No Strange: “Mutter Der Erde” (2019) – di Ignazio Gulotta

No Strange sono sinonimo di psichedelia, nella loro trentennale carriera che, dopo un’interruzione, ha ripreso a pieno ritmo nell’ultimo decennio. La band torinese di Ursus e Ezzu ha perseguito con mirabile coerenza una ricerca sonora volta a esplorare una dimensione altra rispetto alla materialità della vita quotidiana, una dimensione spirituale che liberi l’anima e la mente dalle scorie che la società e la cultura dominante lasciano in ciascuno di noi. Musica libera dalle costrizioni di genere, libera innanzitutto di sperimentare spaziando tanto dalla tradizione psichedelica, in particolare quella che in Italia ha avuto grandi interpreti come Claudio Rocchi, gli Aktuala o i Living Music, quanto dalla world music, dalla musica cosmica kraut, dal folk, ma anche dalla classica.
Di questo carattere libero e aperto della musica dei torinesi ne fanno fede sia la grande varietà degli strumenti usati provenienti da tradizioni musicali diverse, sia la varietà ed eterogeneità dei numerosi ospiti presenti: la cantante armena Rita Tekeyan, le musiciste di estrazione classica Simona Colonna, violoncello e flauto, e Stefania Priotti, violino, la sezione ritmica di Riccardo Salvini e Gabriele Maggiorotto degli psichedelici Torino Indianizer. Alla voce avrebbe dovuto partecipare Jutta Nienhaus della band prog Analogy, ma purtroppo è improvvisamente scomparsa durante la lavorazione del disco. Il titolo in tedesco è un deliberato e doveroso omaggio a lei. “Mutter der Erde” è improntato alla ricerca del viaggio metafisico oltre la dimensione della quotidianità e le costrizioni del tempo, una dimensione spirituale e mistica della musica accentuata dal carattere ipnotico e dai rimandi alla tradizione orientale, indiana in particolare e perfino alla musica sacra, per esempio nell’intensa Kalikia, dove la voce del soprano armeno Rita Tekeyan raggiunge vette di sublime lirismo.
È un viaggio mentale che prosegue con Voyage Dans La Lune, fuga cosmica dalla noia del quotidiano (“a volte il mondo mi deprime”) alla ricerca di un’altra dimensione dell’essere e del tempo, o nella maestosa e ipnotica Madre della Terra; non lasciano indifferenti i paesaggi onirici disegnati in Il Profumo del Bosco Alto mentre gli strumenti spaziano liberi fra suggestioni mediorientali e sperimentazioni lisergiche floydiane. Ma c’è anche una dimensione più orientata verso il folk e il bucolico, rinverdendo la tradizione dei gruppi che negli anni 60 erano legati al mondo delle comuni hippie: ci riferiamo sia all’iniziale strumentale A Pelo d’Acqua, dove un flauto ancestrale e bucolico dialoga con la fascinazione orientale del sitar, sia all’incantevole Stalattite, canzone in bilico tra folk e prog, resa misteriosa dal suggestivo incastro delle voci. I No Strange hanno creato un’altra splendida tappa del loro caleidoscopico e immaginifico viaggio oltre le porte della percezione. A noi salire sulla loro psichedelica navicella.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: