Nylon: “Quasi Fosse Una Tempesta” (2019) – di Marco Valerio Sciarra

Lei passa tra i tavoli del locale affollato. Porta con leggerezza sul vassoio quel boccale di birra, con il vetro gocciolante che trasuda per il freddo. La vedi muoversi quasi danzasse e la desideri, quella pinta di birra, come fosse il tuo rifugio, la dose ottimale per raggiungere il tuo stato d’ebbrezza necessario, vitale… e la desideri, anche lei, chiunque lei sia, forse Guendaline, o chissà chi. Perché è lei che porta la birra. Perché è lei che porta l’amore. Come se traboccasse di quella follia che scompiglia ogni carta in tavola quasi fosse una tempesta. I Nylon hanno dieci carte scompigliate da giocarsi nel loro più recente progetto discografico che si chiama appunto: “Quasi Fosse Una Tempesta” (Musica Cruda 2019). A partire dalla Intro solo strumentale, il disco è un omaggio alla vita colta nei suoi aspetti più umani, anche quelli caratterizzati da particolari legati alla debolezza o alla piccolezza. Per trattare le varie tematiche il cantautorato tutto di tradizione italiana va a cercare forza espressiva in altri generi musicali come il Folk, il Jazz Manouche, il Rock, a tratti anche Hard Rock. Tutto tenuto insieme dall’estro teatrale di Filippo Milani e dai particolari arrangiamenti studiati per chitarra (grazie a Davide Montenovi) e violoncello (grazie ad Adriano Cancro). Soffi di tempesta per trovare le parole anche quando mancano, perché può capitare che la falsità prevalga su ogni altro valore. Oppure per immedesimarsi nelle dinamiche esistenziali di un’adolescente, con tutte le sue paure, tutti i suoi dubbi, tutta la sua intima voglia di comunicare. Per scendere tra le spirali del desiderio della carne che reclama i suoi appetiti più nascosti, fregandosene se la morale comune possa giudicarla indecente o scandalosa… è la vita che scalpita nelle sue pulsioni più istintuali per scandire il tempo secondo l’orologio folle dell’emozione. Non c’è da stupirsi se il tono diventa confidenziale nel momento in cui intonano un inno d’amore a Pavia, città natale di Filippo Milani, per cantarne ancora la seduzione e la malinconia della memoria, o ascoltare le confessioni di un ex militare con la coscienza appesantita dalle sue azioni e da quello che ha visto durante il suo servizio. Scorrono le emozioni e Guendaline è lì, sempre più sensuale, che ti offre ancora un boccale di birra ghiacciato al punto giusto, per consolarti, per far affiorare le voglie sulla pelle, e far sbocciare i sogni. 

Tracklist: 1. Intro. 2. Tre colpi. 3. Niente da aggiungere. 4. L’indecente. 5. Irene.
6. Carne e febbre. 7. Fotogenia. 8. La dama del fiume azzurro. 9. Guendaline.
10. Le confessioni dell’arcangelo Gabriele.

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