “Toro Seduto, il capo di tutte le nostri tribù, divenne il gran sacerdote della danza. Lui ne aveva inteso il senso, l’importanza, per il nostro popolo. Quando i nostri cugini Hunkpapa ci raggiunsero all’accampamento e ci diedero la notizia della sua morte, le speranze di tutti i fratelli Sioux finirono nella cenere. Il Grande Padre aveva ordinato di catturare Toro Seduto, e Tomahawk Rosso aveva premuto il grilletto”(1). Per alcuni interminabili momenti la chiesa fu avvolta da un silenzio tombale. La luce che filtrava dalle piccole finestre triangolari disegnava sulle pareti delle forme indistinte, simili a piccoli spettri. “Dopo la morte di Toro Seduto”, proseguì Wakanda, “Piede Grosso accolse i nostri cugini Hunkpapa confidando nella protezione di Nuvola Rossa. Il gran capo degli Oglala era rimasta la nostra unica speranza”Dopo un momento in cui il suo sguardo parve inseguire un punto immaginario all’interno della chiesa, l’anziana squaw riprese il racconto. “Ah, Nuvola Rossa. Ricordo ancora quando Piede Grosso e Toro Seduto lo raggiunsero a Cherry Creek per incontrare Naso Aquilino, dopo l’infamia di Sand Creek.(2) Nel nostro accampamento ci fu un gran fermento e tutti noi attendevamo con ansia la decisione dei grandi capi”“Perché Piede Grosso voleva combattere l’uomo bianco, Wakanda?” chiese PowaquaL’anziana squaw corrugò la fronte e scosse il capo. “Sai, piccola, i visi pallidi furono cattivi con i Cheyenne. Pentola Nera aveva issato la bandiera di pace ma tutto fu inutile, il suo accampamento fu distrutto all’alba e tanti bambini come te, Powaqua, furono uccisi”La piccola pellerossa chinò la testa e rimase in silenzio. “A quei tempi”, continuò Wakanda,  “tuo padre, Alce che Corre, era un puledro selvatico. Ricordo che trascorreva le giornate a raccogliere le frecce che gli uomini perdevano durante le battute di caccia, e aiutava a fabbricare nuovi tomahawk. Poi arrivarono i segnali dal cielo, e tuo nonno, Aquila Pezzata, raggiunse Piede Grosso a Cherry Creek”Intorno a Wakanda, le squaw ascoltavano in silenzio. Le parole dell’anziana stavano facendo rivivere stagioni lontane e, per molte, il triste ricordo di mariti e figli uccisi in battaglia. “Infine”, continuò, “i grandi capi presero la decisione e iniziò la grande rivolta. I Crow, i Blackfoot e gli Aràpahos si unirono ai Sioux e ai Cheyenne, e le immense pianure del nord-ovest furono attraversate da fiumi di sangue. I nostri guerrieri si unirono a Nuvola Rossa e molti di loro non tornarono più. Anche Aquila Pezzata non tornò, e tua nonna Waabinda ne morì di dolore. Fu allora che tuo padre fu affidato al mio sposo, Toro Alto”In quel momento l’anziana avvertì l’esigenza di rifiatare. Reclinò il capo e per qualche secondo socchiuse gli occhi. Una giovane squaw si alzò e, servendosi di un mestolo, portò dell’acqua raccolta da un barile. Wakanda bevve l’acqua a piccoli sorsi e, dopo aver tratto un lungo sospiro, riprese il racconto. “Mi presi cura di lui come di un secondo figlio, Alce Che Corre e Piccolo Tuono divennero inseparabili”Tutt’a un tratto il volto di Wakanda fu attraversato da un’espressione divertita. “Un giorno tuo padre e Piccolo Tuono scomparvero. A loro piaceva seguire di nascosto gli uomini nelle battute di caccia, ma quella volta smarrirono la via del ritorno vagando per una notte intera nella foresta. Allora Uccello Giallo chiamò gli spiriti, e la mattina dopo Toro Alto li trovò che dormivano come ghiri nel grande prato. Poi arrivò la grande pace”, proseguì, “Nuvola Rossa e il Grande Padre trovarono l’accordo e lasciammo il nostro accampamento e i nostri territori di caccia. Tuo padre, Piccolo Tuono, e tutti i bambini furono caricati sui carri e, per mesi, durante il percorso che ci condusse dal Missouri alle Pahá Sápa (3), riuscimmo a cibarci solo di bacche, radici, grano bollito e carne di cane”Per un attimo Wakanda non parlò, e in quella pausa di silenzio si infilò il vento che soffiava sui vetri della chiesa. “Quando attraversammo il fiume Wachita”, continuò l’anziana, “fummo ospitati dagli amici Cheyenne