Nichelodeon/InSonar & Relatives: “Incidenti – Lo schianto” (2021) – di Ignazio Gulotta

Il progetto Nichelodeon giunto al quinto lavoro in dieci anni è opera di Claudio Milano, figura importante della sperimentazione musicale in quest’ultimo ventennio. Musicoterapeuta, poeta, cantante, autore di psicodrammi, performer teatrale, Milano con “Incidenti – Lo schianto” (Snowdonia 2021) ha realizzato un’opera radicalmente sovversiva, non riconciliata con l’universo musicale, culturale, morale dominante, anche se di quel mondo utilizza a volte gli stilemi per stravolgerli sarcasticamente, per mostrarne il lato mostruoso e degradante per la nostra esistenza. Si pensi alla splendida Ho Gettato mio Figlio da una Rupe perché non Somigliava a Fabrizio Corona: qui Milano stritola, esaspera, accumula generi e stili diversi, metal, prog, pop, jazz fino allo strepitoso finale modellato sulla melodia di Mamma mia dammi cento lire. L’effetto è sorprendente e spiazzante, non solo per la strabiliante performance vocale, e trova il suo ironico apice nella terza parte titolata Il Coro dei Critici all’ultima Sponda del Commiato, il cui testo è composto da un collage di frasi prese da recensioni del precedente disco a nome Nickelodeon e declamate alla Carmelo Bene su un caotico arrangiamento fra industrial e dodecafonia.
Detto che il livello del disco è sempre alto, vorremmo però citare almeno un altro brano, Il Barbiere dell’Occhio, il cui delirio allucinatorio ci rimanda alle surrealistiche visioni del Buñuel di “Un Chien Andalou” (1929). La magistrale prova vocale di Milano è davvero il timbro del disco, l’artista porta all’estremo limite la potenza espressiva della voce, mutando registro, tono, timbro, emissione al fine di segnare profondamente l’ascoltatore e immergerlo totalmente nel gorgo delle emozioni, si ha la sensazione di stare assistendo a una performance teatrale in cui le barriere sono infrante e il coinvolgimento è totale. Se vogliamo fare dei riferimenti il primo che viene in mente è Demetrio Stratos, ma anche interpreti come Peter Hammill, da sempre passione di Milano e qui omaggiato con Variations on The Jargon King e
, azzarderei, anche sperimentatori radicali fra folk e doom come gli indonesiani Senyawa. “Incidenti – Lo schianto” è disco di complessa lettura, basti pensare ad alcuni numeri, quindici brani, settanta minuti di durata, quarantaquattro musicisti coinvolti, anche i testi sono pieni di citazioni e riferimenti e, come le musiche, ribollono di spunti, idee, a volte può esserci il rischio di disorientarsi, smarrirsi, ma più probabilmente si finirà coinvolti e affascinati dall’esuberante personalità musicale dell’autore, che si conferma come una delle voci più originali e interessanti del panorama musicale italiano.
Quella di Claudio Milano è una musica che esprime un conflitto, un’alterità rispetto al mondo, una gabbia dalla quale si tenta disperatamente di uscire. La musica e l’arte sono il mezzo con cui l’artista affronta il suo conflitto con le bassezze del mondo, un urlo disperato, ma anche irriverente, beffardo nella sua drammaticità, per dire “io non ci sto”, eccomi qui, attraverso queste canzoni mi metto a nudo, mi offro senza edulcorare nulla, senza infingimenti, so di essere urticante, ma questa è la mia ribellione perché “Sopravvivere non tollero più, non tollero più / Sopravvivere non tollero più al male che ho / Sopravvivere non tollero più a ciò che non ho / Sopravvivere non tollero più a quello che so, / a quello è, a quello che siamo“. Concludiamo col segnalare la bella edizione del disco curata da Snowdonia con i disegni in copertina dello stesso Claudio Milano.

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https://claudiomilano.bandcamp.com/album/incidenti-lo-schianto

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