Nick Broomfield: “Marianne & Leonard- Parole d’Amore” (2019) – di Cinzia Pagliara

Tra le tante cose che il Covid-19 ha messo in quarantena c’è anche questa mia riflessione su “Marianne & Leonard – Parole d’Amore”, documentario di Nick Broomfield sulla storia d’amore tra Leonard Cohen e Marianne Ihlen, una storia fatta di eccessi, tradimenti e di una idea di libertà così totale da legarli per sempre. La stampa ne ha dato notizia, soffermandosi sul carattere trasgressivo della loro relazione, sulla necessità per Cohen di inserire qualcosa che parlasse di Marianne in gran parte dei suoi brani, di modificare a volte i testi nel corso degli anni, quasi a voler mandare un messaggio, neanche troppo nascosto, non tanto al pubblico quanto proprio alla donna da lui amata senza riserve e senza limiti. Il Covid-19 ha fermato la nostra vita e, per lungo tempo e motivi diversi, anche i miei pensieri, non cancellandoli però, lasciandoli solo in attesa. Non ho potuto vedere il documentario, ma apprendo da alcuni articoli che il regista Broomfield ci dice subito (insolita urgenza interiore) che quando li incontrò, appena ventenne, sull’isola di Hydra, la relazione tra i due stava andando a rotoli e lui e Marianne furono amanti per un po’. Ho sorriso leggendo questa cosa: sottolineare la crisi tra i due non ha senso all’interno di un rapporto così assolutamente fuori da ogni schema, così come, penso, è un po’ banale raccontare anche la sua storia con lei. Perché Marianne era già per sempre di Leonard. Su questo amore ho scritto un pezzo a me molto caro quattro anni fa: mentre registi e stampa ci riempivano gli schermi di Halleluja io li ricordavo con So long Marianne che, per me, essendo loro indivisibili (come Frida e Diego, come Macbeth e la sua Lady) li rappresentava al meglio.
Ricordo di aver ricevuto la notizia della morte di Leonard Cohen mentre guidavo e quasi non mi sono stupita. Lui aveva detto che avrebbe raggiunto la sua Marianne. Lo aveva scritto a lei in una lettera che subito era diventata una pagina di letteratura, poco prima che la donna morisse di leucemia. “Bene, Marianne, è giunto il momento in cui i nostri corpi si stanno annullando e io credo che ti seguirò presto, sono proprio dietro di te, se allunghi la mano puoi raggiungere la mia… con amore infinito, ci vediamo dove finisce la strada. Per un attimo mi è sembrato di sentire la sua voce, per come di certo lei la avrà ricordata mentre le leggevano quelle parole, mentre un sorriso le illuminava gli occhi (non è retorica, è andata esattamente così) e allungava le mani a incontrare quelle invisibili e fedeli di Leonard. Avevo pensato di dedicare al loro amore un pensiero diverso, attraverso una delle canzoni-poesie di Leonard, quella che preferisco. So Long Marianne è la storia della fine di un amore, così tormentato e profondamente vissuto che non potrà mai aver realmente fine.
Leonard Cohen incontrò Marianne Ihlen, una modella svedese, sull’isola greca di Hydra nel 1960 e per dieci anni lei fu la sua musa ispiratrice, fino alla loro separazione. Ma Marianne restò un amore inciso sulla pelle, nelle pieghe del cervello e senza dubbio sulle pareti del cuore, visto che Leonard andava via via modificando alcuni versi ed era ogni volta una nuova dichiarazione d’amore. Libero, troppo libero, e incapace della fedeltà tradizionale eppure incapace soprattutto di tradirla davvero. Nel 2012 ad esempio aveva aggiunto “Your eyes, I forget you eyes / Your body is at home in every sea / How come you gave your news to everyone / when you said it was a secret just for me”. Marianne era il suo segreto, come aveva potuto raccontarsi anche ad altri? Non è possesso quello espresso: semplicemente (straordinariamente) Marianne era quel tipo di donna che, come Leonard Cohen dice in Suzanne, “touches your body with her mind” e poi resta tatuata addosso, anche se chi la ama è uno zingaro che vorrebbe solo leggerle il palmo della mano, uno che la ferisce dicendole di essere curious” e di aver bisogno solo del suo amore nascosto, uno che si giustifica: “I never said that I was brave”. Perché ci vuole coraggio per decidere di amare una sola donna e smettere di essere curiosi. Così Leonard le scrive una canzone d’addio che paradossalmente possa legarli per sempre, fino al saluto finale davanti alla finestra e alla canzone cantata di nuovo per lei per il loro amore assoluto. “I have tried in my way to be free” ha scritto Cohen. Ma Marianne, beh lei era un’altra cosa. So long, you two. (E adesso ritorno ai tempi lunghi del ritiro sociale).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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