Natalino Otto: il Re del Ritmo – di Gabriele Peritore

Dopo aver viaggiato tanto, lontano da casa, pur di lavorare come musicista, dopo aver solcato i mari dell’intero globo terracqueo, e aver toccato le sponde dei continenti, scaldando le traversate dei passeggeri con la sua voce, può affiorare in maniera sottile e densa la nostalgia dei propri luoghi natii. Sulle navi da crociera, dove Natale Codognotto si è rifugiato per allontanarsi dal suo destino da sarto, è entrato a contatto con le novità musicali provenienti da oltreoceano. Intorno alla metà degli anni trenta, dalle metropoli americane culle del Jazz, prende quota la tendenza allo Swing delle grandi orchestre. Natale è totalmente invaghito di quel nuovo stile musicale, da provetto batterista non può non essere conquistato dal ritmo incalzante, con radici antiche. Lo interiorizza fino a sentirlo suo e questo nuovo ritmo sarà alla base di ogni sua manifestazione. Il suo talento non passa inosservato, anche a New York si accorgono di lui e della sua voce: intensa, lineare, sincopata in maniera particolare. Lo invitano a tenere delle trasmissioni radiofoniche. La voglia di tornare in Italia, però, è ormai incontenibile, anche se significa affrontare una situazione difficile, seppur carico di esperienze originalissime da condividere con il proprio pubblico. Nella penisola il Jazz è diffuso in maniera abbastanza tentacolare, si suona in ogni sperduto club, disseminato nelle più piccole province ma, la Società delle Nazioni non approva le politiche belliche del governo mussoliniano e infligge sanzioni. Per tutta risposta il regime fascista sceglie di autoregolarsi e vieta la diffusione alla radio delle tendenze esterofile. Le orchestre Jazz, tra cui quelle di Armando Fragna, Gorni Kramer, Eros Sciorilli, Romero Alvaro, Alberto SempriniLuciano Zuccheri fanno ottima musica ma nell’impossibilità di promuoverla come si deve. Lo stesso vale per le proposte artistiche di Codognotto. Il suo Swing, innovativo, importato dall’America senza modificare nulla nella struttura musicale, facile da ascoltare,  conquista il pubblico anche se non trasmesso, così come conquista la casa discografica Fonit  che può promuovere la sua musica attraverso altri canali. Le numerosissime incisioni con la Fonit le firma con il nome di Natalino Otto e molte di queste saranno successi senza precedenti. Inizia la collaborazione con le orchestre dei grandi maestri con cui ha la possibilità di comporre e proporre brani reinterpretati come Polvere di stelle e Le tristezze di Saint Louis (Saint Louis Blues) e, soprattutto, Biri-eiriei, il primo brano in Italia a utilizzare la tecnica Scat attraverso la voce e la musicalità dello Swing. Oltre a firmare di suo pugno molti dei brani, si avvale del contributo dei più grandi autori del periodo: così nascono canzoni d’amore senza tempo per la loro bellezza, come Mamma… voglio anch’io la fidanzata, o Solo me ne vo per la città (In cerca di te), o ancora Laura. Non ci sono soltanto i sentimenti tra le sue corde, Natalino Otto è un musicista vero che ha rischiato il tutto per tutto pur di realizzare il suo sogno e far decollare la sua carriera artistica,  senza mai perdere la voglia di divertirsi… così dà vita a brani come l’irresistibile Mamma mi piace il ritmoImpara a cantareChe Ritmo… senti che ritmo, l’indimenticabile La classe degli asini, l’immortale Ho un sassolino nella scarpa… ma non si possono non menzionare Pinocchio o Mister Paganini. Nel suo repertorio non mancano testi dedicati alla descrizione delle problematiche sociali, sempre con il suo stile scanzonato, come Mille lire al mese e Amore e totocalcio. Questi sono soltanto alcuni tra i più celebri brani della sua sconfinata discografia degli anni quaranta; anni in cui tiene su il morale di una nazione provata dalla guerra e ne assiste alla complicata nascita della Repubblica, continuando a battere il suo ritmo solare e coinvolgente. Il suo successo lo porta ad interpretare, aiutato anche dalla sua presenza fisica, ruoli da protagonista al cinema e a sbancare i teatri. In qualche modo l’onda lunga del successo gli permette di resistere anche alle rivoluzionarie forme di comunicazione degli anni cinquanta. Con la nascita della televisione tutte le attenzioni mediatiche si spostano sul tubo catodico. Anche il festival di Sanremo, che probabilmente è il maggiore veicolo della canzone melodica all’italiana, si sposta sulle frequenze televisive, facendo registrare la presenza di Natalino Otto in ben cinque occasioni, tra cui quella con la moglie Flo Sandon’s e l’ultima insieme a Johnny Dorelli nel 1958, in cui non è mai vincitore. In effetti in questa nuova veste non sembra perfettamente a suo agio come lo era, nell’ultimo successo prima della TV, l’audace Vendo Ritmo del 1953. Inizia un periodo difficile a causa dell’apertura al mercato musicale estero che porta in Italia i brani originali da cui Otto aveva preso ispirazione. Inoltre, un altro genere più esplosivo sta prendendo piede: il Rock and Roll e l’inevitabile cambio dei gusti dei giovani assetati consumatori lo porta ad esplorare altre soluzioni. Il fattore che, però, pesa maggiormente sulla sua graduale uscita di scena è l’atteggiamento dei dirigenti Rai dell’epoca che lo imbrigliano in ruoli artistici non adatti al suo bagaglio musicale e al suo innato istinto da pioniere e innovatore. Negli anni sessanta le sue apparizione pubbliche sono ormai limitatissime, passa il suo tempo a dedicarsi alle casa discografica da lui fondata, la Telerecord, nel tentativo di lanciare sulla scena musicale italiana nuovi artisti. Quelle rare volte che va in sala d’incisione lo fa per rendere omaggio alla sua città natale, Genova, ma stavolta sceglie un altro ritmo, ancora più primitivo e poco conosciuto, quello della Bossa. Il ritmo ce l’ha sempre avuto nel sangue e il ritmo non l’ha mai tradito, a tradirlo a soli cinquantasette anni invece è il ritmo del suo cuore che lo abbandona a causa di un infarto nel 1969, ma non sottraendogli la corona da Re del Ritmo che con il suo stile ha creato le basi dell’intero patrimonio musicale alternativo in Italia.

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