Omicidio a “Casapound” – di AldOne Santarelli

Il borgo visto dal Palazzo Comunale degli Orsini è bellissimo. Siamo nel punto più alto e guardando in giù il viale è infinito, costeggiato dagli alberi. È sabato, mattino presto, tra un po’ inizio a lavorare, ho fatto colazione al bar, quello speciale, mi fumo una sigaretta guardando  i pochi che girano. Il paese è mutato in qualche modo, per la presenza dei tanti manifesti  elettorali con i faccioni dei candidati sindaci… uno somiglia a Natalino Balasso. Tra una settimana ci sono le elezioni per la nuova giunta e tra poche ore i gazebo elettorali installati nella piazza sottostante si riempiranno di gente, candidati ed elettori. Il vinile che fa da insegna a Volume 33 ancora non gira. È un negozio di dischi.  Poi vedo lui, Mau il bello, avvicinarsi lentamente, con una cadenza tutta sua. Sempre stiloso, vestito solo di nero, con i soliti stivaletti modello Chelsea boot e il gilet su camicia e pantaloni con la piega. Ci conosciamo da tanto, ma abita qui da poco tempo, dopo una vita trascorsa a Roma. Viene verso di me insieme al suo cane, un bassotto tedesco a  pelo lungo. È un cane elegantissimo nella sua postura, con un muso di una simpatia irresistibile, insieme formano una coppia anomala: lui altissimo e l’animale piccolissimo ma entrambi, allo stesso tempo,  fieramente smart.  Mi viene da pensare a quel cartone animato della Disney, “La carica dei 101”, dove al principio si ironizza sulla somiglianza dei cani con i loro padroni. È un cane tedesco con un portamento british, dico io. Ci fermiamo a parlare e, come sempre, finiamo a ragionare di musica, mentre gioco con Cico. Gli invidio l’aver visto I Sex Pistols a Londra nel 1977, di aver cenato con Joe Strummer a Bologna nel 1980 e il suo cane. Domani, domenica, si è sparsa la voce che un candidato dell’opposizione di destra ospiterà una rappresentanza di Casapound. Qui non è mai successo, è un paese antifascista, medaglia d’argento alla resistenza, da settantacinque anni con un governo comunista prima e di sinistra poi. Ci diamo appuntamento al giorno dopo, per contestare questo affronto insieme a tutte le forze antagoniste e antifasciste del paese. Mau il bello non ha parenti prossimi, qui ha trovato il suo posto ideale per vivere e lo fa in compagnia di Cico, questo cane che ha vinto anche dei premi alle gare canine e che ammiro nelle sue pose da star. Sono sicuro di stargli simpatico e che anche io e lui faremmo una bella coppia. La domenica non è quella solita dei cappuccini, degli aperitivi e giornale, già dalle prime ore siamo in piazza in tanti, e questa volta per arrivarci con la macchina ho dovuto fare un giro largo perché la via principale è bloccata. Quando sono arrivato ho scoperto  che a bloccare il traffico sono le camionette della celere, schierate nel mezzo a protezione dei ceffi di Casapound. Mentre mi unisco ai tanti che urlano la loro rabbia, cantando e sventolando le bandiere rosse e della coalizione di sinistra, c’è una aria di festa mista alla rabbia di vedere quei personaggi calpestare le strade del nostro paese. Siamo in tanti, ci conosciamo tutti, e stiamo insieme per difendere con orgoglio la nostra tradizione, davanti ci sono i ragazzi della Casa del Popolo, subito dietro i tanti militanti di una vita e poi i rappresentanti delle coalizioni. Chiedo a Mau il bello del cane, mi dice che è rimasto a casa e che sicuramente a sera gli mostrerà il suo disappunto per non aver fatto le solite passeggiate quotidiane… che tanto gli manca solo la parola. La giornata trascorre festosa e incazzata, tra cori, canzoni, slogan e invettive contro i “topi neri”… ogni tanto ci stacchiamo per una birra e un campari. La piazza si anima sempre più, mentre giochiamo con i militari a fingere assalti che li costringono a schierarsi in mezzo alla strada e a bloccare il traffico, stimolando i disinteressati a tutto alle lamentele, come di quelli che passano attraverso il cordone con il loro gelato in mano o gli anziani affaticati dal caldo che agitano i loro bastoni da passeggio in direzione di celerini e manifestanti. Ad un certo momento, nel tardo pomeriggio, notiamo un movimento dall’altra parte: i fascisti si riuniscono in gruppo, si preparano ad andare via… noi ci compattiamo e, urlando, ci dirigiamo verso di loro: ci dividono solo gli scudi della Polizia. Spingiamo facendo arretrare il cordone e riducendo di molto la distanza tra gli schieramenti… fino a che i “neri” si dirigono verso una via laterale della piazza. A quel punto un gruppo di noi si stacca e, nel caos, aggiriamo il palazzo e sbuchiamo proprio al lato dei fascisti che non si aspettano il nostro attacco, sicuri della protezione data dalle forze dell’ordine. Lo scontro è violento ma dura pochi secondi… il tempo dell’intervento dei militi per dividerci. Si allontanano tutti e, in quel momento, ci accorgiamo di Mau il bello a terra, una piccola bolla di sangue sull’asfalto e una ferita nella schiena. Morto. Sono passati un po’ di giorni,  sono qui, sul ponte del fiume Tevere, Cico al mio fianco. Abbiamo fatto una passeggiata, il fiume è stranamente di un bel colore… lo lancio, guardo in basso e, per pochi secondi, vedo il coltello balenare tra le acque prima di raggiungere il fondo.

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