Nick La Rocca: Una luce italiana all’alba del Jazz – di Gabriele Peritore

Come succede anche attualmente era difficile vivere di sola musica nella New Orleans degli inizi del Novecento. Il padre lo ripeteva sempre al piccolo Dominic, chiamato Nick per abbreviare, il quale aveva una passione pura e incontenibile: non riusciva proprio a fare a meno di sfilare la tromba del padre dalla sua cornice sulla parete. Prima per gioco, poi per esercitarsi seriamente. New Orleans di inizio secolo è un crogiolo ribollente di razze ed etnie diversissime tra loro. Alle due comunità più grandi, quella afroamericana e quella francese, vanno aggiunte altre corpose comunità di spagnoli e italiani. Tra gli italiani ben trentamila sono siciliani. Una di queste famiglie è quella di Nick. I La Rocca partono dalla Sicilia, da Salaparuta, perché il giovane Girolamo, da poco sposato con Vita, non riesce a sostenere le spese del fresco matrimonio con i suoi piccoli guadagni da ciabattino. New Orleans in quel periodo è una delle città degli Stati Uniti che permette facili assunzioni, per i suoi vasti campi di cotone e per il suo fiorente porto fluviale che tanto comunica con l’Italia, importando agrumi dalla Sicilia e facendo lavorare il cotone nell’industria tessile di Genova: il tessuto ricavato di ritorno in America verrà ribattezzato Jeans. Girolamo e la moglie decidono di stabilirsi nella cittadina della Louisiana per iniziare una nuova vita e finalmente mettere su famiglia. Porta con sé la sua tromba, o meglio la cornetta, il ricordo di quando era bersagliere e suonava nella banda in presenza del generale La Marmora. La incornicia come un cimelio, minacciato soltanto, qualche anno dopo,dall’arrivo del piccolo Nick e dalla sua passione irrefrenabile. La tromba è spesso motivo di grosse liti tra il padre e il figlio nel tentativo di fare comprendere all’aspirante musicista i valori del “lavoro vero”, che richiedono sacrificio e impegno, e che l’arte non dà il pane. Le parole accorate provengono da un uomo che ha conosciuto la fame, mentre Nick sente l’esigenza di assecondare fin da ragazzino la propria personalità, focosa, turbolenta e ambiziosa. Il padre, per non fargli più toccare la tromba, in un gesto estremo, dettato dalla rabbia, distrugge lo strumento, per poi, colto dal pentimento, ripararlo. Questo episodio si ripete spesso in casa La Rocca e, in questo clima, cresce Nick, costretto a nascondersi nei posti meno appropriati per allenarsi a suonare disturbando l’intero vicinato. Fin quando, all’età di quindici anni, non perde il padre e scopre il dolore… ma anche la libertà. A New Orleans grazie alla commistione di etnie, per le vie, nei luoghi di lavoro, nei locali, si sente suonare tantissima buona musica, ma prevale tra le altre l’improvvisazione a turno di strumenti in assolo sul Blues, un genere che forniva le basi al Jazz, che nello slang locale veniva chiamato Jass. In particolare il Jazz di New Orleans, così eclettico e vitale, veniva definito Dixieland Jass. Nick studiava con ammirazione le improvvisazioni alla cornetta del grande Buddy Bolden, su cui si esercitava improvvisando i suoi assolo che nascevano dall’imitazione dei suoni di tutti i giorni, i versi degli animali e i clangori metropolitani. Con le prime esibizioni e i primi guadagni può permettersi un nuovo strumento e di conoscere la gente giusta per formare il primo nucleo di un’orchestra, con cui non ci sarà manifestazione pubblica della sua città in cui non suoneranno. Uno dei pochi bianchi in un genere prevalentemente nero afroamericano. Presto si accorge che per avere più ingaggi deve snellire l’orchestra, portandola ad una band di cinque elementi, tra cui un altro oriundo italiano, Tony Sbarbaro alla batteria. Durante un evento sportivo di importanza nazionale vengono notati dal produttore Johnson della Victor che propone loro di incidere un disco. Cosi, nel 1917, nasce “Livery Stable Blues”, di Nick La Rocca And The Original Dixieland Jass Band (termine in seguito sostituito con Jazz), una delle prime incisioni del genere che, grazie a brani come Tiger Rag, Clarinette Marmelade, dal ritmo energico ed energetico per chi li ascolta, venderà più di un milione di copie, contribuendo a diffondere il Jazz a livello nazionale e internazionale. Grandi artisti come Louis Armstrong si formeranno su questa incisione, proponendo i brani che ne fanno parte come standards. La fama di Nick La Rocca e la sua Band li porterà a suonare per la famiglia del re d’Inghilterra, Giorgio V. I successi si susseguono costanti, a livello mondiale, ma il carattere di Nick rimane sempre lo stesso, anzi con la pressione crescente peggiora, non riuscendo a evitare litigi furibondi, fino allo scontro fisico, con gli altri membri della band, che porteranno all’inevitabile scioglimento. Il carattere turbolento e ambizioso che  ha portato La rocca alla vetta del successo lo ha anche precipitato nel baratro dell’oblio. A distanza di cento anni, forse la sua importanza nella diffusione del Jazz sta raccogliendo gli onori che merita. Per gli appassionati più esigenti segnaliamo un documentario del 2014 sulla vita di Nick La Rocca del regista Michele Cinque: “Sicily Jass – The world’s first man in jazz”, con il trombettista siciliano Roy Paci nella parte di Nick. Del lavoro cinematografico e stata anche incisa anche la colonna sonora

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