Oscar Wilde e George Best: figli d’Irlanda – di Riccardo Panzone

Gli “scandalosi” Irlandesi invadono l’amata e odiata Inghilterra in due momenti diversi della storia albionica. Il primo, Oscar Wilde, “penna e calamaio” irriverente del primo decadentismo, occupa la scena letteraria d’Oltre Manica, nel periodo Vittoriano, destando scandalo sia per la propria condotta poco “politically correct” (Il ritratto di Dorian Gray, a tratti, sembra quasi autobiografico), sia per una copiosa produzione letteraria intrisa di cinismo teso, quasi sempre, a ridicolizzare i rituali sociali di un’Inghilterra ancora socialmente monolitica. Il secondo George Best da Belfast, figlio della working class Nordirlandese, si impone quale artista prestato al gioco del calcio e, utilizzando i piedi quasi fossero una penna e un calamaio, disegna sul campo da calcio strofe e sonetti, ancora oggi immortali; l’Inghilterra del dopoguerra lo accoglie come il quinto Beatle, l’Europa, quando nel 1968 trascina il Manchester United alla vittoria della Coppa dei Campioni, lo innalza nell’empireo dei propri figli prediletti ribattezzandolo “The Genius”, il Genio. Collocati in periodi storici diversi, i due Irlandesi sono accomunati dalla stessa parabola dell’eroe romantico che, ovunque e in qualunque epoca, sin dai tempi di Omero, si dipana attraverso l’ascesa, lo zenit ed un rovinoso declino. Il rovinoso declino di Oscar Wilde ha l’aspetto tetro del carcere di Holloway ove venne rinchiuso a seguito di un processo per omosessualità (all’epoca era un reato in gran parte d’Europa), esperienza, quest’ultima che ne segna il corpo e lo spirito spegnendo ogni velleità artistica, già da tempo in percettibile crisi. La caduta di George Best ha il sapore amaro dell’alcool, che lo conduce alla morte nel 2005, e il clamore delle risse e della vita sregolata che ne frustrano, negli anni ruggenti gran parte delle potenzialità e diminuiscono in modo inevitabile il carnet di glorie e vittorie. Tuttavia, gloria e memoria, comunque, appartengono ad entrambi, capaci di imporsi all’opinione pubblica con mezzi non convenzionali ed entrambi degni di rimanere, ancora oggi a distanza di anni, nell’immaginario collettivo, quali eroi di una nazione, l’Irlanda, terra di antichi bardi che ne potrebbero cantare, oggi, le gesta. Wilde e Best, lasciano in eredità all’Europa e al mondo opere e romanzi immortali: nel caso del primo, vittorie e immagini di elegante calcio giocato, nel caso del secondo, oltre che una produzione letteraria inimmaginabile, aforismi e frasi ad effetto; a testimonianza della comune irriverenza e dell’innata vis dissacratrice.
Se dici qualcosa che non offende nessuno, allora non hai detto niente” (Oscar Wilde)
Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcool e automobili, il resto l’ho sperperato” (George Best).
L’Irlanda, colonia Inglese, si rispecchia negli eccessi e nel compiuto senso di rivalsa dei suoi figli prediletti, così diversi ma così uguali a quegli anonimi figli che l’Irlanda lascia partire, nei secoli, in cerca di fortuna, per l’Inghilterra e per le Americhe e che, nei volti immortali di Oscar Wilde e George Best ritrovano, sempre, un po’ delle loro verdi vallate.

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