Nada Surf: “Peaceful Ghosts” (2016) – di Nicola Chinellato

Quando nel 2002 esce “Let Go”, piccolo gioiello di alternative pop-rock, in molti sarebbero stati pronti a scommettere la camicia sul futuro dei Nada Surf. Non solo per il successo commerciale dell’album che, soprattutto in Europa, ebbe un lungo riverbero mediatico; quanto, semmai, per la capacità della Band newyorkese di ricamare melodie a presa immediata, senza rinnegare una scrittura di artigianato orgogliosamente indie. Le cose, poi, non andarono esattamente come molti si sarebbero aspettati e i Nada Surf, pur non cambiando molto della formula un tempo vincente, continuarono a rilasciare, a cadenza più o meno biennale, dischi così così. Niente di indegno, per carità; tuttavia, la bella ispirazione a cui si abbeveravano le canzoni di “Let Go” è apparsa, col tempo, sempre più sbiadita. Così, per una quindicina di anni (fino all’ultimo, discreto, “You Know Who You Are”) la Band capitanata da Matthew Caws (che oggi trasformata in quartetto) si è tenuta a galla, senza infamia e senza lode, riuscendo a non dilapidare completamente il credito accumulato a inizio decennio, ma senza nemmeno acquisirne di nuovo.
Per celebrare degnamente i primi vent’anni di carriera, i Nada Surf tornano nei negozi, a pochi mesi dall’ultimo full lenght in studio (il già citato “You Know Who You Are”) con un disco dal vivo. Non il solito live ma, come va di moda ultimamente, un concerto elettro-acustico, registrato con il contributo di un’orchestra classica, la Deutsches Filmorchester Babelsberg e contenente il meglio tratto dai sette album pubblicati fino a oggi. Una sorta di greatest hits, dunque, che rivisita alcuni dei brani più noti della Band, a partire da Proximity Effect del 1998 (da cui viene ripresa 80 Windows) fino alla citata prova del marzo scorso, in cui vengono reinterpretate Out Of The DarkAnimal e Rushing. Pur consapevoli di trovarci di fronte a un Gruppo che, come detto, a parte il sorprendente “Let Go” del 2002 (qui rappresentato da tre canzoni) non ha più regalato ai propri fans dischi meritevoli di essere ricordati, bisogna dire che “Peaceful Ghosts” è un’operazione davvero riuscita, un piccolo gioiello di classe che si attesta fra le migliori uscite del combo newyorkese. Alfieri di un pop rock chitarristico dignitosamente radio friendly, i Nada Surf si mettono alla prova, spogliando i brani in scaletta dagli arrangiamenti originari e misurandosi con il nocciolo melodico che anima le canzoni.
Scommessa decisamente vinta: pezzi all’apparenza innocui dimostrano, invece, di avere solide basi compositive grazie a queste nuove interpretazioni, che suonano più scarne ma decisamente più coinvolgenti. Spogliate dagli abiti sbarazzini e furbetti indossati per i passaggi in FM, le tredici canzoni in scaletta palesano un’anima matura e intimista, che mette in luce le belle melodie, in una forma più compita e attraversata da un lungo file rouge malinconico. Una Band che si ritrova con garbo a raccontare il proprio passato, con arrangiamenti orchestrali misurati e mai invadenti, e che ammanta di nuova bellezza canzoni che, mai come adesso, riescono a toccarci il cuore e non solo le orecchie. Inside Of LoveBlonde On BlondeRushing e Are You Lightning sono i vertici emotivi di un disco che mantiene alto il pathos per tutta la sua durata e che invita a ripetuti ascolti.

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