“Napoli Centrale” (1975): in memoria di Franco Del Prete – di Carmine Spinella

Nel 1943 a Napoli, e precisamente tra il 27 e il 30 del mese di settembre, si consumò lo storico ed eroico episodio delle quattro giornate, con l’insurrezione popolare che cacciò via i nazisti i quali, affiancati dai fascisti, tenevano la città sotto un tallone brutale e disumano. Furono le donne, gli uomini e i bambini ad imbracciare le armi, spesso costituite da attrezzi rudimentali e da pietre e, in particolare, le popolane contribuirono in modo determinante ed eroico alla riconquista, strada per strada, quartiere per quartiere. Napoli fu tra le prime grandi città Europee a ribellarsi e ad avere la meglio sui nazifascisti con le sole forze del suo Popolo. Il 1° ottobre gli alleati, finiti gli scontri, entrarono in città con i carri armati e Napoli, stremata ma fiera ed orgogliosa, poté sentirsi definitivamente liberata dalle oppressioni e dalla guerra. I fatti, splendidamente raccontati da Nanni Loy nel film “Le quattro giornate di Napoli” (1962), sono stati documentati anche in letteratura e musica: soprattutto il dopoguerra, con le storie di uomini e donne che hanno procreato i cosiddetti “figli della guerra”.
Musicalmente, Renato Carosone fu tra i primissimi a portare nelle esibizioni l’influenza musicale degli States. Il suo primo gruppo fu fondato 
nel 1949, con il chitarrista olandese Peter Van Woodpioniere della pedaliera collegata alla chitarra. Leggendarie poi le teatralità di Gegè Di Giacomo, batterista istrionico che mostrava, oltre ad un certa perizia tecnica, una gestualità tipicamente partenopea, così come i sassofonisti che ondeggiavano continuamente mentre si esibivano. Quello che è stato sempre riconosciuto ai nostri Artisti e che è insito nella Città, nonostante le dominazioni straniereè che hanno sempre difeso e mantenuto la loro identità e la loro notevole storiacantando in dialetto e sprigionando la proverbiale ironia e leggerezza che ha sempre contraddistinto il Popolo napoletano.
Napoli era pervasa ed impregnata di musica e l’offerta era vastissima, tantissimi artisti di valore continuavano a tenere alta la tradizione della classica canzone napoletana, ma Carosone fu capofila di quel “nuovo corso” che il dopoguerra portava e fu impareggiabile testimone di tutto ciò che stava accadendo. I già citati “figli della guerra” a questo punto diventano importanti per il nostro racconto, perché in quel periodo ci fu una mescolanza di genti e razze che determinò quello che poi fu splendidamente raccontato anche dalla N.C.C.P. (Nuova Compagnia di Canto Popolaredi Eugenio Bennato e Beppe Barra, nella famosissima tammuriata nera che così racconta: Chille ‘o fatte è nire nire, nire nire comm’a’ ‘cchè. ‘O cuntane ‘e cummare chist’affare, ‘sti casi nun so’ rare e se neverene ‘a migliare. Ca tu ‘o chiamme Ciccio o ‘Ntuonio, ca tu ‘o chiamme Peppe o Ciro chille ‘o fatte è nire nire, nire nire comm’a ‘cche’
Il cantante e bassista Mario Musella era figlio di una napoletana e di un soldato americano pellerossa, e Gaetano Senese (registrato James all’anagrafe in onore del genitore) figlio di un soldato afroamericanoEntrambi “figli della guerra”Mario e James da ragazzi dimostrarono un grande attaccamento alla musica e, a tal proposito, James racconta che la mamma un giorno portò a casa dei dischi di John Coltrane. Per Senese fu amore da subito. I due iniziarono a frequentarsi nei primi anni 60, entrambi appena quindicenni e, nel 1967, i tempi erano maturi. Nei locali americani della zona porto e di piazza Municipiopresero vita gli Showmen (la prima band, durata pochi anni), che reinterpretavano molti brani della musica leggera del periodo… come ad esempio la celeberrima Un’ora sola ti vorrei e Mi sei entrata nel cuore, con la voce blues di Musella in grande evidenza – a lui Pinuccioun decennio dopo, dedicherà l’album “Nero a Metà” (EMI 1980) – ma c’è da dire che il gruppo fu anche il primo ad eseguire brani con ritmi alla James Brown come Voglio restare solo e, addirittura, una Piece of my heart di reminiscenza Jopliniana, o una favolosa The introduction, dal primo album dei Chicago Transit Authority… pionieri, insomma, del beat napoletano.
