“Ode al Re Lucertola” – di Isabella Dilavello

3 luglio 1971 ParigiSi dissolve in una vasca da bagno il corpo di un poeta visionario: James Douglas Morrison. Ode al Re Lucertola” non vuole essere un omaggio, ma un dialogo con l’uomo che aveva accolto gli spiriti in sé, con la sua astinenza d’amore che a tratti è anche la nostra. Un dialogo in versi per aprire le porte dell’inconscio. L’Ode, che si muove nella partitura musicale di The End, è un intreccio con la poesia di Jim Morrison e, avendo come riferimento le raccolte “Deserto” e “Notte americana” (entrambe ed. Arcana) , alle parole del poeta sovrappongo le mie, in un desiderio ipnotico di fusione. La sua immagine di frontman scandaloso e provocatorio dei Doors, ha da troppo tempo coperto la potenza lisergica della sua scrittura:  questa Ode è il mio modo per riportare all’attenzione del pubblico la sua poesia con la sua voce suadente, il suo corpo erotico, la sua fame.

“Ode al Re Lucertola” (estratto)

C’era una Guerra.                                           
C’è sempre una Guerra e la moneta che ruota per comprarla, farla, giustificarla.
È stata la fine.
Tutti i ragazzi impazziti
svegliarsi prima dell’alba infilarsi stivali, imbracciare fucili
uccidere la sorella, fare visita al fratello
cercare il padre
Fine     this is the end

Di risa e bugie leggere,   of laughter and soft lies
Fine                     the end
Di notti che provammo a morire.     
E quando anche la musica è finita   and  when the music’s over
Spegni la luce. 
Spegni la luce sul tuo corpo devastato che nessuno ha raccolto,
il tuo corpo devastato dal desiderio di non essere qui.
Ovazioni, spettacolo, pianto, capelli strappati
mentre di là il sangue scorre e uccide la mente e il pensiero,
e nessuno è più libero e scoperto.
Ti hanno ascoltato, leccato, usato,
ma non hanno visto dove la tua magnetica danza conduceva,
la ricerca dello sciamano,
la tua guida.
Si sono riempiti la bocca di te che urlavi e cercavi la via,
non la fuga ma un varco aperto sulla luce,
una verità, un “io sono”, un’utopia.
Desiderio di entrare in tutti i corpi per essere uno solo.
E allora  succhiare mammelle, sprofondare dita in fessure,
fuoco a bruciare membra confuse,
Riconoscersi senza sapere dove il confine della pelle è stato superato.
E anche questa era, è una guerra
prima della rivoluzione.
Qualcosa dovrà pur cambiare prima o poi.                          

Dio, davvero ho sempre desiderato toccare i suoi capelli a spirale   
Le sue mani –                                         demoni flessuosi
La pelle del suo viso
La sua lingua da re lucertola
per ascoltare l’ultima Poesia Dell’ultimo poeta.
C’è qualcuno qui?       
Rispondete se potete, questo silenzio non racconta
se non di sussulti tremori desideri,
I miei intrecciati ai suoi come sempre.
Rispondete se siete qui anche voi a toccare.
Partecipate a questo sfrenato movimento del pensiero.
Siate vivi morbidi duri
Innamorati nella speranza di esistere
Innamorati delle/nelle vostre pieghe
Aspettando che il sole torni con la fine di una guerra
Prima che un’altra si scateni siate vivi morbidi duri
Rispondete. C’è qualcuno qui?
Qui dove sono io, dove sto andando, dove ho trovato l’immagine
e il suo corpo e la sua fantasia.
Ho trovato il Re Lucertola,
Il suo corpo in una scatola di giochi e musica e parole,
Tutte mescolate, confuse, infastidite, contorte, condite.
Arrotolate intorno a un’anima che si perde e riconquista così  peso leggero.
Ho trovato il Re Lucertola, la sua coda che si ricompone,
nelle mie mani, nelle mie vene.
E vi racconto ciò che ha immaginato
come fosse una diapositiva luminescente proiettata sul mio ventre.
Guardate pure.   Non ve lo nascondo. 
Il mio ventre è aperto/ esposto.
Voce per la sua voce.

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