del capo Pentola Nera, prima che la furia di Pahuska (4) lo uccidesse e annientasse il suo accampamento”Mentre i bambini correvano fra le panche di legno della piccola chiesa episcopale, le squaw si strinsero nelle coperte cercando riparo dal freddo. “Le Pahá Sápa diventarono il nostro territorio” disse Wakanda, “un territorio sacro, per il popolo Sioux”“Perché sacro, Wakanda?”, chiese Pawaqua“Perché sono il centro del mondo, piccola. Sono la dimora degli déi, dove gli stregoni vanno a parlare con il Grande Spirito e ad attendere le visioni”Pawaqua ascoltava l’anziana con la meraviglia dipinta sul volto. “Poi nei nostri territori arrivarono gli uomini che cercavano i sassi luccicanti”, proseguì Wakanda, “Pahuska mandò le giacche blu, e Toro Seduto e Cavallo Pazzo decisero di dargli una lezione”Le squaw osservarono il volto di Wakanda, un volto solcato dal tempo e dalle sofferenze di una vita. Gli occhi, scuri come l’ebano, trasmettevano però serenità e la dignità di chi cammina con il volto rivolto al sole. “Furono anni duri”, continuò l’anziana, “la strada ferrata costruita dagli uomini gialli fece terra bruciata di molti territori di caccia. In tutte le pianure il sacro bisonte fu sterminato, e carestie e malattie si abbatterono sul nostro popolo(5) Un brusio si levò nella chiesa. I ricordi della fame e degli stenti patiti tornarono ad agitarsi come fantasmi nei pensieri delle squaw“Gli anni passarono”, disse Wakanda. “Alce che Corre e Piccolo Tuono divennero uomini, e corteggiare Awanata, la ragazza più bella della tribù, era diventata la loro principale occupazione”. “Awanata era la mia mamma, vero?”, chiese Pawaqua“Sì, piccola”, rispose Wakanda con la voce rotta dalla commozione. “Alce che Corre, Piccolo Tuono e Awanata trascorrevano le giornate insieme. Erano tre anime amiche, che rincorrevano le speranze che il Grande Spirito inviava loro in sogno”. Wakanda strinse le labbra, che le disegnarono sul volto un solco profondo. “Poi, un giorno arrivarono degli uomini”, continuò l’anziana squaw. “Erano vestiti di nero e in mano portavano il libro sacro dell’uomo bianco. Cercavano i nostri ragazzi. Dicevano che dovevano frequentare le loro scuole(6) Li strapparono alle nostre famiglie. Piccolo Tuono fu preso con la forza. Tuo padre e tua madre riuscirono a nascondersi, scesero con la canoa lungo il fiume e non li rivedemmo per giorni”Le squaw ascoltavano a capo chino le parole di Wakanda, che strizzò gli occhi ed emise un sospiro rauco. “Da allora, non rividi mai più Piccolo Tuono”, disse, e il silenzio che seguì, quasi una morale alla fine della favola, fu interrotto dalla spontaneità dell’infanzia. “Wakanda, com’era la mia mamma?”, chiese Pawaqua“Oh, era bella”, rispose l’anziana squaw, “bella come il fiore che nasce dalla neve che si scioglie. Aveva i capelli lunghissimi, gli occhi di una giovane cerbiatta e le guance rosse. Per suo padre Falco Notturno aveva il valore di cento coperte e cento cavalli. Lui e Toro Alto discussero fino all’alba e trovarono l’accordo. Infine, arrivasti tu, Pawaqua. Quella sera vidi l’aquila della notte volare sopra il nostro accampamento, e la tua nascita fu accolta come un segno di buon auspicio. Ci furono giorni di gioia. Ma la sventura non dorme mai, e venne a far visita al tepee dei tuoi genitori”Pawaqua osservò l’anziana scuotere il capo. Poi, con un sorriso, Wakanda si rivolse alla piccola squaw che la stava osservando con lo sguardo triste. “Quando Awanata si ammalò della malattia dei punti rossi, Uccello Giallo cercò di fare un sortilegio. Danzò a lungo davanti al totem, poi la portò con sé sul monte Rashmon e rimase a vegliarla per sette giorni e sette notti. Tu eri un piccolo cucciolo, allora. Quando Uccello Giallo tornò, Awanata era avvolta in una coperta e Alce che Corre impazzì dal dolore”Wakanda si portò le mani al volto e le premette sulle tempie, quasi a voler cancellare il tormento che quei ricordi le stavano provocando. Infine prese le mani della piccola squaw e le strinse a lungo nelle sue. “Ora, siamo rimaste solo io e te, Pawaqua”, disse, “la