“Orizzonti” – di Floriana Tosca

Certe mattine ti alzi ed hai dinanzi agli occhi l’orizzonte chiaro che si srotola ai tuoi piedi. Si vede la strada tracciata, lineare, retta, che arriva fino al punto dove il sole tramonterà quel giorno. Tutto è semplice, certo, futuribile. Certe mattine invece ti alzi e scopri che qualcosa è cambiato: l’orizzonte c’è ma non vedi la strada per raggiungerlo, parte sicura dai tuoi piedi ma poi scompare, non se ne scorge la fine, persa dentro brume di incertezza.  Dinanzi al tuo cammino si parano gorghi inattesi, torrenti gonfi di esitazioni e paure. Così ti fermi e resti impacciato davanti alle acque vorticose in attesa che qualcosa accada: talora provi ad aiutarti da solo e salti, accada quel che accada, talaltra si resta bloccati sulla soglia finché qualcuno giunge a porgerti una mano e ti accompagna attraverso un guado imprevisto. Certe mattine ti svegli e trovi solo il fiume. Grosso, arrabbiato, che ha divorato tutto: la strada, l’orizzonte, la luce. Ruggisce furioso senza nessun controllo ma tu sai che devi superarlo in ogni modo, sai che dovrai vincere il timore che ti assale perché da qualche parte, anche se non lo vedi, il tuo orizzonte c’è e ti aspetta in fondo alla giornata. Sai che oltre le acque scure la strada ti aspetta. Si tratta solo di mettere equilibrio tra lo spavento ed il futuro che attende. Certe mattine invece ti svegli e non c’è la strada, non c’è il fiume, non c’è l’orizzonte. Non sai nemmeno se c’è un sole la cui luce ti ha fatto alzare quel giorno… e così resti sospeso, pencolante in quel non luogo senza spazio né dimensione e cominci a dondolare. Dondoli appeso all’altalena della paura, attaccato alle sfuggenti incertezze. .Dondoli senza sapere bene se restare appeso a quella condizione o cadere, lasciarsi andare con la paura di non sapere cosa ci sia sotto ad attenderti, se ti rialzerai o ti sfracelerai. Non sai nemmeno se ci sarà un tramonto alla fine di quel giorno. E così dondoli, continui a dondolare nel tuo personale limbo in attesa di qualcosa o qualcuno che forse sei solo tu. A creare, la strada, a creare orizzonti, fiumi vorticosi e pure in mostro dentro di sé. La stessa mano che ti ha salvato. O che nel momento del bisogno ti ha tradito. La stessa mano che ti stringe all’altalena che dondola sull’inferno personale di ciascuno.

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