Osanna: “Canzona (There Will Be Time)” (1972) – di Alessandro Gasparini

State a casa! È il mantra di questi giorni di emergenza durante i quali noi, popolo dello stivale, ci ritroviamo a guardare, quasi incuriositi, le quattro mura che ci circondano. Già, queste quattro sconosciute. Si tratti di un monolocale di periferia o di un attico del centro città, abbiamo ripreso contatto con il nostro tetto sulla testa. Se non altro c’è modo di testare la nostra resistenza a vivere come novelli Robert Neville nel romanzo di Richard Mateson, “I Am Legend” (1954), quando fino a poche settimane fa tra aperitivi, treni, aerei e locali cool giravamo il mondo con la stessa disinvoltura con la quale si attraversa la strada sotto casa per comprare in edicola l’ultimo numero di Dylan Dog o l’ennesima ristampa in vinile della DeAgostini. Sono sempre stato uno con l’inguaribile indole da pantofolaio. Già da piccolo, il piatto della bilancia dove giacevano la mia cameretta coni suoi libri d’infanzia, giochi e videogame pesava più di quello dove c’erano due calci al pallone. Crescendo si cambia, per tanti motivi. Gli stimoli che arrivano dal vivere con gli amici in una città universitaria, lo scoprirsi improvvisamente simpatici agli occhi di molti e poi il testosterone, che presto o tardi inevitabilmente chiama, ti danno il proverbiale calcio nel sedere per uscire dal proverbiale guscio.
Sta di fatto che quella natura non mi ha mai abbandonato del tutto. Col tempo la mia cameretta si è trasformata una delle tante stanze che mi hanno visto sfilare tra Bari, Torino, Birmingham, Milano e Parma. I giochi e le console anni 90 si sono trasformati in film, giradischi e, un po’ meno ahimè, in libri da adulto. Sì, negli anni ho finito per diventare un lettore di serie C dalla scarsa concentrazione e col sonno facile. Me ne chiedo sempre il perché, senza darmi risposte convincenti. Ad ogni modo, in questi giorni nei quali siamo tutti uomini e donne schizoidi del XXI secolo alle prese con il focolare domestico, avremo molto tempo a disposizione. Siamo e saremo dei Salgari della contemporaneità, poiché in casa ci dedicheremo a pensare, immaginare e magari scrivere come sarà il dopo fuori. Personalmente gli anticorpi da eremita urbano ce li ho belli forti e, guardando alla finestra con un po’ di magone, mi tornano in mente parole scritte per una certa Canzona e cantate in un inglese perfetto… come ebbe a dire un po’ di anni fa il (buon vecchio) Richard Benson in uno dei suoi deliranti video. In fondo è cosi, ci sarà tempo.

Oh, There will be time to turn away There will be time
Oh, There will be time to meet and play There will be time
And to pretend I’ve got a reason to be late
There will be time to die and to create
To be the tyrant or to be the slave
Oh, there will be time to wonder why There will be time
Or to be some boarder passing by There will be time
There will be time for every war and peace at mind
Forgettin’ fairy tales until I’m blind
There will be time to curse And time to lie
Then will I dare? Then will I dare? Then will I dare?
Then will I dare? Then will I dare? Then will I dare?
What will I do? What will I say? What will I cry?
What will I do? What will I say? What will I cry?
How many How many days? How many lives?
Oh, There will be time to cross the seas There will be time
Or to fall to fall down on my knees There will be time
But I am spending never ending afternoons
Countin’ out days with coffee spoons
In search of what has been already mine
How many days? How many lives? Yee But there will be time…

da Osanna: “Milano Calibro 9: Preludio, Tema, Variazioni e Canzona” (1972).

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