mia vita è ormai appassita, e i miei giorni scorreranno veloci. Il Grande Spirito mi accoglierà presto nel Felice Territorio di Caccia. Il tuo tempo, invece, scorrerà lento. Un lungo cammino ti aspetta. Ma un giorno ricorderai le mie parole, e i nomi di Alce che Corre e di Awanata ti riporteranno al passato. Lì, ritroverai le tue radici, e sentirai nel tuo cuore l’orgoglio di appartenere a un grande popolo”Dopo aver pronunciato queste parole, Wakanda avvicinò a sé Pawaqua e la strinse in un abbraccio. A Pine Ridge intanto la luce del giorno aveva fatto irruzione nella chiesa. Wakanda si sollevò e, passi lenti, si incamminò verso l’uscita. Aprì la grande porta di legno e vide il sole troneggiare nel cielo blu. La tormenta di neve era ormai solo un ricordo. L’anziana guardò davanti a sé. Vide passare un carro, poi dei soldati al galoppoQuello scalpitio la fece ripiombare nell’incubo. All’improvviso, i ricordi si riaccesero, prendendo fuoco. Wakanda rivide i soldati arrivare al galoppo, perquisire i tepee e Uccello Giallo iniziare a danzare la ghost dance. Vide Coyote Nero protestare perché le giacche blu gli avevano sequestrato il winchester, udì il primo colpo di fucile e poi quel fragore assordante, che durò un’infinità. Vide Piede Grosso colpito a morte, le donne fuggire con i bambini, urlando, e sentì i tuoni dei grandi cannoni HotchkissInfine quel silenzio: un silenzio irreale… e i corpi distesi nella neve. Decine di corpi, senza vita. Poi li vide: Toro Alto e Alce Che Corre, in piedi, con lo sguardo fiero, davanti al loro tepeeL’anziana pellerossa li salutò per l’ultima volta, e conservò per sempre quell’immagine nel suo grande cuore. Con lo sguardo basso, Wakanda rientrò nella chiesa, mentre due lacrime le disegnavano un binario di dolore sul volto. Fu allora che sollevò lo sguardo e vide lo striscione, sopra il pulpito. E quella scritta dal significato misterioso, per lei, povera squaw analfabeta.

(1)  Nel gergo pellerossa, il Presidente degli Stati Uniti. Il 15 dicembre 1890 Toro Seduto fu ucciso da un colpo di rivoltella esploso a bruciapelo dal poliziotto indiano Tomahawk Rosso, uno dei componenti della missione che aveva il compito di catturarlo. (2) A Sand Creek, il 29 novembre 1864, più di centocinquanta indiani Cheyenne, per lo più donne e bambini, furono assaliti a tradimento e trucidati dalle giacche blu guidate dal colonnello e pastore metodista John Chivington(3) Così i Sioux chiamavano le Black Hills, catena montuosa che si estende dal Sud Dakota al Wyoming. (4) Così i Sioux chiamavano il Generale Custer. Il 27 novembre 1868 il suo 7° Cavalleria distrusse l’accampamento Cheyenne di Pentola Nera. Custer, come era solito fare, attaccò all’alba, quando gli indiani erano immersi nel sonno. (5) L’Homestead Act decretò la costruzione della Ferrovia del Pacifico, opera gigantesca con la quale si si intendeva coprire circa millesettecento chilometri di territorio con tronchi ferroviari. Migliaia di coolies cinesi, soprattutto, ma anche paddies irlandesi, italiani e tedeschi, furono impegnati per anni in quella mastodontica opera, che per i pellerossa determinò un duplice danno: oltre a deturpare i territori delle immense praterie, vennero infatti modificate le abituali piste battute dalle mandrie di bisonti determinandone una strage indiscriminata; in tal modo, se venne garantito cibo sufficiente per le migliaia di operai impegnati nei cantieri dell’ovest, nello stesso tempo venne scientemente sottratta agli indiani la loro principale fonte di sostentamento alimentare. Dal 1872 al 1874 furono abbattuti circa tre milioni di esemplari, e, di questi, solo centocinquantamila dagli indiani(6) Una odiosa legge obbligò tutti i bambini indiani a frequentare le cosiddette boarding school, scuole bianche gestite dai gesuiti. Nelle intenzioni del governo, i piccoli pellerossa, allontanati con la forza dalle loro famiglie, dovevano essere spogliati della loro identità nativa ed avviati ad una progressiva civilizzazione.

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