Nicolas Collins: “Handmade Electronic Music: the Art of hardware hacking” (2006) – di Govind Singh Khurana

“Non provateci con qualsiasi cosa che abbia una presa di corrente e che sia collegato al vostro impianto!”. Questo disclaimer viene ribadito per ogni singolo capitolo di questo libro ma a buona ragione, per la sicurezza di chiunque si appresti a seguire gli esperimenti qui elencati. In un momento storico come questo, in cui in ogni dispositivo elettronico, dallo smartphone al tablet, per arrivare ai vari computer, possiede una potenza di calcolo e software con tanto di plugin che consentono di generare qualsiasi suono sembra quasi che non si possa inventare più nulla. Eppure spesso e volentieri manca qualcosa, l’emozione della scoperta accidentale, l’imprevisto, il disturbo che si trasforma in suono, la vitalità dell’elettricità e dei principi fisici che segue. Non vuole essere questa una difesa dell’analogico per partito preso ma un giusto tributo. In questo manuale, di una semplicità disarmante, è scritto tutto ciò che serve per poter iniziare ad operare modifiche su hardware analogico di ogni tipo: lo chiamano Hardware Hacking, proprio perché queste modifiche portano a generare effetti e suoni dalle sorgenti più impensate; una vecchia radio a transistor come un registratore a cassette, giochi per bambini dotati di microprocessori e poi ancora la pratica del circuit bending: l’intervento sui circuiti a dita bagnate per modificarne gli effetti (da fare rigorosamente a prese scollegate, utilizzando normali batterie come alimentatori). Non serve molto, giusto un garage, come ogni inventore e sperimentatore della storia ha avuto, un saldatore, molta pazienza e voglia di sperimentare. Molti di questi suoni hanno avuto origine in ambienti accademici di avanguardia, proprio mentre i primi pionieri stavano lavorando ai loro sintetizzatori… e anche nomi come John Cage, Don Buchla, David Tudor  e Alvin Lucier sono passati da qui. Le possibilità sono infinite, e ne elenco giusto alcune, come quella di suonare un nastro magnetico manualmente, utilizzando la testina di un registratore, o ancora modificare altoparlanti per utilizzarli come microfoni e molto altro ancora. Se l’inizio è semplice ed intuitivo, il proseguimento diviene inevitabilmente più tecnico ma, se vi venisse voglia di passare oltre, significa che i primi risultati sono già stati ottenuti.

Nicolas Collins: “Handmade Electronic Music: the art of hardware hacking”
Routlege
(edizione inglese+ CD 2006)

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