Os Mutantes: “Os Mutantes” (1968) – di Ignazio Gulotta

Chissà se qualcuno avrà ascoltato la band brasiliana degli Os Mutantes in Italia durante gli anni Settanta. Vero che sul finire dei sixties tennero alcuni spettacoli in Francia, ma pare difficile che ne sia arrivata eco nel nostro Paese. In quegli anni era già difficile procurarsi dischi di importazione inglesi o americani, figuriamoci quindi se ci si poteva accorgere di quel che succedeva nel lontanissimo continente sudamericano Ma per fortuna il tempo ha dato ragione alla band e oggi gli Os Mutantes non solo sono apprezzati per il loro valore, ma sono riconosciuti come influenze importanti nella musica contemporanea, basterebbe citare gli Stereolab o i Sain Etienne, Arto Lindsay, David Byrne, Beck, il cui album “Mutations” (1998) è un omaggio agli Os Mutantes. La band nasce per opera dei due fratelli Baptista, Arnaldo, basso e tastiere, e Sergio Dias, chitarre, a loro si unisce presto la cantante e flautista Rita Lee. Il trio entra a far parte del movimento d’avanguardia Tropicalia con fra gli altri Gliberto Gil, Caetano Veloso, Gal Costa, Tom Zé, movimento che rivoluzionò la musica brasiliana contaminandola con elementi jazz, musica sperimentale e soprattutto rock.
Il movimento ebbe vita breve travolto dalle vicende politiche del Paese e dalla repressione dei militari al potere dal 1964 che guardavano con sempre maggior sospetto musicisti che già nei capelli lunghi e nei fantasiosi vestiti sembravano rappresentare un inno alla libertà, molti furono costretti all’esilio e anche per gli Os Mutantes inizia il declino. Dapprima nel 1972 è Rita Lee che lascia, o secondo altri fu licenziata, mentre Sergio si reca negli USA e Arnaldo passerà qualche anno in un ospedale psichiatrico. Bisognerà attendere il ritorno alla democrazia nel 1985 perché la musica brasiliana riprenda vigore in patria. Un percorso questo che ha purtroppo accomunato tutti gli Stati latinoamericani che tra la fine degli anni Sessanta e i primi Ottanta hanno visto colpi di Stato cruenti e regimi autoritari che hanno impedito non solo la libertà politica, ma anche quella artistica. Ecco perché delle meravigliose band espresse dal continente nei Sessanta non si trova praticamente più traccia nel decennio successivo: terrorizzava il carattere ribelle, sfrontato, anarchico del rock. Nel 1993 la band rifiutò la proposta di una reunion da parte di Kurt Cobain, infine nel 2006 la band si è riformata intorno a Sergio Dias per alcuni spettacoli dal vivo e per una manciata di dischi, dignitosi ma lontani dal brillante e scintillante rock del passato.
L’album omonimo che rappresenta il loro debutto, dopo la partecipazione alla compilation manifesto del tropicalismo, “Tropicalia: ou Panis et Circenses”, esce nel 1968 ed è stato ristampato per la prima volta nel 1999 dalla Omplatten. La produzione fu affidata a Rogério Duprat che utilizzò a piene mani le possibilità che gli offriva lo studio: sovraincisioni, feedback, dissonanze, inserimenti di rumori e suoni vari, alterazioni, nastri che girano al contrario, conferendo al disco quel tono irriverente e folle che lo caratterizza. “Os Mutantes” (1968) inizia con il suono squillante dei fiati, pochi secondi che ci rimandano a una delle principali fonti di ispirazione dell’album, il Sgt. Pepper’s che uscito l’anno prima ebbe un’influenza enorme sul movimento tropicalista, in Panis et Circenses si respira l’aria anarchica, libera, festosa del capolavoro dei Beatles: anche gli Os Mutantes allestiscono un delirante carosello circense fra tamburelli, fiati squillanti e un’infinita serie di rumori che rimandano alla musica concreta, e poi c’è la voce sublime, sensuale di Rita Lee a rendere la canzone, scritta da Veloso e Gil, un piccolo capolavoro.
Poi è la successiva A Minha Menina che ci travolge in un meraviglioso vortice fatto di di chitarre sporche e distorte, coretti bizzarri, percussioni di ogni tipo, suoni gutturali, su un ritornello irresistibile e in una dimensione folle, hippie e psichedelica. O Relògio è la prima composizione originale della band, la quiete dopo la tempesta: la voce di Rita Lee suadente e sensuale sembra accompagnarci in un sogno dove languore ed erotismo si incontrano fra atmosfere che oggi chiameremmo lounge. Adieus Maria Fulç ci riporta nel samba del Nordeste, ma a dare il ritmo ci sono percussioni metalliche e minimali e cinguettii e abbaiar di cani. “Os Mutantes” è una delle perle uscite in quegli anni, la musica scorre libera e anarchica, spaziando dall’ispirazione carnevalesca di Bat Macomba alla raffinatezza francese: splendido il flauto prima immaginifico e fiabesco poi oscuro e inquietante di Le Premier Bonheur du Jour. dodici tracce ricche e fantasiose che a ogni ascolto riveleranno sorprese e gioia, davvero un album che non può mancare in nessuna discoteca degli appassionati di psichedelia. E se non ci credete ascoltate il folle rock’n’roll in acido e fulgida follia di Ave Gengis Khan, che chiude questo splendido lavoro!

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