Il punk di Giovanni Dadomo: la stupidità come forma d’arte – di Massimiliano Manocchia

“Se I Can’t Come non è la più punk tra le canzoni punk,
allora non ho capito un cazzo del punk.” 
(Marquee Smith) 

Sui tre nomi sacri del punk britannico (Sex Pistols, Clash e Damned) sappiamo tutto. Anche troppo.
Su Giovanni Dadomo, invece, si sa poco o nulla. Chi? Appunto. Addentrarsi oggi nel foltissimo sottobosco punk del ’77 ha senza dubbio un che di pleonastico. Fosse ancora vivo, ci guarderebbe con aria sconsolata e di sufficienza persino lo stesso Dadomo. (Chi?) A lui gli Skiantos devono tutto, o quasi. Azzardo: gli si potrebbe conferire il titolo di “inventore” del (punk-)rock demenziale.
Rileggiamo quello che abbiamo appena scritto e ci rendiamo conto che già un’affermazione simile è di per sé demenziale. Facciamola breve. Agli inizi degli anni Settanta, Giovanni Dadomo è un discreto giornalista musicale freelance (suoi articoli apparvero sulle più importanti testate britanniche di settore). Nel 1977, anch’egli folgorato dalla detonazione innescata da Rotten & Co., decide di dar vita a un progetto musicale: tale è, e rimarrà sempre, quella “band-non-band” dalla fuggevolissima vita che risponde al nome di The Snivelling Shits.  Radunati tre amici (un allora pressoché sconosciuto Steve Lillywhite al basso, Steve Nicol, batterista di Eddie & The Hot Rods, e l’amico giornalista Dave Fudger alla chitarra), Dadomo registra il singolo Terminal Stupid. In un frangente storico dominato dal nichilismo dei Pistols e dalla militanza “barricadera” dei Clash, gli Snivelling Shits scelgono la via dell’assurdità demenziale e tentano di trasformare in arte il concetto di stupidità… o di trasformare in stupidità il concetto di arte. Questi quattro irriverenti e politicamente scorretti squilibrati mentali giocano al punk da tre-accordi-e-via con arguzia, astuzia e intelligenza. Il brano che occupa il lato B del 45 giri è la sublime
I Can’t Come, la cui miglior recensione rimane a tutt’oggi quella di Dave Thompson:
“un mantra iconoclasta di disfunzione sessuale indotta dall’abuso di anfetamina”
(qualcuno lo definì’ anche “punk nella sua massima e incontaminata espressione di putridume”).

I fooled you, I was using my thumb
The truth of the matter is I can’t come.

Il distico è pacchianamente volgare ma è anche cocente ed esilarante. Giova ricordare qui che Dadomo non è il teenager incazzato che sbraita e sputa, ma un giornalista affermato che guarda al nascente “movimento” con gli occhi distaccati di chi dovrebbe descriverlo. E infatti si guarda bene dal lanciare vacui slogan o ingenue invettive, preferendo intelligentemente prendersi gioco del “punk”.
Pura satira punk sul punk. Stilisticamente il pot-pourri musicale degli Snivelling Shits si colloca tra i primissimi Sex Pistols (quelli dei demo registrati da Goodman, per intenderci) e gli Alternative TV di Mark Perry; nulla di particolarmente dissimile, quindi, dal trend sonoro settantasettino, compresi i perniciosi martoriamenti di alcuni classici del rock (tanto per citarne un  paio: I’m Waiting For The Man e
I Wanna Be Your Dog che Dadomo re-intitola I Wanna Be Your Biro).
Dopo l’uscita di “Terminal Stupid”, alla fine del ’77, gli Snivelling Shits spariscono. Non che qualcuno se ne fosse accorto, per la verità. Steve Lillywhite, tra le altre cose, era già stato rimpiazzato da Barry Myers, noto nei club londinesi come DJ Scratchy.
1978: la Beggars Banquet pubblica “Streets”, compilation di punk bands inglesi e francesi, e prima uscita in assoluto dell’etichetta. Tra i gruppi partecipanti figurano i misteriosi Arthur Comics (scritto anche Arthur Comix) con un brano dal titolo Isgodaman?
Ben presto sarà chiaro a tutti (tutti chi?) che dietro a questo nome si cela quel vecchio e caro burlone di Giovanni Dadomo, con gli Snivelling Shits al gran completo (gran completo?). Ennesima presa per il culo, insomma, prima di sparire definitivamente nel nulla. Dadomo continuerà ancora per pochi anni ad esercitare la sua professione di giornalista musicale e scriverà altri due brani, che regalerà poi ai ben più famosi Damned: There Ain’t No Sanity Clause e I Just Can’t Be Happy Today (uno dei pezzi più amati dai fan di Vanian e soci). Nel 1982 scriverà, assieme a Liz Thompson, il libro New Women In Rock.
In realtà, Dadomo aveva continuato l’attività con la sua band anche nel corso del 1979, con qualche sporadica e fallimentare apparizione live e alcune registrazioni in studio. Tutto ciò che gli Snivelling Shits hanno registrato (la bellezza di ben otto brani) lo si può trovare sull’album postumo “I Can’t Come”, stampato nel 1989 dalla Damaged Goods. L’ultima ristampa (in CD) risale al 2007 e contiene anche quattro versioni demo (versioni demo di brani degli Snivelling Shits? Non sarà un’altra presa per il culo?). Otto brani in tutto, si diceva. Sufficienti, tuttavia, a creare una micro-leggenda del punk che ha avuto “influenze subliminali massive” (e decidete voi che grado di serietà volete dare a quest’ultima affermazione). Che fine ha fatto Giovanni Dadomo? (Chi?)
È morto nel 1997, dimenticato da tutti. Tutti chi?….

© RIPRODUZIONE RISERVATA

giovanni dadomo manocchia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *