Nirvana: Scentless Apprentice (“In Utero” (1993) – Bruno Santini

Scentless Apprentice è la seconda traccia di “In Utero”, album dei Nirvana pubblicato il 1993. La notazione cronologica, benché possa sembrare futile nella miriade di date che interessano la composizione dell’ultimo, effettivo, album in studio della Band statunitense, risulta essere importante per il contesto che interessa il brano. Procedendo con ordine, la sopracitata traccia è la seconda dell’album: dopo i 3.36 minuti di Serve the Servants, l’improvviso quanto rapido cambiamento ritmico e musicale (sarà comunque una costante reiterata all’interno dello stesso album) ci porta alla seconda traccia, unica, insieme alla tredicesima (Gallons of Rubbing Alcohol Flow Through the Strip) a vedere la firma del non solo Cobain, ma anche del batterista Grohl e del bassista Novoselic. L’Apprendista senza profumo” dei Nirvana è sicuramente dissonante, brutta quasi all’ascolto, se vista in una unica e univoca direzione: il pezzo traccia il suo avvio nei secondi iniziali di batteria e basso; quando la chitarra interviene, quasi a presentare l’imminente avvio di Kurt Cobain: preannuncia una voce carica, pronta ad esplodere. Così è, in effetti: per ben tre volte, data la classica alternanza strofa/ritornello, si arriva al culmine, fino all’urlo “impazzito” del frontman di Aberdeen (go away – go away, go away). Lo schema si ripete fino alla fine del pezzo, quando, uno alla volta, si eclissano tutti gli strumenti fino a lasciar sola una dissonante nota di chitarra. Ora, ipotizzando che difficilmente si voglia far musica per un intrinseco gusto di farla male volutamente, la dissonanza, la cacofonia – quasi – e le note quasi fastidiose che echeggiano dal brano hanno certamente un senso: qui ci si ricollega alla cronologia del pezzo; 1993, ovvero 8 anni dopo che uno dei più grandi successi della letteratura contemporanea, “Il Profumo” di Patrick Süskind, veniva pubblicato. Il romanzo narra della vita di Grenouille, nato povero nella Francia del diciottesimo secolo e dotato di un olfatto straordinario, che contraddistinguerà le sue imprese. Accanto alla sua innata capacità, però, c’è l’attitudine singolare di Grenouille, non solo incapace di provare sentimenti umani ma – allo stesso tempo – privo di un profumo proprio, motivo di una queste disperata e famelica che giustificherà parte delle sue azioni. Fin dalla nascita, con l’abbandono della madre e il trasferimento in un orfanotrofio, si dimostra essere cinico talento, tale da portare alla morte chiunque si privi di lui: vale per la madre, che viene condannata alla morte per l’abbandono, vale per Madame Gaillard, che lo vende bambino ad una conceria, così come per tutti gli altri. Il talento inusitato del giovane si manifesta nitidamente una notte, nonostante altre prove in passato, quando, captato il profumo di una ragazza, la uccide per poterla annusare voracemente. Accortosi del suo effettivo potere, decide di dargli un ordine e di diventare esperto nel campo degli odori: si fa assumere presso la profumeria di Giuseppe Baldini dove, non opponendo resistenza ai comandi del maestro, produce svariate combinazioni di profumi grazie al suo straordinario olfatto, ottenendo in cambio la conoscenza dell’arte della profumeria. Abbandonato Baldini, Grenouille si rifugia in una montagna, nel sogno quasi confuso e poco nitido di una realtà in cui possa dominare solo la sua arte. Passano sette anni e, in seguito a un sogno scopre di non avere un proprio profumo: la frustazione del giovane, che riesce a sentire sulla sua carne tutti gli odori (addirittura di giorni e settimane prima) di corpi e agenti esterni, ma non il proprio, innato, lo porta a lasciare la montagna. A Montpellier, che lo accoglie inizialmente, inizia a pensare ad una miscela artificiale, grazie alla quale non sarà più ignorato o evitato per l’assenza di profumo. Il suo diprezzo per gli uomini, unico sentimento cieco che lo anima, lo convince a creare un profumo che lo porterà ad essere amato da ogni persona esistente. Da questo momento, la narrazione assume il carattere tragico che le ha certo garantito il successo planetario che ha avuto: Grenouille apprende l’arte dell’enfleurage, ovvero l’ottenere odore dagli oggetti tramite l’immersione nel grasso. Grasse, la città che ospita le vicende del protagonista, diviene un teatro tutt’altro che bucolico di una tragedia: il ragazzo uccide ventiquattro fanciulle, privandole di tutto ciò che non sia il nudo corpo da gettare nel grasso. La venticinquesima e ultima fanciulla, Laure Richis, rappresenta il completamento ideale della sua miscela: Il suo profumo rappresentava, per Grenouille, la vera perfezione per la miscela pensata. Uccisa anche lei, a poco porta la condanna a morte inflitta al garzone francese. Nel giorno dell’esecuzione, sfoggiando il profumo creato, il giovane riesce nel suo intento: la folla lo ama, lo idolatra, si dimentica dei suoi crimini. Il padre stesso della sua ultima vittima gli chiede perdono per quell’ingiusto atto che si stava per compiere. Grenouille, però, capisce in quel momento: l’amore che sfocia nel totale rito orgiastico del popolo non è indirizzato a lui. E’ e sarà quello stesso profumo a muovere quel popolo, non il giovane. L’orgia manda tutti in trance e il suo odio e la sua ripugnanza hanno allora la meglio di fronte a quello spettacolo pietoso, Grenouille ritorna a Parigi, nel luogo malfamato della sua nascita e lì, versandosi addosso il suo stesso profumo, si lascia divorare dai malviventi del luogoIl romanzo ha, oltre che una visione certamente apocalittica (ma reale, in molti suoi aspetti) dei contesti affrontati, un’effettiva difficoltà di esser reso in una maniera che non sia confusa: l’indagine psicologica, che si sintetizza nel ripugnante/odioso del giovane Grenouille, contrapposto ad famelico desiderio sessuale di un popolo semplicemente spinto da un profumo, non può trovare altra via di rappresentazione se non nel confuso, nel poco lineare modo di far musica (e, in generale, arte). Partendo dal presupposto che lo stesso film ispirato alla vicenda ha continue scene veloci, confuse e incalzanti, a partire da quella introduttiva… ci ricolleghiamo allora a quella musica dei Nirvana che trova, nella sua dissonanza di fondo e in quel poco scandito cambio di ritmica, una giustificazione. Se c’è una caratteristica che certamente si deve alla Band statunitense, più, forse, di ogni altro esperimento grunge del secolo scorso, è l’immedesimazione caratteriale e morale nelle vicende. La voce di Cobain non è e non sarà mai la voce di un Chris Cornell, per intenderci, ma è pregna di quel sentimento che traspare e che forse, davvero, ha fatto la fama dei Nirvana. In questo pezzo più che in altri, personali, lo si può capire da quella voce stridente, da quella chitarra fastidiosa, da quell’urlo impazzito che, forse, dopo i continui paralleli con la vicenda, appaiono più che mai giusti.

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