Nel 1970 però le strade si divisero, o almeno una parte del gruppo lasciò, come ad esempio Elio d’Anna, che andò a fondare gli Osanna col mitico Lino Vairetti, mentre Musella fondò una sua band col giovanissimo Enzo Avitabile al posto di Senese ai Fiati (che intrecci, pensando in particolare alla carriera, pochi anni dopo, di Pino Daniele). Ma la cirrosi epatica, nel 1979, stroncherà la vita di Mario a soli 34 anni: per questo il progetto ebbe, purtroppo, vita breve. James e Franco del Prete  rimescolarono un po’ la band con una seconda formazione, ma non era la stessa cosa e, soprattutto, le nuove idee sonore incalzavano. Allora i due amici, inseparabili da anni, ripensarono ai vecchi amoridalla mente di James la musica di Coltrane non era mai uscita, e questo lo spinse a pensare ad una band che mettesse in luce il suo sassofono e quella voce nera e incazzataI compagni di viaggio di questa nuova avventura saranno, oltre a Del Prete, Mark Harris al pianoforte e Tony Walmsley al basso e chitarra (che subito dopo l’uscita del primo album si unirà al Rovescio della medaglia, uno dei tanti gruppi del prog italiano).
Sarà in quel periodo che
Pino Daniele chiederà a Senese di suonare con i Napoli Centrale e, come racconterà James, alla richiesta di Pinuccio risponderà: accattete ‘nu basso e viene a sunà”James aiutò anche economicamente il “giovanotto ambizioso” (tra i due c’erano dieci anni di differenza) a comprarsi lo strumento. Qualche tempo dopo, a  Roma, chi vi scrive ebbe l’occasione di rivederli, con Pino Daniele che prima del concerto si esibì in un paio di brani con la chitarra acustica che anticipavano il suo album d’esordio, “Terra mia” (EMI 1977). Tornando ai Napoli Centrale, trovo il loro primo album eponimo (Dischi Ricordi 1975) molto bello e ben suonato. Con questo Jazz-Rock che inevitabilmente si ispira al nuovo Miles Davis e ai Weather Report, ma che comunque rivendicava le forti radici partenopeela band riprende il cantato in dialetto anticipando di qualche anno Pino Daniele. Nel centro storico di Napoli la vita scorreva e pulsava in maniera sempre frenetica e i musicisti per le strade di Spaccanapoli si incontravano, si riunivano per registrare e sognare. Fu il giornalista e musicologo Raffaele Cascone a suggerire loro il nome della band e di cantare in dialetto; li aiutò anche nell’idea della copertina del loro album di debuttoCascone aveva già partecipato alle idee de I buoni e i cattivi” (Ricordi 1974) di Edoardo Bennato.
“Napoli Centrale” (Ricordi 1975) affronta in maniera
forte e radicale il problema dell’emigrazione legato soprattutto allo svuotamento delle campagne e di molti piccoli centri, alla ricerca di un futuro migliore e onorevole, che implicava inesorabilmente lo sfruttamento della forza lavoro, con il conseguente passaggio delle persone e della società da un mondo agricolo ad uno sempre più industriale e meccanizzato. La voglia di realizzazione personale ed economica molte volte si rivelava una pura illusione:“C’è sta’ gente la’ ‘o nord pruveniente ‘a Bucciano ca’ pe’ putè meglio campà mo’ va in fabbrica a faticà, jettanne o stesso sangue e salute e in cchiù se sente gente furnute”. Il brano in questione è ‘A gente ‘e Bucciano (un paese del Beneventanoche racconta di come il duro lavoro nei campi portava poca remunerazione economica per i giovani e non soddisfaceva le legittime ambizioni di questi. Anche in Vecchie, mugliere, muorte e criaturi si racconta dello spopolamento dei paesi che quasi sempre avveniva con i soli uomini, che si recavano al nord a lavorare, e nei piccoli centri del sud restava solo chi non poteva più dare continuità allo sviluppo. Il brano parla anche dei vecchi che vogliono morire lì, mentre chi è giovane parte e se ne va “in fabbrica a faticà”; si sottolinea anche che il fresco sposato (frische ‘nzurate) se ne va al Nord a lavorare e“‘a notte fore e porte ‘re vedove bianche se sente ‘nu suspire e se sente ‘nu chiante”. Questo è il brano che maggiormente armonizza strumenti e voce, con un’introduzione di sassofono cupa e molto profonda, un bel tappeto tastieristico e l’urlo di dolore di James che introduce il canto di disperazione di una condizione umana e socialeil brano dura oltre 10 minuti con nel mezzo un assolo di Senese veramente notevole: il jazz-rock portato a livelli popolari e tribali con il suono fortemente radicato  nel tessuto sociale.
Colpisce questo sound che si
internazionalizza ma che resta ancorato alle proprie radici, con il dialetto di Senese che gli dona quella timbrica nera, ad evocare quel vociare, quel brusio dei vicoli che accompagnano l’ascoltatore in un percorso mai ascoltato prima, con un drop-out sostenuto da musicisti straordinari e vitali. Il disco tutto merita attenzione e ascolto e già dal brano di apertura, Campagna, si viene catapultati in una fusion col canto di Senese che rivendica i diritti di chi non ha voce, di chi soffre e patisce il distacco dai figli e dai giovani e la perdita d’identità e di forza. James Senese e Franco del Prete di dividono i compiti nel progetto: con il primo a scrivere musica ed il secondo a curare i testi con 
risultati incredibili ed innovativi… il resto della magia è affidato alla Musica napoletana ed alla sua sconfinata tradizione. C’è nella scaletta un momento molto popolare, ‘O Lupo s’ha magnate ‘a pecurella, innestato con grande perizia ad un’atmosfera che ricorda Blackthorn Rosetratto da “Mysterious traveller” (CBS 1974dei Weather Report
Nel brano vengono mutuati per il testo detti napoletani, ed un passaggio che sa di ateismo e rabbia recita: Romme ‘nu Cristo ‘nchiuvate ‘a croce ricenne Jie ‘o facce pe’ ve’ra’ ‘a pace. Ojie Cristo sì muorte e a pace addò sta’, ojie Cristo sì muorte ma chi cazze te l’ha fatte fa’”La prima stampa del disco ha una bellissima copertina apribile con foto e testi. Oggi Napoli Centrale è ancora attiva, con tanti cambiamenti di formazione operati da James Senese, senza però snaturare le origini. Franco del Prete ci ha lasciati la notte del 13 febbraio scorso, i due amici di sempre hanno dovuto separarsi ma James troverà la forza nella musica, portando avanti quel cammino iniziato da ragazzi più di mezzo secolo fa. Franco già manca a tutti noi: la musica ha perso un grandissimo protagonista… ma il suo spirito aleggerà per sempre sulla musica e sul futuro di Napoli Centrale.

Lato A: 1. Campagna 8:00: 
a) Campagna (1:35) b), Campagna (6:25).
2. ‘A gente ‘e Bucciano 8:40:
 a) ‘A gente ‘e Bucciano (1:40), b) ‘A gente ‘e Bucciano (7:00).
3. Pensione Floridiana 3:30.

Lato B: 1. Viecchie, mugliere, muorte e criaturi 9:55: 
a) Viecchie, mugliere, muorte e criaturi (0:45), b) Viecchie, mugliere, muorte e criaturi (9:10).

2.Vico primo Parise n° 8 7:30.
3. ‘O lupo s’ha mangiato ‘a pecurella 6:55: 
a) ‘O lupo s’ha mangiato ‘a pecurella (1:55), b) ‘O lupo s’ha mangiato ‘a pecurella (2:50) 
c) ‘O lupo s’ha mangiato ‘a pecurella (2:10).
James Senese: sassofono tenore, voce. Mark Harris: pianoforte elettrico fender.

Tony Walmsley: basso elettrico. Franco Del Prete: batteria, percussioni, fischietto.

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