OTEME (Osservatorio delle Terre EMErse): la trilogia – di Maurizio Pupi Bracali

In principio furono gli Avion Travel. Ed è bellissimo cominciare con un nome che non c’entra nulla con quello di cui stiamo per parlare. E allora? Perché citare il gruppo casertano se non c’entra niente? Perché la Piccola Orchestra Avion Travel nei suoi anni migliori fu artefice di una musica che travalicava alcune consolidate barriere muovendosi magnificamente tra canzone d’autore e teatralità, tra arrangiamenti “colti” e musica popolare, realizzando una forma mentis musicale, anche grazie a una strumentazione particolare indirizzata al semiacustico, fuori da ogni schema conosciuto, inventando un suono e chiamandosi fuori da ogni logica commerciale. E’ questo, l’unico paragone, benché azzardato, e sottolineiamo assolutamente fuorviante, che si riesce a trovare dovendo raccontare gli OTEME (Osservatorio delle Terre EMErse) e i loro tre magnifici album pubblicati dal 2013 a oggi. Fondati nel 2010 dal compositore, polistrumentista e cantante Stefano Giannotti, gli OTEME sono un ensemble a “geometria variabile” che vede nel suo organico gli strumenti tradizionali del rock, accanto a una sezione fiati, un uso sporadico e calibrato di elettronica e a qualche occasionale strumento etnico di lontane parti del mondo. Ed è così che il primo album “Il Giardino Disincantato” (Strapontis 2012), vede l’ensemble composto da una decina di musiciste/i districarsi tra ottoni, flauti, tastiere, corni inglesi, trombe e flicorni, arpa, xilofoni e percussioni, tra le non facili ma bellissime composizioni di Giannotti (oltre a cantare suona chitarre, tastiere, banjo e vari altri marchingegni acustici ed elettrici) che esulano dal mondo commerciale conosciuto per sgusciare via serpeggiando tra canzone d’autore, musica classica da camera, afflati zappiani ed echi di Canterbury sound che rivestono mirabilmente i testi ermetici e surreali del leader. La storia si ripete felicemente e in modo ancora più compiuto nel secondo album“L’agguato, l’abbandono, il mutamento” (Ma.Ra.Cash 2015), conseguendo un risultato a dir poco affascinante. I musicisti a geometria variabile della band questa volta sono addirittura una dozzina con un ottetto di ottoni che affianca chitarra, basso e batteria, giocando il ruolo principale tra i borbottii free jazz dei tromboni, ancora sonorità zappiane e atmosfere a là Art Ensemble Of Chicago, mentre la tastierista Emanuela Lari, anche splendida cantante, assume maggiormente questo ruolo meno evidente nell’album precedente. Echi di antico folk elisabettiano (chi ricorda gli Amazing Blondel?) si mescolano ancora a quelli di Canterbury (Henry Cow, Hatfield and the North, National Health e addirittura il grande Robert Wyatt)… persino scansioni di musica contemporanea (Stravinskij è dietro l’angolo che spia), musical americano (anche Gershwin sta nell’ombra ad osservare) e frammenti di bolero (no, in questo caso Ravel non si è fatto vedere) sono le scintillanti perle della collana indossata in questo album dagli OTEME che propone anche, nel significato più ampio della parola progressive, una splendida suite di venti minuti in sette movimenti che si muove tra delicatezze acustiche, fiati avanguardistici e una forma canzone veramente “altra” onirica e surreale, ermetica e sottilmente umoristica che trascende ogni genere finora conosciuto. La storia si ripete ancora magnificamente per la terza volta arrivando nel tempo fino a oggi con Il Corpo e il Sogno” (Ma.Ra.Cash 2018) nuovo album che ancora una volta vede riconfermata la formula vincente tra la materialità e l’onirico, già presenti nel titolo, ben esplicati nei testi visionari e borderline di Giannotti e negli arrangiamenti strumentali di rara intelligenza, a logica prosecuzione di quanto detto riguardo gli album precedenti. Ritroviamo quindi i fiati ammalianti che si sposano con una strumentazione variegata e composita, seducenti brani per sola voce maschile e arpa, piccole e delicate gemme canterburyane, momenti bandistici, atmosfere circensi e felliniane, attimi di swing e di jazz manouche, boleri sinuosi, frastagliati frammenti di free jazz, leggere situazioni blues, oscillanti ritmi chill out, e tellurici episodi rumoristi della più oltranzista avanguardia. Il miracolo è che tutto questo si amalgama alla perfezione trasformando quello che poteva essere un’accozzaglia disordinata di suoni in un esempio di compiutezza musicale senza paragoni. Ancora sono presenti le influenze citate nei precedenti album che sarebbe superfluo ripetere ancora una volta, ma è comunque palese che a tracolla di Giannotti penda una bisaccia zappiana dalla quale estrarre qualche dissonanza geometrica e qualche nota quando necessario. E gli Avion Travel dai quali abbiamo cominciato? Si era già detto del paragone inadeguato ma per far capire la realtà musicale OTEME che si smarca e scarta di lato dal pensare canonico comune sulla canzone d’autore, sembrava l’aggancio migliore per descriverla, anche se là si operava in un contesto semiacustico legato agli strumenti a corda, mentre gli “Osservatori delle Terre EMErse” realizzano un meraviglioso ménage à trois tra i fiati, l’elettronica e l’acustico. Queste ultime parole sarebbero già una degna conclusione, ma è difficile resistere dal non segnalare il bellissimo album in duo di Stefano Giannotti e il chitarrista e bassista di estrazione prog, Salvo Lazzara “La vostra ansia di orizzonte” (Ma.Ra.Cash 2017) che esula lievemente, ma non troppo, dalla proposta musicale OTEME dedicandosi a una soluzione ancor più sperimentale, tra ambient, jazz, frammenti di avanguardia colta e… ma questa è un’altra storia.

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