Otello: vittima e carnefice d’Amore – di Cinzia Pagliara

Per buona parte della critica, con Otello, Shakespeare crea il più grande personaggio che è insieme vittima e colpevole dei tragici eventi narrati… chi scrive ritene invece che il più grande degli eroi-villain del Bardo sia Macbeth… che ancora riesce a emozionare quando, nella scena finale, colpevole di mille morti e vittima della sua ambizione e dell’amore per la Lady, indossa l’armatura per andare sul campo di battaglia.
Tuttavia in The Tragedy of Othello, the Moor of Venice l’amore puro del Moro viene trasformato dal potere subdolo delle parole in folle gelosia assassina. Con la stessa grande struttura psicologica di tutti i lavori del Bardola sete di vendetta del presunto tradimento è descritta in questo caso, con dettagli così puntuali da far trattenere il fiato… e la mente malata d’amore di Otello commuove, nella consapevolezza che è proprio lui la vittima dell’inganno.
In epoca shakespeariana si ricordano tre rappresentazioni della Tragedia:
la prima nel 1604, per Re Giacomo, una seconda al Globe Theatre (ricostruito proprio in quel periodo sulla vecchia struttura edificata nel 1599) in data incerta, e un’altra nel settembre 1610 ad Oxford.

Il Bardo stravolge, con la spavalderia di tutte le sue opere, gli stereotipi razziali (oggi nuovamente in voga) del pubblico dei suoi tempi… le apparenze ingannano, i preconcetti sono pericolosi.
Nessun altro cattivo in letteratura è subdolamente cattivo quanto Iago (perfino il pappagallo diabolico del film di animazione della Disney Aladino e la lampada magica ha questo nome) simbolo universale dell’inganno più feroce, che si prende vittoriosamente gioco dell’onestà, dell’amore e della trasparenza di principi di Otello.
La storia sarebbe molto semplice: il generale Otello, moro coraggioso e onesto che ha già combattuto contro i turchi, si innamora e sposa Desdemona, figlia di un influente senatore veneziano, che lo accusa di avere usato la magia per sedurre la figlia (“caccia alle streghe” al maschile, ancora uno stravolgimento). Iago, falso amico e consigliere, causerà la sua tragedia, convincendolo che Desdemona lo tradisce con Cassio e rendendolo folle di gelosia, fino a trasformarlo in femminicida.
La storia è resa strabiliante dall’uso del linguaggio… quello commovente e ammirato di Desdemona, quello che da pacato diventa rabbioso nei suoi scoppi di gelosia di Otello, e soprattutto quello dei soliloqui di Iago…
che fanno rabbrividire nella loro spietata e crudele lucidità. Quando Iago parla, anche nei dialoghi, manipola il linguaggio in maniera così straordinaria che una sola parola e perfino la sola inflessione della sua voce, possono far cambiare opinione a chi lo ascolta.

otello seconda

Iago, tu cospiri contro di me (…)

Ah, vi scongiuro (…) è possibile in effetti che io mi sbagli. Devo ammetterlo, è una sorta di maledizione del mio carattere razzolar nel male () in colpe magari inesistenti.
Vi supplico dunque di non prestarmi ascolto
(…)

in nome di Dio, voglio sapere cosa intendi

Guardatevi dalla gelosia, mio Signore… è un mostro dagli occhi verdi (…)

The Tragedy of Othello, the Moor of Venice è per tutti il dramma della gelosia… eppure è anche e soprattutto un’opera sulla razza e il razzismo… che stravolge il mondo della drammaturgia a venire.
Shakespeare chiamò chiaramente Otello “il Moro“, eppure per secoli un Otello nero fu impensabile.
Samuel Coleridge, famoso poeta romantico inglese, affermò…
“Impossibile per una ragazza innamorarsi di un negro”.
In scena il Moro diventò dunque un arabo dalla pelle abbronzata (anticipando di secoli la celebre osservazione berlusconiana su Obama).
Oggi, forse, neanche l’arabo rassicurerebbe più il pubblico. 
Otello, Moro e immigrante a Venezia…
utile alla comunità, ma senza poterne far parte veramente e completamente.
Tema straordinariamente attuale ancora oggi.
Grande Teatro quindi, ma non solo: chiaramente Cinema (Orson Welles, Laurence Olivier, Anthony Hopkins, Kenneth Branagh) e lirica (Rossini, Verdi)…
perché la storia di Otello, “che amò dissennatamente , ma con tutto il cuore”, ha mille sfaccettature, mille possibilità di lettura. 
Se Iago incute timore, la scena della morte di Desdemona ha fin dalla prima rappresentazione (in cui Desdemona era in realtà un giovane ragazzo come da prassi dell’epoca) provocato reazioni nel pubblico.
Il femminicidio è un crimine senza tempo, senza età, senza possibilità di perdono…
neppure quando il colpevole è il Moro, vittima dell’inganno.
La scena dello strangolamento in camera di Desdemona, conduce lo spettatore attraverso uno scomodo e  “disturbante“ viaggio emozionale in cui l’amore che commuove per il suo coraggio si trasforma in folle gelosia omicida.

(…) Sii così, quando sarai morta, ed io ti avrò uccisa e potrò ancora amarti.
Un altro. L’ultimo 
(bacio). 
Tanta dolcezza non fu mai tanto letale. Io piango,
ma son lacrime crudeli
(…) questo è un dolore celeste, colpisce là dove ama
(…)

Ancora una volta il Bardo affronta l’amore… eros e thanatos, niente di nuovo: la vita è così…
e sono gli Uomini a renderla, ogni volta, tragicamente o straordinariamente unica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 pensieri riguardo “Otello: vittima e carnefice d’Amore – di Cinzia Pagliara

    • settembre 3, 2015 in 3:06 pm
      Permalink

      Grazie: tutto merito di Will 🙂

      Risposta
  • settembre 3, 2015 in 4:14 pm
    Permalink

    questo articolo è molto bello e interessante

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *