Nick Cave and the Bad Seeds: “Murder Ballads” (1996) – di Francesca Spaccatini

Venghino signori venghino, i morti ammazzati sono tutti qui in vetrina per voi. Cinque penny e vi mostrerò la fiera dei cadaveri. So che vi piacciono le storie di cronaca nera, pallottole, lame e chi più ne ha più ne metta. Bevetene, bevetene ancora signori, questo sangue vi fortifica, vi rende invincibili, sentite gli anticorpi che crescono? Più ne prendete, meno sarete vulnerabili. Più ne prendete, più sarete indifferenti alla brutalità umana. Cantate signori, cantate pure ai morti ammazzati: la,la,la, la,la,lai. Iniziamo con le presentazioni: Joy, o Gioia come preferite, di felice aveva solo il nome, è stata trovata ammazzata insieme alle sue tre figlie. Come potrete notare ci siamo permessi di ricostruire la scena del delitto. Sbirciate, sbirciate pure nel sacco a pelo. Ammirate le coltellate rabbiose sul corpo della donna e la maestria con la quale è stata avvolta dal cavo elettrico. Accanto, i lettini delle bambine, trucidate dalla stessa lama. Sul muro una scritta col sangue: “His red right hand”… un penny a chi mi sa dire di chi sono questi versi. Nessuno lo sa? Bene, del poeta Milton signori e signore. Un omicida acculturato a quanto pare. Si pensa che sia stata la mano del brav’uomo che avevano in casa… sì, insomma un caso di violenza domestica. Passiamo ora alla seconda sala, avvicinatevi pure al bancone del bar. Siamo nel 1932 gente, e quelli che vedete sono due poveri diavoli: il barista, con quattro buchi in quella testa da figlio di puttana, e il marito di una puttana, cosparso di piombo. L’omicida era un certo Stagger Lee, lo spaccone di turno… cantate signori, cantate: La,la.la la,la,lai. La terza sala è all’esterno, in giardino. Quel piccolo uomo rannicchiato vicino all’albero e allo steccato è stato accoltellato dalla sua stessa donna. Henry Lee era il suo nome. Perché? Perché non l’amava più, e tutti noi dobbiamo temere di abbandonare la nostra donna per un’altra. Il pelo gli si drizza alle poverette, e meditano vendetta, vendetta crudele. Avviciniamoci alle duna laggiù, quella che giace con la testa piena di nastri sotto la sabbia è una Lovely creature che decise di passeggiare tra le sfingi e le piramidi con un uomo. Scendiamo a valle adesso, in fondo al fiume dove crescono le rose selvatiche (Where the wild roses grow). Innamoratevi della fatale Elisa Day. Che quadro meraviglioso! Pensate al genio “pittoresco” dell’autore, si sarà chiesto cosa manca qui tra le verdi foglie le rosse rose e la bianca corrente del fiume? Poi lo ha incontrato il pezzo mancante, una candida donna con labbra scarlatte e capelli corvini. Da immortalare lì, in eterno, nel suo sangue vermiglio. Preparatevi ora, per la sala più raccapricciante di tutta la mostra, la più grande per dimensione, l’abbiamo denominata The curse of Millhaven. Quanti corpi ci saranno qui? Una quarantina? Solo venti i bambini inghiottiti dal gelido lago, il piccolo Blake con la testa spaccata e le tasche piene di pietre, il terrier del professor O’Rye inchiodato alla porta, la fontana importata direttamente dalla villa del sindaco della piccola cittadina ospita la testa mozzata di Handyman Joe e, per finire, i corpi bruciati vivi e mai usciti indenni dall’incendio alle baracche. L’artista dei misfatti è una giovane promessa del settore: la piccola Lottie, che a soli quindici anni ha firmato la grande maledizione di Millhaven. Aveva una graziosa boccuccia sotto la schiuma, e dopo essere stata portata in manicomio se l’è cantata… La la la, la la la li… ridendo diceva: ”Ricchi, poveri tutti quanti devono morire”. Se volete poi sapere cosa accade a quelle donne che se ne vanno in giro per il mondo tutte sole, seguitemi verso la prossima installazione. Eccola la povera Mary Bellows, ammanettata al letto con un bavaglio in bocca e una pallottola in testa. Ebbene mie impavide avventuriere, non aprite mai la porta agli sconosciuti e che vi serva da lezione. La mostra sta volgendo al termine signori miei, vi offriamo quindi un goccio di vino qui dietro all’O Malley’s Bar… e questo decanter non ve lo aspettavate eh, siate sinceri: la testa traforata di O’Malley in persona. Dietro di voi vicino al lavandino sua figlia, Siobhan, come la Madonna dipinta sulla parete della canonica. Poi troverete altro piombo nei corpi di Richard Holmes, sua moglie, il signor Brookes… la carneficina è servita signori e ricordate… Death is not the end. 

1 Song of Joy 2 Stagger Lee3 Henry Lee (Vocals: Nick Cave e Pj Harvey)
4 Lovely creature 5 Where the wild roses grow (Vocals: Nick Cave e Kylie Minogue)
6 The curse of Millhaven 7 The kindness of strangers8 Crow Jane / 9 O’Malleys Bar
10 Death is not the end (Words and music: Bob Dylan. Vocals: Nick Cave, Pj Harvey,
Shane MacGowan, Kylie Minogue, Thomas Widler, Anita Lane, Blixa Bargeld)

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