“Una notte con Bix Beiderbecke” – di Mr. Hyde

Per tutta la durata del pranzo, il Maestro ci aveva, per così dire, intrattenuti, descrivendo la sua nuova, fiammante, protesi dentaria. A bocca aperta, continuava a mostrare quel miracolo della tecnologia sanitaria, che non si sa quanto gli fosse costato. Nessuno di noi aveva avuto il coraggio di guardare. Il Maestro, noto pianista e dispensatore di “sorrisi e canzoni” di Fred Bongusto o Bruno Martino per turiste attempate nei peggiori locali notturni di Firenze e dintorni, era anche noto per la sua taccagneria  e quella enorme spesa avrebbe occupato gran parte dei suoi pensieri e discorsi per chissà quanto tempo ancora. Tuttavia, non so come, un lampo di barbera violaceo illumino’ il suo animo che lo aiutò a trovare un guizzo di generosità per invitarci tutti a casa sua a Firenze quel fine settimana. Avremmo mangiato e dormito da lui. L’appuntamento fu fissato per la mattina successiva alle 8.00 alla stazione – il treno partiva alle 8.30 – il tempo di munirsi di biglietto. Saremmo stati tutti lì puntuali (dovevamo essere in sette). La mia badante era anche badante di una anziana signora ex attrice del cinema muto. Forse aveva avuto un’avventura con uno dei fratelli Lumìere (o entrambi). Era comunque moolto benestante ed abitava in un palazzetto all’interno di uno splendido quartiere residenziale di Torino. Quella notte la mia badante improvvisò in mio onore una sfilata con gli abiti di scena custoditi dentro un grande armadio di legno nero, uno dei tanti dentro quella grande casa, dove si ascoltava ancora musica con il grammofono, da vecchi, spessi, a 78 giri. Noi, invece, ascoltavamo musica da un giradischi provvisto di casse acustiche: consumammo “Led Zeppelin III”, persi dietro l’assolo di Page in Since I’ve Been Loving You; “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, “Waiting for the Sun” dei Doors“Selling England by The Pound” dei Genesis;  ed una molteplicità di altri LP mai dimenticati. Il battito spettrale dell’orologio a pendolo mi svegliò alle tre, uscii dalla camera e mi recai nel freddo, buio soggiorno, arredato in stile “dannunziano”, dove avevo intravisto quei vecchi 78 giri. Sedetti su una poltrona vicino al tavolino con sopra il grammofono e da un ripiano estrassi alcuni di quei dischi. Ne presi uno in mano e lessi nell’etichetta: I’m Coming From Virginia e più sotto: Frank Trumbauer & His Orchestra. Lo adagiai sul piatto, un giro di manovella e via. Uno straordinario, brillante fox trot. Si tratta di una incisione del 1927 a New York cui partecipano Bix Beiderbecke (cornetta), Frank Trumbauer (sax melodico in do), Don Murray (sax baritono), Bill Rank (trombone), Doc Ryker (sax alto), Irving Riskin (piano), Eddie Lang (chitarra), Chauncey Morehouse (batteria). Ah…come suonava Bix… Anzi, come improvvisava! Ti trascinava, ti esaltava, poi ti lasciava un attimo nell’ombra della sua tristezza con il suo assolo a seguire gli accordi in minore, e poi di nuovo rassicurante: amico stai tranquillo, è solo un goccetto, ti lascio la bottiglia. Non potevo non brindare. – à la santé” – pronunciai quelle parole a voce alta, bevendo il Genepy rimediato da una bottiglia nei paraggi che non era Bourbon ma meglio che niente. ”Roba forte”, pensai, ascoltando un altro capolavoro: Singin The Blues (1927) una grande entrata in assolo di Trumbauer al sax seguito da Bix Beiderbecke con la sua cornetta…  poi da Jimmy Dorsey al clarinetto… niente male davvero, mentre il solito Eddie Lang ricamava melodia, armonia e ritmo contemporaneamente, con la sua chitarra acustica. Andava tutto a gonfie vele ma, all’attacco di Royal Garden Blues (1927), che Bix suonava con i  Lucky Seven di New Orleans, noti come la sua Gang, mi apparì di colpo, come uno spettro in camicia da notte,  la padrona di casa, facendomi raggelare il sangue nelle vene. – Cosa ci fai seduto sulla mia poltrona, ascoltando i miei dischi brutto bastardello? Ahh… ecco chi si scolava di nascosto la mia bottiglia di Genepy!Mi perdoni madamin, mi perdoni – non sapevo dire altro. La guardai in viso: sembrava quello incartapecorito di una mummia e gli occhi si intravedevano appena attraverso le lenti spesse dei suoi occhiali. Due buchi neri, sembravano. Mi alzai, pensando: – Ma questa non si muoveva solo sulla sedia a rotelle? – Poi indovinai fra le sue rughe una specie di ghigno: capii che era di buon umore, la vecchia: quella musica l’aveva resuscitata. – Rimani seduto bastardello, continua con i dischi e passami quella roba, troppo fumo fa male alla tua età – Poi continuò: – Am pias tant, amo il ritmo sincopato, il jazz, Bix era il mio idolo e il suo modo di suonare la cornetta era inconfondibile, era una dote naturale. Arrancava a leggere le note ma a suonarle ne regalava a tutti in abbondanza: solo Louis Armstrong era in grado di competere con lui. Ma gli  piaceva la musica, non le competizioni, viaggiava su un binario a parte da cui osservava il suo pubblico scatenarsi ballando il charleston dietro le sue note. Ascolta Davemport Blues (1925) che Bix suona con i suoi Rhythm Jugglers: un assolo entusiasmante che sorprende ad ogni nota e ad ogni geniale guizzo creativo. L’è mort a 28 anni, por fieul… Ma beveva come una spugna: era inevitabile che il bere lo distruggesse. Che peccato! – Nonostante i suoi alti e bassi Bix, amato grazie al suo candore, al suo speciale modo di essere, arrivò a dirigere un’orchestra: risale al 1930, un anno prima che morisse, Deep Down South cui partecipò il fior fiore dei musicisti jazz di quel momento: Jimmy Dorsey (Clarinetto e sax alto), Tommy Dorsey (trombone), Bud Freeman (sax tenore), Benny Goodman (Clarinetto e sax alto), Gene Krupa (batteria), Eddie Lang (chitarra), Joe Venuti (violino), solo per fare alcuni nomi, oltre allo stesso Bix alla tromba. Erano le sei del mattino, la vecchia dormiva su un’altra poltrona e io non avevo più sonno. Due ore più tardi arrivai di corsa alla stazione giusto in tempo per prendere il treno e partire. A quell’appuntamento mi presentai da solo, non c’era nessun altro. A Firenze non trovai nemmeno il Maestro, che nel frattempo aveva deciso di andare dalla sua donna a Berlino

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Un pensiero riguardo ““Una notte con Bix Beiderbecke” – di Mr. Hyde

  • dicembre 10, 2017 in 11:52 am
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    Come al solito la grafica è eccezionale. Mi piace molto il ritratto di Bix ..

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