Nuàri: tre ragazzi di provincia – di Lorenzo Scala

Il Lazio, come il resto d’Italia, è pieno di microuniversi locali in cui, ogni anno, muovono i primi passi giovani band che provano a imbrigliare la loro urgenza come meglio possono, a volte ottenendo degli standard qualitativi che non hanno niente da invidiare ai grandi circuiti sonori nazionali e internazionali: è quel sottobosco artistico che il più delle volte fatica a emergere, perché distante da certe logiche promozionali. Proprio da questi contesti emergono le realtà musicali dall’approccio più ruvido e genuino, band che si distanziano da una certa moda sonora naif e il più delle volte autoreferenziale. Dalla provincia profonda persino i suoni più sgraziati, le liriche più improbabili e i talenti più acerbi assumono per noi un valore più ampio, strettamente legato alla voglia di imporsi, autocertificare la propria esistenza senza vergogna, senza inutile orgoglio, ma con molta fame creativa. Una fame che oscilla dal bisogno di affermare la propria identità territoriale e le proprio radici, e la necessità imperativa di trasgredire da un canone culturale spesso arretrato e asfittico. A volte però può capitare di trovarsi immersi in un suono che non è solo fame, istinto e sudore (punk) ma anche malinconica poesia, melodia frenetica e graffiante acidità (new wave). Questo il caso dei Nuàri, giovane band formata da tre ragazzi di Carpineto Romano, un paese nel sud del Lazio, e che rispondono ai nomi di Daniele Macera, Mirko Battisti e Valerio Castrucci. La genesi del gruppo risale al 2013 per volontà di Daniele (voce, chitarra) e Mirko (batteria), ma le cose all’inizio non funzionarono alla perfezione. Con l’arrivo di Valerio (basso) nel 2014 i suoni hanno cominciato ad amalgamarsi in un impasto uniforme, quasi liquido e ipnotico. Nello stesso anno il trio incide i primi tre brani autoprodotti: Funeral Shroud, Merabilia e Breath, estremamente comunicativi e dall’impatto immediato. Il loro mood ha qualcosa di lisergico e romantico, sono canzoni rotonde eppure spigolose, con un’identità precisa che spazia dal punk alla new wave, al post grunge. I testi sono lampi sonici, slogature dell’anima tradotte in immagini evocative e colme di pathos. Si alternano versi di un lunatico sentimentalismo a visioni più strettamente criptiche e poetiche. Prendiamo un estratto dal testo del brano Merabilia scritto da Daniele, giusto per avere qualche coordinata: “Sei tu luna merabilia musa custode del mio cuore, mesta s’incora la mia anima nel suono della tua voce. Mieti il cruccio della mia età Zefiro primaverile, qui vi è il fremito dell’iniquità che desta all’ombra del mio seme, mirabile cavo motore che c’è in me”. Quanta lucente irrequietezza si dimena in questa frase allegorica…  I Nuàri la sanno lunga, non hanno la smania di arrivare, pensano a suonare concerto dopo concerto e lavorano all’uscita del loro Album d’esordio previsto tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Un percorso accidentato del sottobosco culturale di provincia racchiuso in costellazioni di vicoli, sagre, tradizioni e ore da riempire… fameliche passioni si lasciano plasmare da chi le sa vedere, da chi ha qualcosa da dire, senza starsene al balcone a criticare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA ( Photos by Alessandro Campisi ©)

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