Ottone Pesante: “Apocalips” (2018) – Maurizio Pupi Bracali

Ottone Pesante è il trio che non ti aspetti: Francesco Bucci al trombone, Paolo Raineri alla tromba e Beppe Mondini alla batteria, con questa particolarissima formazione triangolare, suonano anche la musica che non ti aspetti da una simile e ridotta strumentazione considerato anche che nessuno dei tre strumenti è stato sovrainciso. Dopo un primo album del 2017, “Brassphemy Set In Stone”, che già delineava le direttive sonore del trio, ecco che questo nuovo “Apocalips” (B.R.ASS Italia 2018), tenendo fede al titolo, è un’autentica apocalisse sonora che devasta i timpani con un volume di suono implacabile e infernale, senza concedere quasi nulla a melodie facili e rassicuranti. La batteria è un treno ad alta velocità imparentato con mezzi di trasporto punk e speed metal (Shining Bronze Purified In The Crucible, Lamb With Seven Horns And Seven Eyes, e ancora Bleeding Moon e non solo). I due fiati si incrociano, si intersecano, si uniscono e si separano, in un amalgama sonoro che vede felicemente mescolati elementi metal, musica sperimentale e avanguardie musicali del 900. Il legame col black metal più estremo, macabro e oscuro, si palesa in particolare con The Fifth Trumpet, unico brano che vede ospite alla voce (urlata, parlata, straziata, sgolata) Travis Ryan, cantante della band death metal californiana Cattle Decapitation, mentre anche elementi di math rock fanno capolino in più di un brano (Locust’ Army e Twelve Layers Of  Stones in particolare) e non potrebbe essere altrimenti, vista la spigolosità geometrica dei fraseggi fiatistici e dei frequenti stacchi percussivi del Trio. Come si evince dal titolo dell’album e da quelli delle nove tracce presenti, l’ispirazione apocalittica è quella dell’ultimo libro della Bibbia che rende l’opera un sorta di concept che si conclude magnificamente con la splendida, lunga (oltre tredici minuti) e funerea Doom Mood, (titolo di per sé già esplicativo) dall’incedere maestoso e Blacksabbathiano.

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