John Campbell: ”One Believer” 1991 – di Lino Gregari

John Campbell è uno di quei musicisti senza notorietà che con la sua chitarra ha scritto un pezzo importante della Storia del Blues. Con soli due album pubblicati ha lasciato le sue tracce indelebili lungo l’assolata e polverosa strada della Musica dell’Inquietudine” con piglio e autorevolezza… prima che il destino venisse a bussare alla sua porta. John nasce a Shreveport, in Louisiana, il 20 Gennaio del 1952 e vive per molti anni a Center, in Texas. Comincia a suonare la chitarra bambino con sua nonna che possiede una bellissima pedal steel guitar del tipo hawaiano che all’epoca andava per la maggiore. Poi riceve finalmente la sua prima chitarra all’età di otto anni. Suo padre gliela acquista per trenta dollari. Nei primi giorni suona così tanto che le piccole dita cominciano a sanguinare. Non si perde d’animo… decide di fasciarle e continuare senza tregua
Inizia la sua carriera professionale a tredici anni suonando nelle piccole feste tra amici e nelle sagre di paese e, per 35 dollari e una cassa di birra, si esibisce con le sue prime bands. In questo periodo lo coglie anche la passione dei motori – sopratutto moto – arrivando a gareggiare con le drag cars. Proprio questa passione segna in modo indelebile la sua vita. il 3 Novembre del 1968 John è vittima di un grave incidente durante una gara. Perde un occhio e la funzionalità di un polmone. Dopo l’operazione di chirurgia plastica al volto – per la quale servirono cinquemila punti per ricostruire i suoi connotati – seriamente compromesso durante il tremendo impatto dell’auto contro una centrale telefonica, John è un’altra persona. Ecco come lui stesso racconta l’episodio: 
“Era una terribile notte di pioggia sul Hart’s Island Strip, perdemmo il controllo dell’auto, ci scontrammo contro un palo telefonico e l’acceleratore rimase bloccato, rimbalzai su quella centrale 4/5 volte. Il mio occhio era completamente fuori dall’orbita. Quando l’operazione fu terminata, ero come una mummia con dolori allucinanti ovunque. Non potevo neppure camminare, dovetti stare a letto per un anno. Ascoltavo la musica tutto il giorno, Howling Wolf, Muddy Waters, John Lee Hooker ecc. Attraverso questa musica, cominciai a sentire qualcosa che non avevo mai provato prima. Non potevo parlare a causa dei punti sul volto, e divenni molto introverso. In quei momenti capii che la musica era la mia salvezza e che avrei fatto musica per il resto della mia vita”.
A sedici anni John lascia la scuola e si trasferisce a Nacogdoches nel Texas, con un biglietto del bus, la sua chitarra e dieci dollari. Alloggia in una piccola stanza dietro a una chiesa abbandonata e suona più che può – ovunque – almeno quindici ore al giorno, esibendosi alle feste di college, nelle stazioni di servizio, agli angoli delle strade, nelle sale biliardo e in tutti i posti dove vogliono ascoltarlo. Nei giorni peggiori cerca qualche lavoretto occasionale per comprarsi un biglietto dell’autobus e trasferirsi altrove. Questa vita dura cinque anni, lungo la strada che unisce Houston con New Orleans… su e giù senza pausa. Poi nel 1973 John forma un power trio chiamato Junction, con Tim Delaney al basso e Skip Bohrer alla batteria. Skip Bohrer viene  in seguito sostituito da John “Satch” Haupt.
In quello stesso anno John sposa Jerry Sue Sutton a Corpus Christi nel Texas, ma è un’unione che non funziona, e dopo solo due anni divorzia. Nel 1979 John arriva finalmente a registrare qualche traccia ai Robin Hood Studios a Tyler, nel Texas. Si cimenta all’inizio con alcuni classici Blues: Walking Blues, The Sky is Crying e Mojo Hand (questa sessione verrà poi pubblicata postuma, nel 2000, col titolo “Tyler – Texas Sessions”). Tre anni più tardi, nel 1982, John frequenta la Stephen F. Austin University a Nacogdoches, Texas (1982-1984) e forma una blues band elettrica con il fratello Bill Campbell, Lex Williford e Jim Magruder. Nel 1986 John decide di trasferirsi da Nacogdoches a New York City, dove incontra Teo Leyasmeyer, pianista e agente della Abiliene Café. Dopo aver suonato in numerosi club fra il Texas e New Orleans diventa attivo nella scena Newyorkese, e poco dopo apre i concerti di Hubert Sumlin, Hot Tuna, Johnny Littlejohn e altri nomi di questo livello. 
Una sera a New York, il chitarrista Ronnie Earl capita in un club dove John si esibisce con Johnny Littlejohn, e ne resta così colpito che gli offre l’opportunità di incidere un album, che poi viene intitolato “A Man and His Blues” (1988), commercializzato solamente per la Germania. 
L’album ottiene un grande successo e John riceve nel 1989 la nomination del W.C. Handy Award. La sua fama cresce enormemente nel circuito di New York e la Elektra Records gli offre un contratto discografico: è la svolta che aspettava. Questo sodalizio porta alla registrazione di due album: “One Believer” (1991) e “Howlin’ Mercy” (1993). Due dischi che lo rendono molto famoso. I suoi tour sbarcano allora anche in Europa, toccando tutte le più importanti città. La sua carriera è finalmente decollata e i principali Blues festival adesso se lo contendono.
Nel frattempo anche la sua vita privata cambia decisamente registro. Si sposa per la seconda volta con Dolly Fox, dalla quale ha una figlia – Paris – che nasce nel dicembre del 1992. Dopo un lungo tour in Europa, nel Giugno del 1993, John comincia a collaborare con Tommy Shannon dei Double Trouble per la registrazione del nuovo album. Purtroppo il destino aveva altri piani per lui. Il 13 Giugno del 1993, John Campbell viene trovato morto dalla moglie nel letto di casa, a causa di un attacco cardiaco. Negli ultimi tempi il suo fisico aveva accusato un grande affaticamento, dovuto probabilmente ai medicinali che era costretto a prendere sin dai tempi di quell’incidente quasi mortale che gli procurò gravi lesioni ad un polmone e a un rene, rendendoli praticamente inerti. Durante la celebrazione funebre, il suo amico Dr. John commentò così la vita di John Campbell“Questa terra non è il posto che amo chiamare casa, e tutte le persone che hanno conosciuto John, sanno che ci deve essere un posto migliore. Lui ci ha dato più della musica, ci ha dato se stesso. Veniva dalle radici del Delta, dal fango del Mississipi e ci ha mostrato la via per qualcosa di più elevato
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1. Devil in My Closet 6:01. 2. Angel of Sorrow  4:16. 3. Wild Streak 5:01.
4. Coulden’t Do Nothin’ 3:48. 5. Tiny Coffin 4:44. 6 World of Trouble 6:09.
7. Voodoo Edge 4:09. 8. Person to Person 3:49. 9. Take Me Down 6:45.
10. One Believer 5:33.

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