“OZZY THE MADMAN”: Tra Genio e Follia – di Silvia D’Orazio

Il mito di Ozzy Osbourne è destinato a durare – si direbbe nei secoli ma questo non è dato sapere – semplicemente perché non è solo un cantante come molti ce ne sono, ma è un simbolo della musica, del metal e della trasgressione totale. Sempre al centro di discussioni per il suo stile di vita, per la sua famiglia fuori dal comune, per il suo essere genio e cretino allo stesso tempo, ma soprattutto per il suo particolare timbro di voce che fa sognare centinaia di fan.
John Michael Osbourne nasce a Birmingham il tre dicembre del 1948. Quarto di sei figli, i suoi genitori operai non riescono a fargli vivere un’infanzia serena e agiata. Nessuno si aspetta niente da quel ragazzino povero, dislessico, con un deficit dell’attenzione e balbuziente. A scuola il suo primo soprannome è Ozzy:
“ciao come ti chiami?” “Os-Os-Os-Osbourne…”. Il suo tormento dell’epoca è un certo Anthony Frank Iommi: i due spesso litigano e finiscono col fare a pugni.
Ma ci torneremo dopo. 
Durante l’adolescenza Ozzy ascolta i Beatles e si appassiona alla musica e al canto, ma i suoi non credono in questa vocazione. Lascia a soli quindici anni la scuola per lavorare e aiutare la famiglia, ma presto la vita si rivela più dura del previsto, tanto da ridursi a commettere qualche furto. Questo gli costa un periodo di carcere, durante il quale si tatua da solo il suo soprannome sulle nocche. Finalmente in libertà decide di dedicare il cento per cento alla musica e la sorte pone davanti a lui proprio Tony Iommi: Insieme, nonostante le divergente e l’astio, formano i leggendari Black Sabbath.
Il successo non tarda ad arrivare con l’album omonimo, e successivamente con Paranoid e Sabbath Bloody Sabbath. La fama però spesso conduce dritti dritti all’inferno: Ozzy beve, si droga e spende la maggior parte dei soldi. Colpito dallo spettro della depressione si allontana dalla band (anche se mai definitivamente) e negli anni settanta sprofonda nella paranoia, nella psicosi maniaco-depressiva. Passa un anno quasi in solitudine a bere e a farsi. La discesa agli inferi però non viene percorsa fino in fondo. Entrano nella sua vita due figure salvifiche.
Sharon Arden, sua futura moglie ma soprattutto manager (la cosiddetta donna con gli attributi che più volte lo salva da quel pozzo fondo costringendolo a ricoveri e a riabilitazioni); e il talentuoso chitarrista Randy Rhoads, con il quale Ozzy ha un’intesa tale da riuscire finalmente a comporre le canzoni per il suo vero progetto da solista… 
Blizzard of Ozz.
Il 1980 l’anno del disco di platino. Brani come Crazy Train e Mr. Crowley restano ai primi posti per un lungo periodo di tempo e Ozzy acquista un’incredibile popolarità. Da giovane balbuziente e incapace di concentrarsi su qualcosa per più di due minuti, a grande rockstar. Nell’82 però una tragedia lo colpisce: la morte di Randy in un fatale incidente sconvolge tutti.
Ancora più dipendente da droghe e alcool si rinchiude nel privato per disintossicarsi. Lo stile di vita che conduce, il continuo cambiare membri della band e gli arresti non gli sbarrano il cammino: è il 1988 quando trova nel giovanissimo Zakk Wylde il suo musicista ideale e insieme stravolgono lo stile della band rendendolo graffiante e aggressivo. Il successo riacciuffato però non gli porta comunque la pace interiore e una sera è soltanto un miracolo a salvare lui e sua moglie. Ubriaco come non mai (pare si fosse scolato quattro bottiglie di vodka) tenta di strangolarla e torna in terapia. Uscito dalla riabilitazione, la sua attività si rivela ancora una volta inarrestabile. No More Tears è di nuovo disco di platino, tanto enorme è il successo.
Dal 1996 assieme a sua moglie organizza l’OzzFest, festival che ospita negli anni tutto il panorama metal e gli dona grandi soddisfazioni e un riconosciuto carisma.

Insomma Ozzy fra il successo planetario e i fallimenti personali, fra il genio musicale che è e il pagliaccio che appare, è un personaggio incomprensibile e affascinante che sa essere tanto talentuoso e profondo quanto ribelle e incosciente.
La sua vita è contrassegnata da leggende metropolitane che contribuiscono a renderlo misterioso e popolare: nessuno ha mai rinvenuto il cadavere del pipistrello a cui avrebbe staccato la testa
Ozzy Osbourne comunque, che piaccia o no, resta un personaggio unico nella musica e nella vita… anche se il suo tormento è comune a molti altri musicisti, come a confermare che l’artista si trasforma in mito nella sofferenza del suo percorso umano.

ozzy silvia

Un pensiero riguardo ““OZZY THE MADMAN”: Tra Genio e Follia – di Silvia D’Orazio

  • agosto 17, 2015 in 5:52 pm
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    Articolo molto bello. Ozzy è simpatico. È una rockstar genuina e pasticciona. Simile ai suoi fan.

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