Ornella Vanoni – Canto di carcerati calabresi

Una delle più note “canzoni della mala”, originariamente incisa da Ornella Vanoni all’interno del suo primo disco in assoluto, e cioè un EP intitolato “Le canzoni della malavita”, con cui l’etichetta Ricordi, grazie all’editore Mariano Rapetti, aprì la propria sezione di musica leggera nell’ottobre del 1958. Il pezzo fu poi nuovamente inciso nel 1982, anno in cui la cantante dedicò al repertorio della mala un intero LP, il terzo della serie antologica intitolata “Oggi le canto così”, in cui reinterpretava i brani più importanti della prima parte della sua carriera.
Dopo aver frequentato l’Accademia di arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano ed essere divenuta la compagna di Giorgio Strehler, quest’ultimo, insieme ad alcuni suoi collaboratori avevano infatti pensato di lanciare Ornella Vanoni come “cantante della mala”, scrivendo così una serie di brani nei vari dialetti italiani, traendo spunto da alcune antiche ballate dialettali narranti vicende di cronaca nera, per poi procedere alla stesura di nuovi testi incentrati sul tema della malavita, aventi per protagonisti poliziotti, malfattori, carcerati, minatori, e per alimentare la curiosità del pubblico venne lasciato intendere che si trattasse di autentici canti popolari ricavati da vecchi manoscritti.
Fu dunque allestita per lei la sua prima tournée teatrale, terminata con uno spettacolo a Spoleto, al Festival dei Due Mondi, sempre nel 1959. Le interpretazioni particolarmente enfatiche della Vanoni, caratterizzate da una timbrica vocale e da una gestualità alquanto inconsuete ma sensuali, incuriosiscono parecchio il pubblico, che inizialmente sembra in parte confondere le ambientazioni dei brani proposti con le vere origini della cantante. Nel complesso, le canzoni della mala ottengono un buon successo, malgrado qualche critica di snobismo alto-borghese e l’intervento della censura radiotelevisiva che non  apprezza i contenuti di alcuni testi. Per Ornella Vanoni, però, quello della mala inizia ad essere un cliché nel quale non intende essere rinchiusa.

«Le canzoni della mala all’epoca le amavo, ma non abbastanza coscientemente, come gli amori di quando sei troppo ragazza».
Terminato il rapporto con Strehler (del quale in seguito dichiarerà di non averne apprezzato lo stile di vita, ritenendolo inadeguato ad una ragazza poco più che ventenne), si allontana anche dall’ambiente del Piccolo, alla ricerca di un nuovo percorso artistico.
«Strehler è stato compagno, amico, padre, maestro. Forse troppe cose assieme, e cose che avvenivano troppo velocemente. Un rapporto così ti leva la leggerezza. Mi sentivo bambina in un cappotto troppo grande. E poi forse Giorgio mi amava più di quanto io amassi lui».

ornella vanoni malavita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: