Nurse With Wound: Live al First Floor Club – di Pietro Previti

Pomigliano d’Arco, Napoli, 8 dicembre 2017. Inghilterra, seconda metà dei Settanta. Il Punk sta incendiando Londra e minando le basi della monarchia inglese. I Sex Pistols stanno già per sciogliersi; sono entrati nella Storia con l’album “Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols” (1977). I Clash stanno preparandosi a diventare semplicemente la più grande rock’n’roll band del pianeta. Il Prog è roba obsoleta e per vecchi, neanche fossero passati secoli, mentre David Bowie ha abbandonato da tempo il glam con la svolta berlinese in compagnia di Brian Eno. L’economia britannica è in recessione; si è già inceppata da qualche anno, complice la crisi petrolifera del 1974. La Thatcher arriverà di lì a breve per avviare, complice il Governo conservatore, una drastica riduzione dell’intervento pubblico a sostegno delle imprese, con pesanti ricadute nei servizi e nel welfare. La Gran Bretagna si avvia a perdere anche il ruolo di potenza egemone nell’industria. In questo contesto di alienazione ed isolazionismo anche culturale, lontano dalle prime pagine dei giornali di settore e privo dell’interesse dei discografici, inizia a prendere forma un nuovo genere musicale, l’Industrial, ad opera di uno sparuto gruppo di ragazzi interessati ad un’innovativa ricerca musicale. La cerchia inglese dei protagonisti che ne faranno parte, e che avrà nei Throbbing Gristle, Coil e Psychic TV  i maggiori rappresentanti, rimarrà sin dall’inizio molto ristretta anche se particolarmente vivace, tanto che alcuni di quei protagonisti sono attivi ancora oggi. Sin dall’inizio la produzione discografica si basa su titoli pubblicati in quantità limitate, il più delle volte reperibili direttamente dagli stessi artisti o attraverso i pochi ed oscuri canali di distribuzione. L’approccio dei musicisti è anticonvenzionale. Non più eccelsi solisti o iconiche/laconiche rockstar quanto piuttosto audaci sperimentatori, che non disdegnano la musica concreta ed anche quella contemporanea, anche se magari entrambe conosciute in via derivativa attraverso i solchi dei teutonici Faust o Neu!. I Nurse With Wound, che si collocano tra i gruppi della prima ondata dell’Industrial, sono la creatura di Steven Stapleton, artista tra i più originali dell’intera scena. Il progetto prese forma nel 1978, inizialmente insieme a John Fothergill e Heman Pathak,  divenendo da subito nome di riferimento tra gli appassionati di questa corrente. Il gran numero di collaborazioni e l’importanza dei nomi con cui ha lavorato, artisti come Jim Thirlwell (Foetus, Coil, The Hafler Trio, Stereolab), Jim O’Rourke (Sunn O), William Bennett (Whitehouse), Robert Haigh, Rose McDowall (Strawberry Switchblade), Christoph Heemann, Faust, Annie Anxiety (Crass), Eberhard Kranemann (Kraftwerk, Neu!), David Tibet (Current 93), testimoniamo la stima e l’autorevolezza di cui gode nell’ambiente Stapleton. Le sue esibizioni, ricominciate nel 2005 dopo una pausa di oltre vent’anni, vengono presentate come eventi rari quanto indimenticabili. Come quella tenutasi al First Floor di Pomigliano. Unica data italiana, nata dalla collaborazione tra il First Floor e gli organizzatori OHMe e Satori Comunicazioni, l’act napoletano ha rappresentato appena il quarto live – ed il primo in un club – che il gruppo ha tenuto nel corso dell’anno che sta per terminare. Sul palco con gli storici collaboratori Colin Potter Steven Owen Liles, successivamente raggiunti da un’artista (del) locale, Stapleton e soci hanno dato vita ad un set improvvisato e free form senza soluzione di continuità, della durata di un’ora. Nessuna set list, nessun brano noto. Pochi cali di tensione, tra accenni rumoristici e svariati cut up, chitarre percosse con archetti e trombette giocattolo, sostenuti da un sottofondo elettronico di matrice ambient. I Nurse With Wound hanno praticamente suonato al buio; visibili solo le loro sagome nella alternanza luminosa delle immagini distorte che via via scorrevano sullo schermo del fondale, e che rimandavano alla loro prima pubblicazione, “Chance Meeting on a Dissecting Table of a Sewing Machine and an Umbrella” (1979), sulla cui copertina appare una donna molto fetish ed assai poco rassicurante. Ad essere sinceri, se non storicizzandolo, risulta difficile oggi cogliere il senso di innovazione ed audacia nel progetto NWW. I rimandi e le citazioni continue dei tre formano un flusso sonoro in continua trasformazione, che ha un inizio ma potrebbe non avere mai fine. Come se la compiutezza delle composizioni sia nella incompletezza delle stesse o, meglio, nel loro continuo divenire. Meno cacofonica ed apocalittica rispetto agli inizi di carriera, l’esibizione di Steven, Colin ed Andrew è da intendersi momento performativo allo stato puro; in quanto tale la sua essenza trascende l’aspetto meramente musicale per spostare l’attenzione dello spettatore verso un’azione creativa non codificata. Da qui anche l’idea di coinvolgere un ospite a sorpresa, reperito nelle ore immediatamente precedenti al set. L’Alchimista di Finchley (sobborgo di Londra) rimane fuori dubbio un’artista di culto, tra i più creativi di quella scena. Non è tanto significativo il fatto che continui ad impregnare la sua musica con ridotte attitudini noise e soluzioni estreme, oggigiorno oramai acquisite dagli ascoltatori più smaliziati e, attualmente, meglio sviluppate da altri suoi colleghi. Resta invece particolarmente rimarchevole e singolare il suo spirito profondamente ironico e rivolto all’assurdo, debitore del Dada quanto del Surrealismo. Inevitabile ravvisarne anche un aspetto ludico. Precisamente quando, tutti pronti ad iniziare ed a luci oramai spente, il paziente Colin lo chiama a più riprese per salire sul palco. Manca solo lui. Chissà dove si era cacciato.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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