NAM: New Acoustic Music 2018 – di Pietro Previti

Vasto, 22 e 23 Agosto 2018. E’ un’avventura che conta pochi eguali in Italia, quella del NAM: acronimo del New Acoustic Music che, da ben ventisei edizioni, si svolge nella città abruzzese di Vasto, grazie all’attenta programmazione della locale Arci. Gli organizzatori in tutti questi anni sono rimasti fedeli ad una proposta di qualità incentrata essenzialmente nell’ambito delle musiche acustiche, soprattutto quelle provenienti dal Regno Unito o dagli USA, con una varietà di generi che spazia dal folk al rock, dal  jazz al blues fino alla  world music.  A questa bellezza sonora si aggiunge quella dei giardini di Palazzo D’Avalos per concerti all’aperto graziati, se la sera è quella giusta, dalla luna piena. L’edizione 2018 si è svolta in due sole serate, consecutive, che incuriosivano per l’inedito confronto a distanza tra due autentiche e leggendarie icone quali l’americana Lydia Lunch e la londinese Jacqui McShee. Un cartellone inaspettato ed ardito, per quanto limitato a due soli concerti, grazie alla presenza di due artiste distanti tra loro non solo anagraficamente di tre generazioni, ma specialmente per l’appartenenza a stili che più differenti non potrebbero essere. Tra le due, indubbiamente, l’intrusa è apparsa essere la cantante newyorchese, storica rappresentante di quella Blank Generation del 1977 che trovò uno sbocco nella famosa compilation “No New York” curata da Brian Eno. Dai tempi della no-wave e della sua primigenia band, Teenage Jesus & The Jerks, il percorso artistico di Lydia Lunch si è ulteriormente arricchito grazie ad una moltitudine di collaborazioni e ad una serie di attività collaterali, che l’hanno portata ad ottenere una credibilità anche come poetessa, scrittrice ed attrice. In tutte queste sue espressioni artistiche ritornano sempre le pulsioni di depravazione, ossessioni e nichilismo presenti nella sua produzione sin dagli inizi. Discorso del tutto differente per Jacqui McShee, già ospite a Vasto in una passata edizione del NAM. Lei è ancora una delle regine riconosciute del folk britannico, leggenda già negli anni Sessanta con i Pentangle dei chitarristi Bert Jansch e John Renbourn. Il set di Lydia si è presentato conciso e minimale, con poche o nessuna concessione al pubblico presente. Un’ora piena e via, nessun bis. Lydia, sessant’anni non ancora compiuti, è testimone credibile delle ansie di una generazione. Sopravvissuta a questa, ma specialmente a sé stessa, ha frequentazioni consolidate con il nostro Paese. Ad accompagnarla in questa occasione ci sono due Gallon Drunk per un progetto oramai storico denominato Big Sexy NoiseJames Johnston alla chitarra elettrica e Ian White alla batteria sono due musicisti di comprovate capacità tecniche e collaudate sinergie. James e Ian sono particolarmente abili a tessere trame sonore elettriche e rumoristiche su cui Lydia, quasi elevandosi a vestale di un rito di dissolutezza e perdizione, amministra una disperata cerimonia che raggiungerà il suo picco con la cover di Frankie Teardrop, omaggio ai Suicide di Alan Vega e Martin Rev. Jacqui McShee si è presentata al NAM con un progetto nuovo che la vede esibirsi in duo con il chitarrista Kevin Dempsey. Il nome di quest’ultimo non dirà molto ai più, ma il chitarrista di Coventry ha un percorso di lunghissima militanza nell’ambiente folk sin dai tempi dei Dando Shaft. A quanto pare, Jacqui e Kevin stanno lavorando ad un album originale su cui troveranno spazio diversi brani proposti dal vivo a Vasto. Sarebbe ingeneroso paragonare il manico di Kevin a quelli inarrivabili di John e Bert. L’impressione che si ricava dall’esibizione della coppia è che debba superare un certo calligrafismo di fondo, anche se è sempre un’emozione riascoltare dal vivo l’ancora cristallina voce di Jacqui su brani come Lord Franklin, Cruel Sister e l’americana Will the Circle Be Unbroken, tutti recuperati dal prezioso catalogo dei Pentangle.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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