Giorgio canali & Rossofuoco: “Eravamo noi” (2020) – di Andreas Finottis

Quasi tutti hanno nostalgie. Ho sentito gente che ha nostalgia dei gettoni telefonici, delle cabine telefoniche, degli elenchi telefonici di carta… ma io ricordo che ai tempi, agli elenchi telefonici sovente mancavano metà pagine perché qualche “gentleman” ci si era pulito il culo e magari proprio nella cabina ci aveva pure cagato e/o pisciato; oppure la cornetta era staccata dal filo o altre volte mancava proprio. In altri casi avevano sfondato la gettoniera per rubare i gettoni. Così, uno rimasto appiedato con l’auto che doveva telefonare al soccorso stradale oppure, qualcuno che stava male e doveva chiamare un’ambulanza trovava tutto lercio, sfondato, rotto, non funzionante.
Adesso hanno tutti un telefono cellulare sempre con sé ma sentono nostalgia per quei tempi… forse nelle cabine telefoniche distrutte e scagazzate hanno perso qualcosa di prezioso che non trovano più oggi: la giovinezza in un’epoca più viva e spensierata. Però rendiamoci conto che un senso di bene comune non c’è mai stato. Da sempre in Italia ognuno spacca e ruba la roba pubblica mentre custodisce bene la sua roba privata; in casa ha tutto pulito ma quando esce dalla porta sporca e getta la carta a terra.
In certe nazioni lungo la strada i contadini approntano bancarelle di frutta&verdura e non c’è nessuno a controllare, si prende quello che si vuole, si pesa e si paga. Se si facesse qui da noi non solo non pagherebbe quasi nessuno ma dopo poche ore si porterebbero via pure la bilancia e la bancarella o, come minimo, spaccherebbero tutto e ci cagherebbero e/o ci piscierebbero sopra. Poi, quando si torna nelle nostre case pulite e ordinate ci si lamenta del degrado pubblico e dei politici tutti ladri… senza capire che ci si sta specchiando nella nostra tragica natura italica.

Eravamo noi con i pantaloni lunghi per la prima volta
Incantati dai vecchi di vent’anni nelle piazze in rivolta
Eravamo noi, con qualche domanda in più

In un mondo di eskimo verdi, noi, con l’eskimo blu
Eravamo noi, tutto e subito e crescere in fretta
Combattuti tra il vestirci a modo e il Che sulla maglietta
Eravamo noi a fare bella la luna
Con le nostre vite di merda e le comete per endovena

Eravamo noi e non c’era più nessun futuro
Strappato via il poster di Woodstock dal muro
Imbracciare la chitarra o imparare a sparare
Come i vecchi di trent’anni: “colpire al cuore”
Eravamo noi, le nostre prime paranoie distopiche
Spiati, controllati, ansie forse anacronistiche
Ma era un fratello piccolo che cresceva da sé
Eravamo noi, alla fine dell’83

Eravamo noi, forse un po’ frastornati
Tra scure trame, tette al vento e banchieri impiccati
Indecisi se fare i soldi o restare a guardare
I vecchi di quarant’anni convertiti al capitale
Eravamo noi, si lanciavano monetine
A una classe dirigente arrivata alla fine
Poi un altro ventennio senza più primavera
E i vecchi di cinquant’anni tutti in camicia nera

Eravamo noi, “non sarà mai più come prima”
Il portavoce del re del mondo legge la sua velina
Indicando col dito un altro Goldstein da odiare
E i vecchi di sessant’anni con la paura di crepare
E siamo noi, siamo noi che continuiamo a precipitare
Per un vuoto d’aria, un vuoto di memoria
Un vuoto più vuoto del vuoto qui dentro
E adesso non ti sento
Non ti sento, non ti sento, non ti sento, non ti sento più.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Un pensiero su “Giorgio canali & Rossofuoco: “Eravamo noi” (2020) – di Andreas Finottis

  • Aprile 19, 2015 in 11:39 am
    Permalink

    beh…
    la descrizione del popolo italiano.
    che in effetti è proprio come lo dipingono gli stranieri.
    L’Italia e la sua classe politica sono il manifesto del nostro essere…

    Rispondi

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